Germania, tutti i guai del governo Scholz: ministri in crisi, scontri sul carbone
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La ministra della Difesa Christine Lambrecht è a un passo dalle dimissioni. E la sua tormentata vicenda sembra la metafora di una Germania che fatica a confermare la sua proverbiale immagine di gigante stabile nel cuore dell'Europa. La goccia, per la politica Spd, è stata la bufera scatenata da un suo dilettantesco video di Capodanno in cui raccontava di un 2022 di guerra in Ucraina che le aveva dato l'opportunità di conoscere gente "fantastica" - il tutto sullo sfondo di una Berlino scoppiettante di fuochi d'artificio. Ma sin dall'inizio del suo mandato, per dirla con il settimanale Spiegel, il ministero è precipitato uno "stato letargico" e Lambrecht ha segnalato a ogni piè sospinto di guidarlo controvoglia.
Alcuni episodi sono rimbalzati anche sui media internazionali: all'inizio dell'invasione ucraina la ministra mandò 5.000 elmetti che suscitarono un'ondata di indignazione e di il…
BERLINO - La ministra della Difesa Christine Lambrecht è a un passo dalle dimissioni. E la sua tormentata vicenda sembra la metafora di una Germania che fatica a confermare la sua proverbiale immagine di gigante stabile nel cuore dell'Europa. La goccia, per la politica Spd, è stata la bufera scatenata da un suo dilettantesco video di Capodanno in cui raccontava di un 2022 di guerra in Ucraina che le aveva dato l'opportunità di conoscere gente "fantastica" - il tutto sullo sfondo di una Berlino scoppiettante di fuochi d'artificio. Ma sin dall'inizio del suo mandato, per dirla con il settimanale Spiegel, il ministero è precipitato uno "stato letargico" e Lambrecht ha segnalato a ogni piè sospinto di guidarlo controvoglia.
Alcuni episodi sono rimbalzati anche sui media internazionali: all'inizio dell'invasione ucraina la ministra mandò 5.000 elmetti che suscitarono un'ondata di indignazione e di ilarità a Kiev. E il malfunzionamento dei tank Puma o i ritardi ormai conclamati nell'avvio della famosa "Zeitenwende", la svolta storica nella difesa tedesca che il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato la scorsa primavera, hanno fatto il resto. Peraltro l'impressione è che Lambrecht abbia fatto da parafulmine a un cancelliere che si sta alienando le simpatie di molti partner europei con la sua riluttanza a fornire armi all'Ucraina. È notizia di ieri che la Danimarca si è aggiunta a Polonia, Finlandia e Regno Unito nella richiesta che Scholz dia il via libera alla consegna dei carri armati Leopard a Kiev. Ma a Berlino tutto tace.
E in questi giorni anche un altro ministro del governo "semaforo" è finito sui giornali: il liberale Christian Lindner è accusato dalla procura di Berlino di abuso d'ufficio. Il ministro delle Finanze ha girato nel 2022 un video di elogio della BBBank, la banca che gli ha finanziato il mutuo per la sua casa berlinese. Il leader della Fdp ha respinto tutte le accuse sostenendo di aver chiesto il prestito quando non era ancora ministro. Ma dopo il suo discorso d'encomio, l'istituto di credito avrebbe aggiunto altri 2,8 milioni di euro ai 2,35 già concessi in precedenza.
Indubbiamente, però, il partito della coalizione "semaforo" che sta soffrendo maggiormente in questo primo anno di governo Scholz, in cui sono emerse in tutta evidenza le conseguenze di politiche energetiche basate su un'eccessiva dipendenza dal gas russo, sono i Verdi. Il primo ministro ambientalista della storia, il responsabile dell'Economia, Robert Habeck, sembra anche il più sfortunato. Ha dovuto imprimere una sterzata "sporca" alla traiettoria energetica del Paese. E per i Verdi ha il sapore di una nemesi: la proroga alla chiusura delle ultime due centrali nucleari, la precipitosa costruzione dei rigassificatori nel Mare del Nord e la riapertura delle centrali a carbone stanno scatenando una crisi esistenziale senza precedenti nel partito. La popolarità di Habeck, che un anno fa era considerato il prossimo cancelliere della Germania ed era di gran lunga il politico più popolare del Paese, è precipitata al 17%.
Da mercoledì il ministro è anche perseguitato dalle immagini che rimbalzano da un piccolo villaggio della Renania, Lützerath, dove è in corso un brutale sgombero dagli attivisti che lo occupano da mesi perché vogliono impedirne l'abbattimento e l'arrivo di una cava di lignite. Habeck ha detto che "Lützerath è il simbolo sbagliato" per le battaglie degli ambientalisti. Certo, due centrali a carbone funzioneranno più al lungo del previsto, "e non ne vado fiero", ha puntualizzato, ma "è inevitabile perché Putin ha scatenato una guerra contro l'Ucraina". Habeck ha ricordato che i Verdi hanno ottenuto l'uscita anticipata dal carbone al 2030 e che hanno salvato cinque villaggi e la foresta di Hambach dalle ruspe del carbone.