✕

Blocco aereo negli Usa, un “semplice” guasto o un attacco cyber: l’aviazione è vulnerabile

Ascolta l'audio

La settimana scorsa un problema simile aveva colpito gli scali della Florida
2 minuti di lettura

ORLANDO - Cosa succede nei cieli americani? Ammesso che non ci sia alcun giallo, attacco cyber o complotto, dietro al disastro operativo di ieri, come è possibile che il sistema aereo più grande del mondo sia anche così fragile? E quali sono i rischi che magari la prossima volta un altro incidente di questo genere costi la vita a qualche passeggero? Perché è la seconda volta che accade, nel giro di poche settimane, e questo fa ovviamente pensare a un fallimento sistemico da correggere in fretta.

Vedendo migliaia di voli cancellati o ritardati, di colpo, la mente è corsa subito all'incubo dell'attacco ciberne…

ORLANDO - Cosa succede nei cieli americani? Ammesso che non ci sia alcun giallo, attacco cyber o complotto, dietro al disastro operativo di ieri, come è possibile che il sistema aereo più grande del mondo sia anche così fragile? E quali sono i rischi che magari la prossima volta un altro incidente di questo genere costi la vita a qualche passeggero? Perché è la seconda volta che accade, nel giro di poche settimane, e questo fa ovviamente pensare a un fallimento sistemico da correggere in fretta.

Vedendo migliaia di voli cancellati o ritardati, di colpo, la mente è corsa subito all'incubo dell'attacco cibernetico, visto che avversari, rivali o nemici tipo Russia, Iran o Cina non fanno mistero di usare questi strumenti paralleli, tanto con strutture gestite dagli apparati statali, quanto con iniziative di hacker "freelance", al confine fra l'interesse personale e quello nazionale. Lo stesso presidente Biden ha considerato l'ipotesi, quando a inizio giornata ha detto che non conosceva le cause precise, ma aveva chiesto al segretario ai Trasporti Buttigieg di condurre una rapida inchiesta.

Gli esperti di attacchi digitali dicono che non ci vuole molto a capire se si tratta di un'offensiva oppure un guasto, perché le tracce del dolo non sono difficili da trovare e spesso chi aggredisce, soprattutto se lo fa a scopo di riscatto, ha interesse a far sapere che dietro al disastro c'è la sua mano. Inoltre gli assalti cyber possono essere sostenuti nel tempo, e il fatto che la Federal Aviation Administration sia riuscita a ripristinare il traffico con relativa rapidità sembra escludere un'operazione ostile.

Detto questo, restano da capire almeno due cose: primo, come sia possibile che un sistema di sicurezza come il Notice to Air Mission possa incepparsi così all'improvviso e paralizzare l'intera America; secondo, se si tratta solo di un caso sfortunato, oppure è la lampadina d'allarme per un intero network che non funziona più in maniera affidabile.
Sul primo punto gli analisti dicono che basta anche un semplice malfunzionamento durante l'update di un programma di software per bloccare queste apparecchiature. Se così fosse, bisognerebbe garantire che in futuro esistano sistemi di back up capaci di supplire. Siccome il Notam si è fermato alle 20 e 28 minuti di martedì sera, durante la notte i tecnici hanno usato linee telefoniche per rimediare, ma è evidente che non sia bastato. Il secondo punto è ancora più imbarazzante, perché già durante le feste natalizie la Southwest Airline aveva cancellato oltre 16.700 voli, con un danno calcolato tra 725 e 825 milioni di dollari, senza contare il disagio dei passeggeri. In quel caso a fallire era stato il sistema per gestire gli equipaggi, dopo che il maltempo aveva ostacolato i voli, ma le dimensioni del disastro hanno rivelato una carenza strutturale imperdonabile.

Stavolta si è inceppato il Notam, ma se si è trattato ancora di un incidente tecnico, diventa evidente come dopo due fallimenti consecutivi di queste proporzioni esiste un problema sistemico delle infrastrutture. Forse un affollamento eccessivo dei cieli, che mette a rischio anche i passeggeri. Il sospetto nasce anche dal fatto che la FAA non ha un leader permanente. Il precedente capo Stephen Dickson, nominato da Trump, ha lasciato a marzo, rimpiazzato ad interim dal capo della sicurezza Billy Nolen. Biden ha nominato come successore Phillip Washington, che però l'anno scorso non ha avuto l'audizione al Senato per la conferma. La settimana scorsa è stato rinominato, ma quanto abbiamo visto ieri potrebbe anche essere uno degli effetti della mancanza di una leadership certa.