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Brasile, chi è Alexandre De Moraes: il magistrato incubo dei ribelli

Dal pugno di ferro contro le fake news ai 1.500 arresti per l’assalto di Brasilia
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Sposato, padre di tre figli, già esponente del Partito Socialdemocratico Brasiliano (Psdb), Alexandre de Moraes si è visto assegnare dai social il titolo di giudice dell’anno 2022. È stato questo professore associato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di San Paolo, dal 2017 eletto ministro del Tribunale Superiore Federale dall’allora presidente Michel Temer, dopo essere stato il suo ministro della Giustizia, a reggere il durissimo scontro tra giustizia e politica durante la battaglia elettorale per l’elezione del nuovo presidente. Nell’agosto scorso ha assunto la carica di presidente del Tribunale Superiore Elettorale e si è impegnato a gestire correttamente la campagna delle presidenziali inquinata da una vera valanga di fake news. 

Sposato, padre di tre figli, già esponente del Partito Socialdemocratico Brasiliano (Psdb), Alexandre de Moraes si è visto assegnare dai social il titolo di giudice dell’anno 2022. È stato questo professore associato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di San Paolo, dal 2017 eletto ministro del Tribunale Superiore Federale dall’allora presidente Michel Temer, dopo essere stato il suo ministro della Giustizia, a reggere il durissimo scontro tra giustizia e politica durante la battaglia elettorale per l’elezione del nuovo presidente. Nell’agosto scorso ha assunto la carica di presidente del Tribunale Superiore Elettorale e si è impegnato a gestire correttamente la campagna delle presidenziali inquinata da una vera valanga di fake news. 

Così, a 54 anni, è diventato celebre per aver osteggiato una serie di operazioni politiche suggerite da Jair Bolsonaro e portate a termine dalla sua potente macchina di propaganda digitale. Ha imposto la rimozione di almeno 500 video e testi postati sui social e messaggerie, che avevano finito per condizionare l’orientamento degli elettori grazie a delle bufale che apparivano assurde ma molto convincenti per milioni di brasiliani. Ha agito su entrambi i fronti. Non ha fatto sconti neanche alla coalizione di Lula. 

La sua figura era diventata ingombrante nel perimetro fino a quel momento inviolabile della politica. Ha subito attacchi velenosi, pesanti minacce. È diventato il simbolo dell’intero Supremo che a sua volta è stato bersagliato di critiche. Non è un caso che proprio il Palazzo del Tribunale Superiore Federale a Brasilia sia stato devastato e saccheggiato con particolare accanimento. 

Ad Alexandre de Moraes, la destra estrema dell’ex capitano ha rimproverato la vittoria del leader della sinistra. E questo appare come un paradosso perché il presidente del Tribunale Superiore è considerato un noto conservatore, contrario all’aborto e all’eutanasia, fustigatore dei movimenti di sinistra, favorevole agli interventi violenti della polizia. Non certo un fan di Lula. L’accusa dei bolsonaristi si riferisce al controllo dei voti elettronici. Sostenevano che la maggior parte dei macchinari usati per il voto era affetta da un bug che rendeva invalidi i voti espressi attraverso il 60 per cento dei terminali. 

Il bug in effetti esisteva. Ma le prove portate dai ricorrenti risultarono nulle. Esperti indipendenti dissero che era influente perché c’erano diversi strumenti per identificare le macchine per il voto. Il bug, spiegò De Moraes, avrebbe dovuto agire anche al primo turno ma quel risultato non era stato contestato. Con il giusto equilibrio ma deciso, il giudice dell’anno ha retto la barra della Costituzione fino all’ultimo. Ha preso le prime misure interdittive subito dopo l’assalto ai Poteri di Brasilia. Ha disposto l’arresto di 1.500 persone che avevano partecipato all’invasione. È rimasto al centro dello scontro. Non ha ceduto alle pressioni. Ha difeso il Brasile e la sua democrazia sotto attacco.