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Covid, il turismo vaccinale dei cinesi a Hong Kong: boom di richieste per i sieri "occidentali"

Yoyo Liang, dalla Cina continentale, riceve una dose di vaccino BioNTech in una clinica privata a Hong Kong (reuters)
Viaggio tra le cliniche della capitale dove in tanti si stanno precipitando per ricevere vaccini mRNA, non disponibili nella Cina continentale. Secondo i dati di un nuovo studio di Pechino circa 900 milioni di persone, il 64% della popolazione, sono state infettate dal coronavirus
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HONG KONG - “È il mio compleanno e mi sono voluta fare un regalo: un vaccino che mi faccia sentire più protetta”. Con la riapertura della frontiera, domenica scorsa, dopo tre anni, tra la Cina continentale e Hong Kong, il Porto Profumato sta diventando la meta preferita per venire a farsi somministrare una dose di BioNTech, il vaccino della Pfizer a tecnologia mRna: sieri che non sono disponibili, invece, in tutto il resto del Dragone che non li ha mai voluti importare. 

Yoyo, 36enne di Pechino, è stata una delle prime sei persone “fortunate”, arrivata qui alla Virtus Medical Tower, al 122 di Queen’s Road Central, in questa che è già la nuova mecca del turismo vaccinale per i cinesi che sbarcano in città. “Ho tre dosi del vaccino cinese Sinovac, ma un siero bivalente come quello che danno qui, da noi non è ancora disponibile”. Si è registrata sul sito della clinica privata prima di …

HONG KONG - “È il mio compleanno e mi sono voluta fare un regalo: un vaccino che mi faccia sentire più protetta”. Con la riapertura della frontiera, domenica scorsa, dopo tre anni, tra la Cina continentale e Hong Kong, il Porto Profumato sta diventando la meta preferita per venire a farsi somministrare una dose di BioNTech, il vaccino della Pfizer a tecnologia mRna: sieri che non sono disponibili, invece, in tutto il resto del Dragone che non li ha mai voluti importare. 

Yoyo, 36enne di Pechino, è stata una delle prime sei persone “fortunate”, arrivata qui alla Virtus Medical Tower, al 122 di Queen’s Road Central, in questa che è già la nuova mecca del turismo vaccinale per i cinesi che sbarcano in città. “Ho tre dosi del vaccino cinese Sinovac, ma un siero bivalente come quello che danno qui, da noi non è ancora disponibile”. Si è registrata sul sito della clinica privata prima di partire, una visita di routine e poi alla cassa a pagare: 1.800 dollari hongkonghesi, 225 euro. 

“Dalla Fosun (il distributore cinese autorizzato ad esportare i sieri della Pfizer a Hong Kong, ndr) il lotto di vaccini per la nostra clinica è arrivato con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista di consegna. E così abbiamo iniziato la somministrazione alle prime sei persone che si erano registrate”, ci racconta il dottor Che Chung Luk, vicepresidente della Virtus Medical, nel suo ufficio al decimo piano in pieno centro a Hong Kong. “Cominceremo a fornire questo servizio alle nostre sorelle e fratelli cinesi ufficialmente da lunedì. In pochi giorni abbiamo già ricevuto 60 prenotazioni. E ogni giorno crescono. Sono già 300 le persone che ci hanno scritto per avere informazioni. La maggior parte di loro dovrà però aspettare: essendosi infettate recentemente, vista l’ondata che sta colpendo il Paese dopo lo smantellamento delle restrizioni, devono passare 90 giorni prima di poter fare il richiamo. Ma nelle prossime settimane e mesi ci aspettiamo un numero sempre maggiore di persone. Servirà prenotarsi online, vogliamo che tutto sia organizzato al meglio e non creare caos con code fuori dalla clinica che possano provocare assembramenti. Dobbiamo continuare a stare all’erta”, continua il dottor Luk. “Mixare i vaccini, scientificamente, offre più protezione. Per questo la gente viene qui”.

La Virtus, con le sue quattro sedi sparse in città, non è l’unica ad offrire questo servizio ai compatrioti cinesi della terraferma. “Ci sono almeno un’altra dozzina di strutture che stanno iniziando a fare lo stesso”, prosegue Luk. “So anche di compagnie private che stanno organizzando pacchetti per i loro dipendenti: volo, hotel, shopping nelle boutique del centro e dose di vaccino”. 

Poco più lontano, verso Causeway Bay, c’è un altro ospedale privato che offre lo stesso servizio della Virtus: la Swindon Medical. Il primo lotto (100 dosi) è già andato esaurito, racconta un’infermiera. Anche qui le prenotazioni sono sull’ordine delle centinaia. Per attirare i clienti della Cina continentale, pure la Citic Bank sta offrendo ai clienti una dose di siero mRna se effettuano un deposito di 4 milioni di dollari di Hong Kong (500mila euro). 

Quello che sta succedendo a Hong Kong in questi giorni lo si era già visto a Macao a metà dicembre, con i cinesi - venute meno le restrizioni per recarsi nell’ex colonia portoghese - in fila a prenotarsi un vaccino “occidentale”. Almeno un centinaio al giorno, raccontavano i giornali locali allora. Come ad Hong Kong, anche a Macao esiste dal febbraio del 2021 un accordo tra la BioNTech e la Fosun Pharmaceutical per importare i vaccini con tecnologia mRna. In generale, da quando Pechino ha alleggerito le restrizioni sui viaggi, 998mila residenti nella Cina continentale hanno richiesto un permesso d'ingresso a Hong Kong o Macao: un +147,6%. 

A confermare quanto aveva già previsto a dicembre Feng Zijian, ex vice capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, quando disse che il tasso di infezione nella popolazione cinese potrebbe raggiungere circa 840 milioni di persone, un nuovo studio dell’Università di Pechino conferma tale previsione: all’11 gennaio, circa 900 milioni di persone sono state infettate dal coronavirus, il 64% della popolazione. Il picco dell'ondata di Covid in Cina dovrebbe durare due o tre mesi, dicono gli epidemiologi. E i casi aumenteranno nelle zone rurali in vista delle festività del Capodanno.