Documenti classificati ritrovati nell'ex ufficio di Biden: rischia le stesse accuse di Trump ma il caso è decisamente diverso
di Anna Lombardi , di Anna Lombardi"Sono rimasto molto sorpreso": il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha risposto proprio così ai giornalisti che durante la sua visita in Messico ieri, gli chiedevano conto del ritrovamento, da parte dei suoi stessi avvocati, di carte riservate risalenti ai tempi dell’amministrazione Obama e conservate nel suo ex ufficio al Penn Biden Center di Washington, da lui usato fra 2017 e 2019. Materiali “sensibili” dove - secondo indiscrezioni - si farebbe riferimento a Ucraina, Iran, Gran Bretagna. La scoperta, risalente allo scorso 2 novembre, è trapelata solo ora: e sta già eccitando la maggioranza repubblicana alla Camera, tanto da aver spinto il deputato Mike Turner a chiedere alla direttrice dell’intelligence Avril Haines di condurre al più presto una “valutazione del danno”. L’inquilino della Casa Bianca, conferma che il Dipartimento di Giustizia sta esaminando “un piccolo numero di documenti con …
"Sono rimasto molto sorpreso": il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha risposto proprio così ai giornalisti che durante la sua visita in Messico ieri, gli chiedevano conto del ritrovamento, da parte dei suoi stessi avvocati, di carte riservate risalenti ai tempi dell’amministrazione Obama e conservate nel suo ex ufficio al Penn Biden Center di Washington, da lui usato fra 2017 e 2019. Materiali “sensibili” dove - secondo indiscrezioni - si farebbe riferimento a Ucraina, Iran, Gran Bretagna. La scoperta, risalente allo scorso 2 novembre, è trapelata solo ora: e sta già eccitando la maggioranza repubblicana alla Camera, tanto da aver spinto il deputato Mike Turner a chiedere alla direttrice dell’intelligence Avril Haines di condurre al più presto una “valutazione del danno”. L’inquilino della Casa Bianca, conferma che il Dipartimento di Giustizia sta esaminando “un piccolo numero di documenti con contrassegni classificati” (meno di una decina, secondo fonti certe): "Non so cosa ci sia dentro e i miei avvocati - che hanno subito fatto quel che andava fatto - mi hanno suggerito di non chiederlo nemmeno" ha tirato corto.
“La Casa Bianca sta collaborando con gli Archivi Nazionali e il Dipartimento di giustizia” conferma pure il consigliere speciale Richard Sauber, spiegando che "il ritrovamento è stato subito notificato e il materiale consegnato la mattina seguente agli archivi nazionali". Affermando pure che “I documenti non erano stati oggetto di alcuna precedente richiesta o indagine". Un modo per sottolineare, insomma, che questa vicenda non ha nulla a che fare col ritrovamento, lo scorso agosto, di circa 300 documenti classificati come “top secret” nei magazzini di Mar-a-Lago, la residenza ufficiale dell’ex presidente Donald Trump. Dossier "ricercati" dagli Archivi, e richiesti varie volte: cui si è arrivati solo grazie a un mandato di perquisizione quasi certamente emanato in seguito a una "soffiata". Altri documenti portati via da Trump sono stati d'altronde ritrovati in un altro magazzino lo scorso dicembre, nonostante Trump avesse sostenuto di aver consegnato tutto: "fino all’ultimo file".
Per i repubblicani ora sulla testa di Biden deve dunque pendere la stessa accusa che i dem hanno rivolto a Trump (e su cui ancora si aspetta una decisione del Dipartimento di Giustizia): aver violato il Presidential Records Act, la legge che in nome della sicurezza nazionale impone ai presidenti (e dunque anche ai loro vice) la consegna agli archivi di tutto ciò che hanno maneggiato durante il loro mandato. Un bel grattacapo per il presidente in carica, che questa estate aveva definito “irresponsabile” la decisione del predecessore di conservare centinaia di documenti – comprese certe lettere del leader corano Kim Jong-un, un dossier sul presidente francese Emmanuel Macron, forse l'identità di alcune spie - nel suo club privato in Florida.
Sulla faccenda delle carte "sottratte" da Trump, già da settembre l’intelligence sta conducendo una “valutazione del rischio” (e non del danno) che non si è ancora conclusa. Quasi certamente farà la stessa cosa anche con i documenti "trattenuti" da Biden. Anche se per gli osservatori, le situazioni sono completamente differenti. Ai documenti di Mar-a-Lago si era arrivati nel corso di un’indagine e con tanto di mandato di perquisizione. Si tratta di tantissimo materiale, molto delicato. Nell’ufficio dell’altro sono stati ritrovati pochi fogli, per caso (a quanto pare dimenticati all’interno di dossier) e sono stati subito denunciati e consegnati.
Ma a Donald Trump non basta: lunedì sul suo social Truth, lo ha detto chiaro: “Quando vedremo l’FBI fare irruzione nelle numerose case di Joe Biden, e perché no, anche alla Casa Bianca?” e i repubblicani, che da pochi giorni controllano la Camera, sembrano intenzionati quanto meno a chiederlo (se poi riusciranno effettivamente a farlo, è un'altra cosa). Della spinosa faccenda, per ora, si occupa il dipartimento di Giustizia. Il procuratore generale Merrick Garland ha chiesto al procuratore degli Stati Uniti per il distretto settentrionale dell'Illinois John Lausch di esaminare la questione. Il timore generale è che la scoperta dei documenti nell'ex ufficio di Biden complicherà la decisione del Dipartimento di Giustizia sull'opportunità o meno di denunciare Trump – tanto più che questi ha già annunciato la sua candidatura per la Casa Bianca nel 2024.
I repubblicani si stanno in tal senso già portando avanti: il deputato James Comer ha inviato una lettera agli archivi chiedendo tutta la documentazione relativa al ritrovamento, affermando che "il trattamento incoerente del recupero di documenti riservati detenuti dall'ex presidente Trump e dall’attuale presidente Biden solleva interrogativi sui pregiudizi politici dell'agenzia". Lettera cui ha subito risposto il deputato democratico Jamie Raskin: "gli avvocati di Biden hanno intrapreso un'azione immediata e corretta". A innervosire molto i repubblicani è la tempistica con cui è stata divulgata la notizia: il deputato Jim Jordan, presidente del potente Comitato giudiziario della Camera, ha appena detto che "gli elettori americani meritavano di conoscere prima i documenti riservati. La scoperta risale a una settimana prima delle elezioni, e tutti avremmo dovuto saperlo". Come a dire: una scoperta del genere avrebbe potuto pesare sul risultato di MidTerm.