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Russia, Gerasimov assume il comando in Ucraina: declassato Surovikin

(afp)

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Il capo dello stato maggiore nominato a capo della cosiddetta operazione militare speciale. Prende il posto del "generale Armageddon" diventato capro espiatorio del ritiro di Kherson. Scacco al capo di Wagner Prigozhin e ultimo colpo di coda del Cremlino in vista della nuova offensiva di primavera
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Mentre infuria la battaglia a Soledar e Bakhmut per quella che potrebbe essere la prima avanzata tattica russa in Ucraina dopo mesi di battute d'arresto, Mosca rivoluziona la sua catena di comando militare. Il ministro della Difesa Serghej Shojgu ha messo alla guida dell'offensiva niente di meno che il capo di Stato maggiore generale delle forze armate, nonché suo vice, Valerij Gerasimov. Che sostituisce così Serghej Surovikin, il "generale Armageddon" che aveva assunto l'incarico appena tre mesi fa e ora è stato retrocesso a suo vice. Una nomina che, come confermato da Igor Korotchenko, membro del Consiglio pubblico del ministero della Difesa e direttore della rivista Difesa nazionale, non può che essere stata avallata dal comandante in capo Vladimir Putin in persona.

Mentre infuria la battaglia a Soledar e Bakhmut per quella che potrebbe essere la prima avanzata tattica russa in Ucraina dopo mesi di battute d'arresto, Mosca rivoluziona la sua catena di comando militare. Il ministro della Difesa Serghej Shojgu ha messo alla guida dell'offensiva niente di meno che il capo di Stato maggiore generale delle forze armate, nonché suo vice, Valerij Gerasimov. Che sostituisce così Serghej Surovikin, il "generale Armageddon" che aveva assunto l'incarico appena tre mesi fa e ora è stato retrocesso a suo vice. Una nomina che, come confermato da Igor Korotchenko, membro del Consiglio pubblico del ministero della Difesa e direttore della rivista Difesa nazionale, non può che essere stata avallata dal comandante in capo Vladimir Putin in persona.

Lo scontro di potere tra Shojgu e Prigozhin

"Cambiando l'ordine degli addendi, la somma non cambia", commenta con sufficienza il canale russo Telegram filo-Cremlino di analisi militari Rybar da oltre un milione di iscritti. Ma, in realtà, il giro di poltrone è molto più di un rimpasto. È una nuova risposta di Shojgu e del Cremlino all'oramai aperta insofferenza dei nazionalisti e alle crescenti e malviste ambizioni del capo di Wagner Evgenij Prigozhin che già martedì aveva dovuto ingoiare due bocconi amari: prima la promozione a capo delle forze terrestri del generale a lui inviso Aleksandr Lapin, poi la stilettata del portavoce di Putin dopo che aveva prematuramente rivendicato la presa di Soledar a nome dei mercenari al suo comando. "Aspettiamo le dichiarazioni ufficiali", aveva detto Dmitrij Peskov.

Che sia in atto uno scontro di potere ne è convinto anche Igor Girkin, nome di battaglia Strelkov, ex ministro della Difesa della Repubblica separatista di Donetsk: "Credo che nell'ambito di alcuni giochi del Cremlino, le critiche pubbliche dei rappresentanti di altre torri, espresse da Prigozhin, abbiano provocato la reazione di un altro contendente per il massimo potere nella Federazione Russa, Shojgu, e che lui abbia deciso di dimostrare le sue capacità di amministrare da dietro le quinte".

Verso "l'offensiva di primavera"

Ma la nomina di Gerasimov è soprattutto l'ultimo colpo di coda in vista della temuta prossima "offensiva di primavera" che vedrà dispiegati i 150mila "mobik", le reclute mobilitate e addestrate da Mosca nei mesi scorsi. Anche se è probabile che Gerasimov guiderà le operazioni dal suo ufficio moscovita, avergli affidato direttamente il comando dovrebbe "aumentare notevolmente la velocità del processo decisionale", sostiene l'ex consigliere presidenziale Serghej Markov. Sul campo, invece, dovrebbero operare i tre vice che lo affiancheranno: il suo vicecapo di Stato maggiore Aleksej Kim, lo stesso Surovikin per l'aviazione e Oleg Saljukov per le forze di terra.

Di certo, come ha osservato Abbas Galljamov, ex speechwriter di Vladimir Putin, "tutto questo spostamento delle stesse persone da una sedia all'altra, al culmine delle ostilità militari, può voler dire quello che volete, ma non che "va tutto secondo i piani". Ricorda la famosa altalena eltsiniana della fine degli Anni '90". E il paragone non potrebbe essere più calzante visto che quest'anno Putin dovrà decidere se ricandidarsi o meno alle presidenziali del 2024 e nell'uno e nell'altro caso ha bisogno di vittorie.

Chi è Valerij Gerasimov

E ha scelto di puntare sul 67enne Gerasimov, l'uomo che dal novembre 2012 comanda la sua armata di oltre 1,2 milioni di soldati russi e che, nel febbraio 2013, ha pubblicato sul Corriere militare-industriale (Vpk, Voenno-Promyshlennyj Kurer) un dibattutissimo saggio intitolato Il valore della scienza nella previsione. Gerasimov spiegava come il Cremlino credesse genuinamente che le "primavere arabe" e le "rivoluzioni colorate" fossero state orchestrate da Washington e ne concludeva che i sovvertimenti di regime, le ingerenze politiche o il controllo dell'informazione non fossero il preludio della guerra, ma la guerra stessa.

Una teoria, "dottrina Gerasimov" l'ha poi battezzata l'analista Mark Galeotti, che per la Nato e le cancelliere occidentali incarna la minaccia russa di una guerra ibrida, asimmetrica e non convenzionale. "Dottrina" che Gerasimov, anche grazie ai famigerati servizi segreti militari Gru alle sue dipendenze, avrebbe poi attuato coi tentativi più o meno riusciti di interferire nei processi democratici occidentali, ma soprattutto con l'annessione incruenta della penisola ucraina di Crimea nel 2014, considerata uno dei suoi fiori all'occhiello.

"Il più amaro dei calici"

Guidare l'offensiva in Ucraina per Gerasimov è però "il più amaro dei calici". Prima della nomina di Surovikin lo scorso 8 ottobre, non si conosceva il comandante delle operazioni in Ucraina: non c'era o non era stato reso noto. Questo perché i successi sul campo dovevano essere di Putin e nessun altro.

Ma quando, dopo una serie di umilianti battute d'arresto, è diventato chiaro che bisognasse ritirarsi dalla città ucraina di Kherson a poche settimane dalla sua annessione festeggiata in pompa magna in Piazza Rossa, serviva un capro espiatorio ed è allora che è apparso Surovikin. "Ora invece - osserva ad esempio Galeotti - è tutto sulle spalle di Gerasimov e sospetto che Putin abbia aspettative irrealistiche". Anche se, aggiunge, l'obiettivo della nomina potrebbe essere più politico che militare: "Dimostrare che la Russia è impegnata a lungo termine e sperare che l'Occidente perderà la voglia e l'unità per continuare a sostenere Kiev".