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Ucraina: l’avanzata su Soledar dei “mobik” russi, le reclute di Mosca sottovalutate da Kiev

Se cade, anche Bakhmut poco più a sud rischia di cedere. Le reclute finite nella rete della grande mobilitazione ordinata da Putin a settembre ora hanno imparato a tenere le loro posizioni
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KRAMATORSK-  Il missile russo arriva su Kramatorsk presto di sera, apre un cratere di cinque metri nella strada principale della città, distrugge una macchina che passava nel momento sbagliato con i due militari che la occupavano, la macchina s'incendia, sbanda, finisce di bruciare fuoristrada. Pragmatismo di guerra: il giorno dopo una squadra di operai ucraini ha già riempito il cratere e sta passando uno strato nuovo di asfalto, la carcassa della macchina è ancora dov'era.

I pompieri hanno tagliato il tetto per portare via i due corpi, ma le gambe sono rimaste incastrate al loro posto, da sotto il ginocchio in giù, appena riconoscibili dentro il magma annerito che qualche ora prima era l'interno di un veicolo. I missili russi arrivano su Kramatorsk per tentare di colpire le caserme nascoste degli ucraini (nel senso che non sono ufficiali, sono edifici riadattati a basi militari - almeno secondo i russi) e sono ancora una questione aperta…

KRAMATORSK-  Il missile russo arriva su Kramatorsk presto di sera, apre un cratere di cinque metri nella strada principale della città, distrugge una macchina che passava nel momento sbagliato con i due militari che la occupavano, la macchina s'incendia, sbanda, finisce di bruciare fuoristrada. Pragmatismo di guerra: il giorno dopo una squadra di operai ucraini ha già riempito il cratere e sta passando uno strato nuovo di asfalto, la carcassa della macchina è ancora dov'era.

I pompieri hanno tagliato il tetto per portare via i due corpi, ma le gambe sono rimaste incastrate al loro posto, da sotto il ginocchio in giù, appena riconoscibili dentro il magma annerito che qualche ora prima era l'interno di un veicolo. I missili russi arrivano su Kramatorsk per tentare di colpire le caserme nascoste degli ucraini (nel senso che non sono ufficiali, sono edifici riadattati a basi militari - almeno secondo i russi) e sono ancora una questione aperta.

La realtà faticosa del Donbass

Sette missili russi la sera di sabato, uno la sera di lunedì (quello che ha distrutto la macchina sfortunata), due ieri dopo mezzogiorno - che però sono stati intercettati, quando succede la loro scia in cielo finisce con uno sbuffo bianco dove hanno cessato di esistere. Si sa che la scorta di missili della Russia è sul punto di finire perché ne lanciano più di quelli che sono in grado di produrre, ma dieci missili in tre giorni (forse di più) su una città piccola come Kramatorsk fanno riflettere. In questa guerra ci sono aspettative un po' troppo rosee, tra gli alleati di Kiev. Ci sono errori di percezione sui missili, come anche sui coscritti della mobilitazione ordinata a settembre da Putin e sulle capacità dell'artiglieria russa. In molti liquidano l'esercito di Mosca come una massa di perdenti e invece la realtà nel Donbass è più faticosa.

L'evoluzione dei mobik

Si va verso Soledar, la città che da mesi resiste ai russi del generale Surovikin - ma ieri al tramonto soltanto una piccola frazioncina a ovest era ancora in mano agli ucraini. Il fuoco incrociato dell'artiglieria russa e di quella ucraina è intenso, senza pause, i colpi sono così vicini gli uni agli altri da diventare un frastuono continuo. Anche questo racconta dell'evoluzione delle truppe russe. A giugno i razzi ucraini Himars distruggevano uno dopo l'altro i depositi di munizioni russi e interrompevano la catena della logistica, i proiettili non arrivavano più dove servivano, alle batterie vicino al fronte.

Adesso i militari di Mosca si sono fatti furbi, hanno spostato i depositi di munizioni cento chilometri indietro, fuori dalla portata degli Himars, e portano i colpi pochi per volta verso il fronte. È vero che il loro volume di fuoco totale è diminuito, ma quando lo concentrano in un settore nessuno può resistere. Ai lati della strada ci sono soldati ucraini con le facce tese, rispondono a monosillabi, consigliano di levarsi di torno. Anche le fonti ufficiali parlano di situazione difficile, quelle non ufficiali parlano di "inferno sulla terra".

I piani di Cremlino

Passano i grandi blindati Wolfhound donati dal Regno Unito e quelli Renault della Francia, stanno arretrando perché i militari non riescono a tenere Soledar. C'è persino un camion speciale americano con la cabina corazzata e una gru sul pianale che serve per caricare i lanciarazzi Himars, è bruciacchiato, non ha più le ruote e un altro camion lo sta trascinando via. Se Soledar cade, anche Bakhmut poco più a sud rischia di cadere assieme. È come se il Cremlino avesse lasciato perdere i piani ambiziosi del 2022 - l'invasione totale, "la guerra dei tre giorni" - e fosse ripartito da qui, dalle basi, dal Donbass dove tutto è cominciato, e cercasse di riprendere la sua marcia.

Quando chiediamo ai soldati ucraini chi sono i nemici che hanno davanti spesso è la risposta è "mobik", le reclute finite nella rete della grande mobilitazione ordinata da Putin a settembre (non sempre: ci sono anche i parà e i mercenari bene addestrati della vecchia guardia della Wagner). Ora hanno imparato a tenere le loro posizioni. Cento racconti dell'orrore su quanto sono disgraziati i mobilitati russi, spediti al fronte senza addestramento e senza equipaggiamento, hanno fatto dimenticare che in questo conflitto la quantità è qualità: trecentomila uomini non possono essere tutti inadatti a fare i soldati. In tre mesi di Donbass molte reclute hanno cominciato ad adeguarsi e a combattere, con la tigna russa per le guerre d'inverno. Dove le metti, stanno e combattono senza porsi troppe domande. Fossero anche una su cinque - ed è una stima per difetto - vorrebbe dire che sono altri sessantamila uomini armati in campo e fra poco Mosca potrebbe ordinare un'altra mobilitazione da mezzo milione di arruolati.