Perù, la protesta arriva a Lima. Le autopsie confermano: la polizia ha sparato sui manifestanti
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoNon si placa la tensione in Perú. Anzi: aumenta e la protesta si estende ad altre regioni, travolgendo quella di Cuzco e minacciando la stessa Lima. A Cuzco ci sono stati nuovi durissimi scontri con la polizia che resiste agli assalti. I manifestanti vogliono di nuovo occupare l’aeroporto per mettere in crisi il turismo. L’antica città inca è meta di milioni di stranieri e da lì si raggiugono i siti archeologici più noti al mondo, come Machu Picchu e Huayna Picchu. I danni al settore ammontano a milioni di dollari. Il rischio è la guerra civile.
Tre ministri del governo si sono dimessi, l’ultimo quello del Lavoro. La gente insiste per elezioni immediate. Ma il Congresso resiste. Sei anni di presidenti nominati e sfiduciati in un valzer di ricatti e di scontri tra Esecutivo e Legislativo hanno lasciato spazio alla corruzione e allargato il fossato tra società civile e classe politica.
Non si placa la tensione in Perú. Anzi: aumenta e la protesta si estende ad altre regioni, travolgendo quella di Cuzco e minacciando la stessa Lima. A Cuzco ci sono stati nuovi durissimi scontri con la polizia che resiste agli assalti. I manifestanti vogliono di nuovo occupare l’aeroporto per mettere in crisi il turismo. L’antica città inca è meta di milioni di stranieri e da lì si raggiugono i siti archeologici più noti al mondo, come Machu Picchu e Huayna Picchu. I danni al settore ammontano a milioni di dollari. Il rischio è la guerra civile.
Tre ministri del governo si sono dimessi, l’ultimo quello del Lavoro. La gente insiste per elezioni immediate. Ma il Congresso resiste. Sei anni di presidenti nominati e sfiduciati in un valzer di ricatti e di scontri tra Esecutivo e Legislativo hanno lasciato spazio alla corruzione e allargato il fossato tra società civile e classe politica.
La presidente Dina Boluarte non pare intenzionata a dimettersi. Il primo ministro Alberto Otárola avverte: “La sua rinuncia aprirebbe le porte all’anarchia e al dissesto delle Istituzioni”. Si lavora a un provvedimento per anticipare le elezioni. Non basta averle fissate all’aprile del 2024. La gente vuole votare subito. Ma per farlo occorre modificare la Costituzione e un voto a maggioranza qualificata del Parlamento.
Ieri c’è stata una manifestazione imponente nel centro della capitale, con migliaia di persone che hanno invaso plaza San Martín, a poche centinaia di metri dal Palazzo presidenziale e del Congresso. Per fortuna senza incidenti. Gli scontri sono concentrati nella regione di Cuzco. Cinquanta le vittime a Puno. Di queste, 42 sono civili deceduti durante gli scontri, 7 nel corso dei blocchi stradali e 1 è il poliziotto bruciato vivo nella sua auto data alle fiamme.
C’era stato un rimpallo di responsabilità su chi avesse sparato e ucciso. Si parlava di provocatori. Ma l’esame autoptico sulle ultime 17 vittime di Juliaca, nella regione meridionale di Puno, proprio al confine con la Bolivia, accusa chiaramente le forze dell’ordine. Nei corpi di 9 morti sono state trovate tracce di proiettili usati dalla polizia il 9 gennaio scorso. In sei sono rinvenuti frammenti di proiettili di fucile calibro 7,62; in altri due i resti di pallini metallici e in uno di un colpo di pistola. Secondo quanto scrive La Républica fonti militari dicono che questo calibro corrisponde ai proiettili usati dai fucili AKM in dotazione alla Polizia nazionale. Video e foto confermano che le truppe schierate sul campo hanno usato i loro fucili a lunga gittata. Non tutte le vittime partecipavano alle manifestazioni. Alcuni erano in casa e hanno solo soccorso chi era stato ferito e sono stati falciati sull’uscio da proiettili. Due dei morti sono stati colpiti alla testa, uno allo stomaco, un quarto al torace. Quelli raggiunti al capo sarebbero stati quasi giustiziati: erano colpi esplosi a distanza ravvicinata. Nei loro corpi non sono stati trovati i proiettili ma solo schegge e questo confermerebbe lo sparo da vicino. Il proiettile ha attraversato la testa.
La conferma è arrivata da Dany Humpire Molina, ex dirigente della Procura e criminologo che ha collaborato all’esame degli esperti forensi dell’Istituto di Medicina legale.