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Nella pentola a pressione di Tunisi: migliaia in piazza contro Saied

Manifestanti in piazza a Tunisi
Manifestanti in piazza a Tunisi (reuters)
Nel dodicesimo anniversario della rivoluzione, che nel 2011 portò alla caduta del regime di Ben Ali, i manifestanti chiedono le dimissioni dell'attuale presidente accusato dalla folla di detenere un potere assoluto
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TUNISI - Difficile farsi un varco per raggiungere l'avenue Bourghiba, il viale centrale di Tunisi, con i suoi alberi allineati e i tavolini dei bar, che in genere inondano i marciapiedi, sotto questo sole del clemente inverno tunisino. Oggi, però, sono quasi tutti chiusi, perché è una giornata di manifestazioni. E la polizia presidia la maggior parte degli accessi, impedisce alla gente di entrare. Ma, poco prima di mezzogiorno, alcune migliaia di persone, infilandosi nelle stradine parallele, sono comunque riuscite a raggiungere la parte centrale dell'avenue, per scandire i loro slogan contro il presidente Kais Saied. 

Sale l'insofferenza nei confronti del personaggio, 64 anni, già oscuro costituzionalista dell'università di Tunisi, eletto a sorpresa da vero outsider nel 2019, con il 73% dei consensi al secondo turno. In tanti si erano entusiasmati per suoi discorsi anti-sistema, visti (soprattutto fra i giovani) come l'opportunità di rilanciare gli ideali della rivoluzione verso l'agognata giustizia sociale. La rivoluzione, appunto: esattamente undici anni fa, il 14 gennaio 2011, il dittatore Zine el-Abidine Ben Ali venne messo in fuga dalla folla festante. In Tunisia nasceva la democrazia, che oggi è rimasta praticamente l'unica di tutto il mondo arabo. Ma molto imperfetta, proprio a causa della svolta autoritaria di Saied (ha fatto approvare una Costituzione iperpresidenzialista) e della sua incapacità ad arginare la crisi economica. 

Souade ha cinquant'anni ed è madre di famiglia. Dice di non richiamarsi ad alcun partito politico. "Mi ricordo di un momento terribile per la Tunisia, ero una bambina - racconta -: si tratta della rivolta del pane, nel 1980. Ecco, da allora non ho mai più vissuto una fase così difficile come quella attuale. Andiamo al supermercato e mancano prodotti come il latte e il caffè. I prezzi sono schizzati su, non sappiamo più come fare. I nostri figli hanno solo un'idea in testa: abbandonare il nostro Paese". Tra gli slogan scanditi dai manifestanti alcuni rinfacciano a Saied l'autoritarismo e il suo "colpo di Stato", rappresentato dalla nuova Costituzione (e dal blocco delle attività del Parlamento nel luglio 2021), ma altri (molti) ricordano proprio la difficile situazione economica, aggravata dalle condizioni disastrose delle finanze pubbliche della Tunisia, ormai sull'orlo del default e in attesa di un prestito dell'Fmi (da 1,9 miliardi di dollari) che non arriva mai.  

Omar, 27 anni, disoccupato, si trova fra i manifestanti del Fronte di salvezza nazionale (Fsn), che comprende Ennahdha, il partito degli islamisti moderati (accusato di corruzione, durante gli anni in cui è stato al potere, fino all'arrivo di Saied, resta comunque uno dei protagonisti principali dell'opposizione). Lui è un deluso del presidente: nel 2019 l'aveva votato e ci credeva. "Ci ha tradito - dice -. Ed ecco il risultato: il tracollo dell'economia, davvero senza precedenti, con penurie insopportabili, perfino di prodotti di prima necessità". A convocare i manifestanti nel centro di Tunisi è stato l'Fsn, ma pure la coalizione della sinistra (compreso il Partito dei lavoratori, gli ex comunisti), che, però, mantiene le distanze da Ennahdha. Al pari del Pdl, Il Partito desturiano libero, i nostalgici della dittatura di Ben Ali (e soprattutto di Bourguiba, il padre della patria, che portò la Tunisia all'indipendenza nel 1956), che non si mescolano a tutti gli atri. 

Leader del Pdl è Abir Moussi, avvocatessa battagliera, laica e populista, che oggi ha portato centinaia dei suoi militanti a protestare dinanzi alla sede dei Fratelli musulmani. Lei è in aperta polemica con Ennahdha. Proprio la mancata unità dell'opposizione a Saied, lo favorisce, nonostante la sua popolarità cali e cresca il risentimento dei tunisini. Oggi si sono registrate tensioni con la polizia, sia da parte dei militanti dell'Fsn che di quelli del Pdl. Ma la situazione è rimasta sotto controllo. Il Paese, però, rimane una pentola a pressione, che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. La prossima settimana è prevista in città la visita di Antonio Tajani, ministro degli Esteri italiano, che incontrerà l'omologo tunisino, anche per discutere dell'emergenza migranti. Nonostante siamo in pieno inverno, ancora tanti barconi sfidano il mare, in partenza dalle coste verso l'Italia. A bordo ci sono, come sempre, migranti in arrivo dall'Africa sub-sahariana, ma anche e sempre più tunisini, spinti verso l'Europa dalla crisi economica.