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Croazia, ondata di rincari con l'introduzione dell'euro

(afp)
Il premier ha convocato i ministri competenti, i vertici della dogana e della finanza. Plenkovic ha promesso di tutelare maggiormente i consumatori “da aumenti ingiustificati dei prezzi”
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BERLINO - Per molti italiani potrebbe essere un déjà vu. Dal primo gennaio, con l’introduzione dell’euro, la Croazia è stata travolta da un’ondata di rincari che ha costretto il premier Andrej Plenkovic a convocare una sorta di gabinetto di crisi con i ministri competenti, i vertici della dogana e della finanza già mercoledì scorso. “I prezzi schizzano ovunque”, ha strillato il sito web index.hr poco dopo l’introduzione della moneta unica. Un caffè, che a dicembre costava ancora 8 kuna, poco più di un euro, ora ne costa uno e venti o uno e mezzo. I cappuccini sono passati dai 12 kuna (l’equivalente di 1,60 euro) ai due euro, dopo il primo gennaio. E se per andare dal barbiere si spendevano otto euro, adesso bisogna sborsarne dieci. “La Croazia è indignata” ha riassunto 24sata.hr. E il governo è in allarme.

Come in Italia e Germania

Potrebbe trattar…

BERLINO - Per molti italiani potrebbe essere un déjà vu. Dal primo gennaio, con l’introduzione dell’euro, la Croazia è stata travolta da un’ondata di rincari che ha costretto il premier Andrej Plenkovic a convocare una sorta di gabinetto di crisi con i ministri competenti, i vertici della dogana e della finanza già mercoledì scorso. “I prezzi schizzano ovunque”, ha strillato il sito web index.hr poco dopo l’introduzione della moneta unica. Un caffè, che a dicembre costava ancora 8 kuna, poco più di un euro, ora ne costa uno e venti o uno e mezzo. I cappuccini sono passati dai 12 kuna (l’equivalente di 1,60 euro) ai due euro, dopo il primo gennaio. E se per andare dal barbiere si spendevano otto euro, adesso bisogna sborsarne dieci. “La Croazia è indignata” ha riassunto 24sata.hr. E il governo è in allarme.

Come in Italia e Germania

Potrebbe trattarsi di un fenomeno molto simile a quello registrato in Italia e in Germania ventitré anni fa, all’adozione dell’euro, quando miriadi di commercianti approfittarono della sparizione della lira e del marco per raddoppiare i cartellini dei beni di più ampio consumo. Nei due Paesi fu più facile che altrove perché il rapporto era quasi uno a due, in Italia un euro si scambiava con quasi duemila lire, in Germania con quasi due marchi. Gli studiosi parlarono successivamente di un’inflazione "percepita” più alta di quella registrata dagli indici generali degli istituti di statistica, proprio perché aveva riguardato prodotti e servizi più presenti nel quotidiano come il caffè al bar o il barbiere, appunto, e non le lavatrici o i computer. Ma quei raddoppi innegabili non aiutarono certo a rendere l’euro più popolare, agli inizi. Tanto più che in Italia il governo Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti si rifiutarono di introdurre il doppio cartellino dei prezzi per non alienarsi il loro elettorato d’elezione: i commercianti. 

Certo, in Croazia l’inflazione generale è già molto alta, al 13%. Ma il passaggio dal kuna all’euro, come ha tuonato il premier, Andrej Plenkovic, “non dovrebbe essere un motivo per aumentare i prezzi e i servizi”. Nei giorni scorsi il capo del governo è stato costretto a riunire il suo gabinetto con la dogana e gli ispettori fiscali per una vera e propria seduta di crisi. Plenkovic ha promesso di tutelare maggiormente i consumatori “da aumenti ingiustificati dei prezzi”. A Natale il premier aveva ancora rassicurato i croati che l’adozione della moneta unica non avrebbe provocato alcun rincaro, che non c’era motivo di preoccuparsi. E invece.

Una "lista della vergogna" per i commercianti

Correre ai ripari adesso sembra complicato. Il ministro dell’Economia, Davor Filipovic, ha rivelato che il governo sta discutendo “intensamente” l’ipotesi di denunciare pubblicamente gli esercizi commerciali che speculano sui prezzi. “Stiamo sicuramente considerando l’opzione di una ‘lista della vergogna’ e di rendere pubblici i nomi di coloro che lavorano per danneggiare i nostri cittadini e aumentare l’inflazione”, ha minacciato.

Ma i commercianti hanno fatto sapere di essere “sgradevolmente sorpresi e scioccati” dalle dichiarazioni del ministro. E il presidente dell’Associazione dei negozianti, Martin Evacic, smentisce categoricamente che ci siano stati “arrotondamenti” generali. “È deplorevole che ci siano stati singoli abusi. Non dimentichiamoci però che l’inflazione viaggia già al ritmo del 13% e che nel caso dei beni alimentari tocca picchi del 19%”. 

I media croati parlano di quasi duemila violazioni registrate nei giorni scorsi dall’ispettorato generale croato. Ana Kneževic, esponente dell’associazione dei consumatori riporta “rabbia e delusione” dei cittadini, che avevano già subito forti rincari nell’ultimo anno. Il prezzo del pane era già aumentato del 30% nel corso del 2022, e la corsa dell’inflazione si era già fatta sentire sulle bollette e alle pompe di benzina o nei reparti dei beni alimentari. 

Tanto che Dunja Maletic, un’avvocatessa dell’associazione dei consumatori, pur ricordando che l’articolo 8 della legge che regolamenta l’introduzione dell’euro “dispone che i prezzi non debbano essere aumentati con l’introduzione della moneta unica”, è difficile distinguere al momento gli effetti di un’inflazione generalizzata a due cifre dagli arrotondamenti di qualche commerciante in mala fede.