Trovate carte top secret anche a casa Biden: inchiesta sul presidente
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli , dal nostro inviato Paolo MastrolilliORLANDO - Biden rischia di essersi messo nei guai con le proprie mani, commettendo lo stesso errore, o forse lo stesso reato, del suo predecessore Trump. Oggi infatti il segretario alla Giustizia Merrick Garland ha nominato un procuratore speciale per indagare sui documenti segreti trovati nell'ufficio e nella residenza privata del presidente, incluso il garage dove parcheggia la sua Corvette, così come era successo per quelli scoperti a Mar a Lago. Ci sono circostanze diverse nei due casi, che sul piano legale potrebbero fare la differenza tra l'incriminazione o l'archiviazione. Sul piano politico, però, il danno è fatto, e non è detto che l'esito dell'inchiesta basti a ripararlo.
Il 2 novembre scorso, quindi prima delle elezioni di midterm, gli avvocati del capo della Casa Bianca hanno trovato alcuni documenti classificati nell'ufficio che aveva usato dopo la fine dell'amministrazione Obama, in cui aveva servito come vice. Era…
ORLANDO - Biden rischia di essersi messo nei guai con le proprie mani, commettendo lo stesso errore, o forse lo stesso reato, del suo predecessore Trump. Oggi infatti il segretario alla Giustizia Merrick Garland ha nominato un procuratore speciale per indagare sui documenti segreti trovati nell'ufficio e nella residenza privata del presidente, incluso il garage dove parcheggia la sua Corvette, così come era successo per quelli scoperti a Mar a Lago. Ci sono circostanze diverse nei due casi, che sul piano legale potrebbero fare la differenza tra l'incriminazione o l'archiviazione. Sul piano politico, però, il danno è fatto, e non è detto che l'esito dell'inchiesta basti a ripararlo.
Il 2 novembre scorso, quindi prima delle elezioni di midterm, gli avvocati del capo della Casa Bianca hanno trovato alcuni documenti classificati nell'ufficio che aveva usato dopo la fine dell'amministrazione Obama, in cui aveva servito come vice. Erano nei locali del Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement presso la University of Pennsylvania e riguardavano i rapporti di intelligence su alcuni paesi stranieri con cui Joe aveva lavorato. Subito era stato avvertito il dipartimento alla Giustizia, che aveva recuperato le carte e le aveva consegnate ai National Archives, che avrebbero dovuto conservarle dal principio. Nulla era stato detto in pubblico, ma le ricerche erano continuate, nella residenza privata del presidente a Wilmington, nel Deleware, e nella sua casa al mare di Rehoboth Beach. Il 20 dicembre scorso altri documenti erano stati scoperti a Wilmington, nella biblioteca e nel garage, chiusi a chiave.
Nei giorni scorsi la notizia è diventata pubblica. All'inizio Biden ha detto di essere "sorpreso" dalla vicenda e ha promesso la massima collaborazione. La polemica però è diventata insostenibile dopo la seconda scoperta, perché era lampante il trattamento diverso riservato a Trump, messo sotto inchiesta attraverso il procuratore speciale Jack Smith, che indaga anche sul suo ruolo nell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. I repubblicani hanno chiesto lo stesso scrutinio per Joe, e resistere è diventato futile, anche perché avendo ora la maggioranza alla Camera i repubblicani possono tranquillamente avviare un'inchiesta parlamentare. Così oggi Garland ha nominato Robert Hur, ex procuratore del Maryland durante l'amministrazione Trump, per gestire l'indagine indipendente su Biden.
Il presidente ha commentato che "i documenti erano chiusi nello stesso garage dove tengo la mia Corvette, quindi non stavano in mezzo alla strada. Ma io prendo molto seriamente la loro gestione e stiamo cooperando pienamente con la revisione del dipartimento alla Giustizia". Il nuovo Speaker della Camera McCarthy però ha notato che le carte "erano state trovate prima delle elezioni e nessuno aveva detto nulla. Perciò credo che il Congresso debba indagare".
Le differenze tra i due casi sono abbastanza significative. Come prima cosa, i documenti di Biden sono stati trovati dai suoi avvocati, che hanno denunciato la scoperta e collaborato; quelli di Trump erano stati cercati inutilmente dagli Archivi, e lui si era opposto alla riconsegna, mentendo su quanti erano e dove. Joe aveva poche carte, ben custodite, forse prese per sbaglio; Donald 15 scatoloni, selezionati e lasciati in un armadio, e ha distrutto alcune carte.