Regno Unito, sondaggio sulla Brexit: ormai persino per i conservatori è stato un flop
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Per la prima volta dal referendum del 2016, persino i conservatori britannici - storicamente il gruppo di elettori più euroscettico negli ultimi tre decenni - pensano che la Brexit abbia portato più danni che benefici, almeno secondo un sondaggio.
Cosa dice il sondaggio
La rilevazione l’ha effettuata l’istituto Opinium per il think tank “Best for Britain” e i risultati sono piuttosto eloquenti. Su 2mila persone intervistate, il 33% di coloro che pensano di votare per i tory alle prossime elezioni sostiene che la Brexit abbia creato più problemi invece di risolverli. Il 22% invece crede che l’uscita dall’Ue sia stata benefica, mentre il 32% degli elettori conservatori pensa che l’addio a Bruxelles non abbia generato tutte queste differenze. Infine, un 13% non sa. Complessivamente, comprendendo anche gli elettori laburisti e quelli di altri partiti, il 57% crede che la Brex…
LONDRA - Per la prima volta dal referendum del 2016, persino i conservatori britannici - storicamente il gruppo di elettori più euroscettico negli ultimi tre decenni - pensano che la Brexit abbia portato più danni che benefici, almeno secondo un sondaggio.
Cosa dice il sondaggio
La rilevazione l’ha effettuata l’istituto Opinium per il think tank “Best for Britain” e i risultati sono piuttosto eloquenti. Su 2mila persone intervistate, il 33% di coloro che pensano di votare per i tory alle prossime elezioni sostiene che la Brexit abbia creato più problemi invece di risolverli. Il 22% invece crede che l’uscita dall’Ue sia stata benefica, mentre il 32% degli elettori conservatori pensa che l’addio a Bruxelles non abbia generato tutte queste differenze. Infine, un 13% non sa. Complessivamente, comprendendo anche gli elettori laburisti e quelli di altri partiti, il 57% crede che la Brexit sia stata venefica fino a questo momento.
È un altro segnale di allarme e di imbarazzo per il primo ministro Rishi Sunak, il cui governo sta cercando una sintesi per affrontare un difficile 2023 e regolare in qualche modo i rapporti con l’Europa. Un argomento che infiamma la destra euroscettica del partito conservatore, che da anni chiede la Brexit più pura (e dura) possibile, è contraria a ogni compromesso con l’Ue e per questo è stata decisiva per l'infausto destino di Theresa May e altri leader.
La Brexit è irreversibile?
Il momento è così delicato che secondo Sir John Curtice, il guru britannico dei sondaggi, si sta sopravvalutando la nozione per cui la Brexit sia irreversibile. “I brexiter su questo stanno commettendo un errore, ossia considerare l’uscita dall’Ue inscalfibile. Il dibattito è ancora molto aperto, soprattutto a causa di un’economia britannica zoppicante rispetto al resto dei Paesi occidentali. In questi mesi, anche dopo la crisi finanziaria (con Liz Truss al timone, ndr), i livelli di sostegno della Brexit sono scesi ai minimi dal referendum del 2016. Solo nell’ultimo anno coloro che rivoterebbero per l’uscita dall’Ue sono calati dell’11%”. E secondo un sondaggio di Savanta, continua Curtice, “oltre il 40% dei britannici crede che l’economia sia peggiorata con la Brexit, mentre il 20% crede sia migliorata”.
La Brexit, ovvero per diversi commentatori la vera causa dell’anemica economia britannica. Gli effetti negativi molto probabilmente continueranno anche nel 2023. Gli investimenti tra Uk e Ue sono calati dell’8% nonostante il “fantastico” (Boris Johnson dixit) accordo di libero scambio tra i due blocchi: l’export verso l’Europa è crollato (fino al 30%, dice la London School of Economics) a causa di burocrazia e lungaggini alla frontiera dopo l’uscita dall’insostituibile mercato unico europeo. Ciò nonostante una sterlina debole (-19% rispetto al dollaro dal referendum Brexit 2016), che allo stesso tempo ha complicato l’import. In tutto, l’intensità commerciale del Regno ha perso il 12% dal 2019, secondo l’agenzia semigovernativa “Obr”, ossia due volte e mezzo rispetto ogni altro Paese G7. E per il think tank Centre for European Reform, a causa della Brexit il Regno Unito ha già bruciato il 5,5% di Pil, per un totale di 40 miliardi di sterline.
Un accordo come con la Svizzera
Riavvicinarsi al mercato unico Ue e riaprire agli immigrati non qualificati sarebbe ossigeno per l’economia britannica. Di qui, a Londra, la tentazione di un accordo Uk-Ue stile Svizzera. Ma il primo ministro Sunak, che intanto ha calmato i mercati, ancora non può permettersi di mettersi contro la destra del suo partito. Mentre il leader del Labour e molto probabile futuro primo ministro (dal 2024) Sir Keir Starmer persegue praticamente la stessa linea del governo sulla Brexit: un “don’t ask, don’t tell” per riguadagnare gli elettori brexiter operai ed ex laburisti del nord inglese. Insomma, oltremanica ci attendono caos calmo e conservatorismo nel 2023. Ma chissà se Starmer e Sunak usciranno presto allo scoperto su Brexit. L’ultimo sondaggio YouGov dà i contrari e pentiti dell’uscita dall’Ue in vertiginosa crescita: oramai quasi al 60%, dopo il 48% con il quale gli europeisti sono usciti sconfitti dal referendum di ormai quasi 7 anni fa. Ma sembra ieri.