✕

Mosca pensa alla revoca della cittadinanza per "i traditori" che hanno lasciato il Paese dall'inizio dell'"operazione militare"

(ansa)
La Costituzione russa vieta espressamente di privare del passaporto chi è russo di nascita ma ora c'è chi chiede di cambiarla. Il 17 gennaio si terrà la prima plenaria della Duma con un'agenda molto fitta
2 minuti di lettura

In un Paese che ha diviso il popolo in "patrioti" e "traditori", tra quanti sostengono la cosiddetta "operazione militare speciale" contro l'Ucraina e quanti la contestano, persino la Costituzione non è più un tabù. In Russia c'è chi vorrebbe vedere revocata la cittadinanza a tutti i compatrioti che dal 24 febbraio scorso sono fuggiti all'estero e ora denunciano l'offensiva contro Kiev: i "traditori", appunto. Poco importa Costituzione che la russa vieti espressamente di privare del passaporto chi è russo di nascita. Guai anche a ricordare i diritti fondamentali. Si potrebbe finire a propria volta sulla graticola.

In un Paese che ha diviso il popolo in "patrioti" e "traditori", tra quanti sostengono la cosiddetta "operazione militare speciale" contro l'Ucraina e quanti la contestano, persino la Costituzione non è più un tabù. In Russia c'è chi vorrebbe vedere revocata la cittadinanza a tutti i compatrioti che dal 24 febbraio scorso sono fuggiti all'estero e ora denunciano l'offensiva contro Kiev: i "traditori", appunto. Poco importa Costituzione che la russa vieti espressamente di privare del passaporto chi è russo di nascita. Guai anche a ricordare i diritti fondamentali. Si potrebbe finire a propria volta sulla graticola.

Sul tema è iniziato un acceso dibattito all'interno del partito al potere dopo che l'attore 39enne Artur Smoljaninov, esiliato in Lituania, ha detto a Novaja Gazeta Europa, testata peraltro bloccata in Russia, che, se fosse costretto ad andare al fronte, combatterebbe per l'Ucraina. Il deputato Sultan Khamzaev ne ha chiesto l'incriminazione ed è stato subito accontentato dal Comitato investigativo. Ma a molti non basta. Contro i "traditori", dicono, ci vorrebbero sanzioni più severe, anche a dispetto della Costituzione: il divieto di rimpatriare "per vent'anni" e la contestuale revoca di tutti i diritti, come  proposto dal deputato Oleg Morozov, già vicepresidente della Duma.

 

Morozov se l'è presa anche con "gli avvocati amanti della verità" che ricordano i paletti fissati dalla Costituzione. "Lasciate che il nostro Stato abbia il diritto di colpire chi parteggia per l'Ucraina. Perché questa è feccia, che di certo non ha posto in Russia!". Commenti che hanno destato l'ira del senatore Andrej Klishas, a capo della Commissione della Camera alta per le leggi costituzionali nonché coautore degli emendamenti che permetteranno a Vladimir Putin di ricandidarsi, se volesse, come presidente il prossimo anno. Klishas ha replicato che i politici che, come Morozov, propongono di "smettere di giocare secondo le regole" dovrebbero rinunciare alle loro cariche. Nel botta e risposta tra i due litiganti, si è infine inserito anche il leader di partito Dmitrij Medvedev: visto che "la legge non funziona o non raggiunge l'obiettivo", ha proposto di agire  secondo "le regole dei tempi di guerra".  Klishas ha subito bacchettato l'ex presidente e premier, oggi numero due del Consiglio di sicurezza, ricordando che, fino a prova contraria, quella in Ucraina è soltanto "un'operazione militare".

La disputa non è peregrina. Il 17 gennaio si terrà la prima plenaria della Duma dopo le vacanze di Capodanno e, dopo che l'anno 2022 ha visto il record di 653 leggi approvate, in agenda ci sono già decine di nuovi provvedimenti da discutere e adottare come quello che allarga i motivi per revocare la cittadinanza russa, ma soltanto a chi l'ha acquisita. Inoltre, stando al quotidiano Vedomosti, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali,  Russia Unita ha rimosso i "traditori" dal proprio "database di sostenitori" grazie a "intelligenza artificiale e speciali algoritmi". Di 25 milioni di nomi ne sarebbero rimasti 13. Una vera e propria purga.