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Ue e Nato: “Diamo più tank a Kiev anche a costo di indebolire le scorte”

(reuters)

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La priorità sono i mezzi corazzati, necessari per rimpiazzare le perdite subite in dieci mesi di battaglie e fronteggiare le temute offensive russe. Roma ne discuterà a febbraio 
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Le notizie che arrivano dal fronte intensificano i colloqui tra le cancellerie occidentali per definire la nuova trance di aiuti bellici a Kiev. La priorità questa volta sono i mezzi corazzati, necessari per rimpiazzare le perdite subite in dieci mesi di battaglie e fronteggiare le temute offensive russe. Ormai si fatica a reperire tank di progettazione sovietica, come i T-72 già in servizio in Ucraina: dopo averli rastrellati nell'Europa orientale, gli emissari americani li stanno chiedendo persino al Marocco.

E allora Stati Uniti ed Europa si preparano a concedere i mezzi in servizio con i loro eserciti, in modo da adeguare i reparti di Kiev agli standard della Nato. Tutti però hanno lo stesso problema: le ris…

Le notizie che arrivano dal fronte intensificano i colloqui tra le cancellerie occidentali per definire la nuova trance di aiuti bellici a Kiev. La priorità questa volta sono i mezzi corazzati, necessari per rimpiazzare le perdite subite in dieci mesi di battaglie e fronteggiare le temute offensive russe. Ormai si fatica a reperire tank di progettazione sovietica, come i T-72 già in servizio in Ucraina: dopo averli rastrellati nell'Europa orientale, gli emissari americani li stanno chiedendo persino al Marocco.

E allora Stati Uniti ed Europa si preparano a concedere i mezzi in servizio con i loro eserciti, in modo da adeguare i reparti di Kiev agli standard della Nato. Tutti però hanno lo stesso problema: le riserve di armamenti hi-tech sono limitate e sono state intaccate dalle precedenti forniture all'Ucraina. Un tema discusso ieri nell'incontro tra il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, e dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: "I membri della Nato stanno diminuendo le proprie scorte per fornire aiuti militari all'Ucraina, e questa è la cosa giusta da fare perché è in gioco la nostra sicurezza", ha dichiarato Stoltenberg.

 

La decisione al vertice di Ramstein

Diversi piani vengono discussi in vista del vertice di Ramstein che definirà la lista degli aiuti. La Polonia ha chiesto alla Germania di autorizzare la cessione dei carri armati Leopard 2, i più moderni esistenti, ma Berlino frena. Soltanto Londra pare intenzionata a trasferire i Challenger 2 di ultima generazione. L'orientamento condiviso con Washington sembra quello di concedere veicoli corazzati più vecchi e meno pesanti ma ancora validi: i Bradley statunitensi, gli Amx-10 francesi, i Marder tedeschi.

Tutti avranno cannoni o missili in grado di distruggere i tank russi. Saranno probabilmente accompagnati da altra artiglieria pesante, semoventi contraerei e stock di munizioni. L'obiettivo è fornire equipaggiamenti sufficienti per formare tre nuove brigate meccanizzate entro maggio, il cui personale verrà addestrato nella basi europee: una prospettiva che permetterebbe ai generali di Kiev di pianificare già da febbraio la reazione agli attacchi russi senza preoccuparsi di conservare riserve, perché avranno la certezza dei rimpiazzi. Saranno così in grado di muovere tutte le forze meccanizzate ancora disponibili, nell'eventualità che l'offensiva di Mosca venga scatenata lungo più direttrici per logorare le difese: in queste settimane i russi stanno accumulando numerosi tank in prossimità dei confini e in Bielorussia.

Il negoziato tra Macron e Scholz

Le discussioni in corso non solo militari ma soprattutto politiche, perché stabiliscono le intese tra governi - come quella che sta venendo negoziata tra Macron e Scholtz - e testimoniano concretamente la solidità dell'alleanza occidentale di fronte alla Russia. Ieri è stato annunciato anche il potenziamento del partenariato tra Nato e Ue. "Putin voleva dividerci ma ha fallito - ha sottolineato ieri Stoltenberg - . Il regime di Mosca voleva un'Europa differente e ciò avrebbe avuto conseguenze sulla nostra sicurezza. Dobbiamo continuare nella nostra alleanza transatlantica, nella cooperazione Ue-Nato e rendere più forte il nostro supporto all'Ucraina".

Finora non è emersa la posizione dell'Italia, che però ha sempre mantenuto riservate le decisioni sul sostegno bellico a Kiev. Non ci sono indicazioni sull'eventualità di un contributo in termini di mezzi corazzati, anche se in passato sono stati messi a disposizione cingolati leggeri M-113. Il governo Meloni sta valutando se fornire lo "scudo" dei missili hi-tech Samp-T e dei più anziani Aspide, ritirati dal servizio. Si tratta dei sistemi anti-aerei chiesti dal presidente Zelensky nel vertice di Ramstein dello scorso settembre: Germania, Spagna, Francia e Stati Uniti li hanno già schierati in Ucraina e si preparano a consegnarne una seconda trance. Il via libero di Roma ai missili terra-aria per proteggere le città ucraine verrà discusso a febbraio.

 

 

 

 

"Putin voleva dividerci ma ha fallito. Il regime a Mosca voleva un'Europa differente, e ciò avrebbe conseguenze sulla nostra sicurezza: dobbiamo continuare sulla nostra alleanza transatlantica, sulla cooperazione Ue-Nato e rendere più forte il nostro supporto all'Ucraina".