✕

Lo sport rubato alle donne nell’Afghanistan dei talebani

Una pugile afghana in posa per il servizio della Ap. Le donne indossano il burqa per evitare ritorsioni (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

Ascolta l'audio

Prima del 2021, nonostante i vincoli, migliaia di giovani lo praticavano. Ora sono recluse nelle loro case
2 minuti di lettura

KABUL - Sabeen, (non è il suo vero nome) aveva dovuto convincere prima i suoi genitori, poi i vicini, e infine l'intero palazzo di un quartiere periferico di Kabul per poter fare lo sport. Ed è stato così che l'allenatore, un ex pugile afghano, l'aveva presa sotto la sua ala. Ai tempi prima dei talebani, era solo una 17enne con il sogno di fare pugilato, una della sua squadra era perfino andata alle Olimpiadi di Londra. Il pulmino scortato dalla polizia portava tutte le 20 ragazze della boxe di Kabul allo stadio dove si allenavano in una stanzetta fatiscente nei sotterranei adibita a palestra.

Una squadra di calcio femminile afghana (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

Come le sue amiche non ha mai smesso di indossare i guantoni, sapeva che i talebani non volevano perché non era una cosa "da donne", ma nessuno era riuscito a fermarle. I talebani all&…

KABUL - Sabeen, (non è il suo vero nome) aveva dovuto convincere prima i suoi genitori, poi i vicini, e infine l'intero palazzo di un quartiere periferico di Kabul per poter fare lo sport. Ed è stato così che l'allenatore, un ex pugile afghano, l'aveva presa sotto la sua ala. Ai tempi prima dei talebani, era solo una 17enne con il sogno di fare pugilato, una della sua squadra era perfino andata alle Olimpiadi di Londra. Il pulmino scortato dalla polizia portava tutte le 20 ragazze della boxe di Kabul allo stadio dove si allenavano in una stanzetta fatiscente nei sotterranei adibita a palestra.

Una squadra di calcio femminile afghana (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

Come le sue amiche non ha mai smesso di indossare i guantoni, sapeva che i talebani non volevano perché non era una cosa "da donne", ma nessuno era riuscito a fermarle. I talebani all'epoca erano il nemico. Ma migliaia di donne in tutto il Paese, soprattutto nelle grandi città, andavano in palestra, gareggiano, lottavano contro quel nemico nascosto che erano i talebani e il patriarcato. Donne come quelle ritratte in questa pagina, nel servizio fotografico realizzato dall'Associated Press per denunciare i divieti (il burqa è per evitare ritorsioni). Poi nell'agosto 2021, con la presa del potere degli intransigenti del Corano, il nemico è diventato lo Stato. 

Una giocatrice di basket afghana (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

I talebani hanno deciso che le ragazze non sarebbero più andate a scuola dopo la sesta classe. Poi che non avrebbero lavorato nel pubblico, e a intermittenza hanno limitato la vita di metà della popolazione fino a escluderla dai parchi, dal lavoro privato, dall'andare all'università, fino al divieto di lavorare per le Ong, dove portavano aiuti umanitari e sanitari a donne che, senza, non sanno come vivere. 

Una ragazza afghana con lo skateboard (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

Lo sport, come i negozi gestiti da donne e dedicati alle donne, i saloni di bellezza, e il vestiario sempre più coprente, è stato il corollario di una società civile che muore. Insieme ai loro sogni. Molte delle sportive note sono state evacuate, calciatrici, pallavoliste, cicliste. Ma non le sportive di tutti i giorni. Perfino le giocoliere di Kabul, che una volta viaggiavano per il mondo, hanno dovuto abbassare i birilli. "Avevo detto che non avrei mai permesso ai talebani di farmi questo", dice Sabeen, "ma veniamo minacciate, molestate e non posso mettere in pericolo la mia famiglia". 

Una ciclista afghana (AP Photo/Ebrahim Noroozi) 

È un ritornello che rimbalza sulle labbra di ogni afghana. La paura che l'amore per lo sport possa uccidere. "Ho pensato di scappare, ci penso spesso, non perché non posso fare sport, ma perché non posso fare niente. Niente scuola, niente passeggiate, niente lavoro. Sto a casa tutto il giorno. Ho solo 23 anni, che ne sarà di me, che ne sarà di tutte noi?". "I divieti non sono per sempre", dicono i talebani per svicolare le condanne del mondo: stanno solo cercando di capire come adeguare sport, istruzione e lavoro alla loro idea radicale di Islam. Ma dal loro arrivo è passato quasi un anno e mezzo e nel frattempo il sano respiro delle atlete, e di tutte le afghane, è stato soffocato in rantolo di dolore.