Il sindaco di Londra: “Basta silenzi sulla Brexit, sta facendo danni immensi”
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - "Basta silenzio. La Brexit sta facendo danni enormi, anche a Londra". Il sindaco della capitale britannica, Sadiq Khan, va all'attacco dell'uscita del Regno Unito dall'Ue. Khan è sempre stato un europeista convinto. Ma raramente aveva accusato in maniera così brutale e clamorosa la Brexit. Così facendo, il sindaco anche apre una faglia nel suo partito, il Labour. Perché il leader Sir Keir Starmer ha scelto una linea dura sulla Brexit e cioè: "farla fruttare" e non riaprire mai più il dibattito su un possibile ritorno, o quantomeno riavvicinamento, del Regno Unito all'Ue.
Ma Khan non ci sta. E in un discorso che farà stasera alla Mansion House della City di Londra, esprimerà molto chiaramente il suo pensiero sulla Brexit. Ecco alcuni passaggi: "Nessuno vuole tornare alle divisioni e allo stallo che ha dominato la vita politica britannic…
LONDRA - "Basta silenzio. La Brexit sta facendo danni enormi, anche a Londra". Il sindaco della capitale britannica, Sadiq Khan, va all'attacco dell'uscita del Regno Unito dall'Ue. Khan è sempre stato un europeista convinto. Ma raramente aveva accusato in maniera così brutale e clamorosa la Brexit. Così facendo, il sindaco anche apre una faglia nel suo partito, il Labour. Perché il leader Sir Keir Starmer ha scelto una linea dura sulla Brexit e cioè: "farla fruttare" e non riaprire mai più il dibattito su un possibile ritorno, o quantomeno riavvicinamento, del Regno Unito all'Ue.
Ma Khan non ci sta. E in un discorso che farà stasera alla Mansion House della City di Londra, esprimerà molto chiaramente il suo pensiero sulla Brexit. Ecco alcuni passaggi: "Nessuno vuole tornare alle divisioni e allo stallo che ha dominato la vita politica britannica negli ultimi cinque anni", dopo il referendum che ha sancito la Brexit nel 2016. E però, appunta il sindaco, "la verità è che questa Brexit radicale in atto oggi sta avendo tanti effetti negativi sul Paese e sulla capitale. Soprattutto in tempi difficili come questi che stiamo vivendo, in cui non possiamo permettercelo".
"Non possiamo fingere", continuerà il 52enne Khan, "e ignorare che la Brexit non abbia conseguenze negative sui cittadini e sulle loro aziende e attività commerciali. Se il sindaco di una grande città quale sono non lo facesse notare, sarebbe la negazione di se stesso. Siamo qui, nella City, uno dei più grandi distretti finanziari del mondo. Ma anche qui sono palesi gli effetti della Brexit: scambi e talenti stanno andando via. Londra non può restare indietro rispetto agli altri competitor internazionali".
"Sono stato eletto dai londinesi e da questa comunità", proseguirà il sindaco, proveniente da una famiglia di origine pachistana, "e non posso stare zitto di fronte agli immensi danni che sta provocando la Brexit. Gli stessi ministri del governo sembrano soffrire di amnesia selettiva sulle cause dei nostri problemi attuali. Non si può far finta che la Brexit non sia mai esistita, nonostante le conseguenze evidenti che abbiamo sotto gli occhi: la Brexit ha già ridotto il Pil britannico del 5,5%, fatto calare gli investimenti dell'11% e il commercio di beni e servizi del 7%. Il Regno Unito sta arrancando per questo", sostiene Khan, riferendosi ai pessimi dati e stime economiche dell'economia britannica. Che, secondo l'Fmi, nel 2023 sarà il Paese che crescerà meno nel consesso del G20 - sanzionatissima Russia esclusa. "Senza la Brexit, la recessione sarebbe molto meno dolorosa: il Tesoro così ha già perso 40 miliardi di sterline in entrate", ricorderà il sindaco.
Per questo, Khan azzarderà una proposta che in questo momento, persino nel Labour, appare irricevibile: "Dopo due anni di crude verità, dobbiamo dircelo in faccia: la Brexit non funziona", sarà l'accusa di Khan, "ha indebolito la nostra economia, fratturato l'Unione del Paese, diminuito la nostra reputazione e peso. A Londra ci sono 80mila posti di lavoro in meno di europei, soprattutto in settori cruciali come ristorazione, ospitalità ed edilizia. Così non va. Ma possiamo ancora cambiare". Ed eccola, l'idea "innominabile" del sindaco: "Dobbiamo passare dalla Brexit dura di oggi a un riallineamento molto più marcato con l'Ue, a favore dei nostri cittadini e della nostra economia. Questo nuovo approccio include anche un dibattito sul tornare a essere parte dell'Unione doganale e del Mercato Unico europeo".
Il problema è che questa non sembra una necessità nemmeno per il suo partito, il Labour, che sta volando nei sondaggi (+20% sui tories): per vincere le elezioni del 2024, Sir Keir Starmer deve recuperare i voti "rossi" degli operai anti-immigrazione incontrollata e colletti blu brexiter, che nel 2019 fecero trionfare Boris Johnson proprio al grido di "Get Brexit Done", "completiamo la Brexit". Dichiara a Repubblica, in un club di Londra, il ministro ombra laburista del Commercio, Nick Thomas-Symonds, ossia colui che assumerà il dicastero qualora il Labour la spuntasse alle urne tra quasi due anni: "L'instabilità politica che potrebbe generare nel Paese l'idea del ritorno al Mercato Unico europeo", e dunque la libera circolazione dei migranti europei in UK, "ci farebbe perdere altri anni. Non ne abbiamo bisogno, tantomeno i cittadini. Come partito laburista ci siamo prefissati tre linee rosse da non superare: no a mercato unico europeo, no a unione doganale europea, no a libera circolazione dei cittadini europei". Eppure i sondaggi dicono che, dal referendum di 7 anni fa, i cittadini britannici non sono mai stati così contrari alla Brexit, persino tra i conservatori.