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Joe Biden, altri documenti riservati rinvenuti nel Delaware: l'inquietudine dei Dem

(afp)
In totale sono sei le nuove pagine recuperate, tutti documenti legati a quando Biden era vicepresidente di Barack Obama, in un arco di tempo che va dal 2013 al 2016
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NEW YORK - Il 12 gennaio la portavoce del presidente, Karine Jean-Pierre, aveva detto ai giornalisti che non c'erano più documenti legati a Joe Biden da trovare. Si sbagliava. Sabato la Casa Bianca ha comunicato che altre cinque pagine con contenuti "riservati" sono state rinvenute giovedì sera nella casa di Biden a Wilmington, nel Delaware, cioè poche ore dopo la rassicurazione della portavoce. Erano nella biblioteca personale del presidente.

Cinque pagine, che si sono aggiunte a quella singola trovata nella casa di Biden, e di cui la Casa Bianca aveva dato conto il giorno prima. In totale sono sei le nuove pagine recuperate. L'ultima scoperta si aggiunge ai doc…

NEW YORK - Il 12 gennaio la portavoce del presidente, Karine Jean-Pierre, aveva detto ai giornalisti che non c'erano più documenti legati a Joe Biden da trovare. Si sbagliava. Sabato la Casa Bianca ha comunicato che altre cinque pagine con contenuti "riservati" sono state rinvenute giovedì sera nella casa di Biden a Wilmington, nel Delaware, cioè poche ore dopo la rassicurazione della portavoce. Erano nella biblioteca personale del presidente.

Cinque pagine, che si sono aggiunte a quella singola trovata nella casa di Biden, e di cui la Casa Bianca aveva dato conto il giorno prima. In totale sono sei le nuove pagine recuperate. L'ultima scoperta si aggiunge ai documenti trovati il 20 dicembre nel garage della casa di Biden, e a quelli emersi il 2 novembre nel suo ex ufficio della Penn Biden Center a Washington. Di questo caso se ne occupa lo "special counsel" Robert Hur, il super procuratore nominato dal dipartimento Giustizia. L'avvocato della Casa Bianca, Richard Sauber, ha spiegato che mercoledì era stato trovato un solo foglio e i legali avevano interrotto le ricerche, per segnalare il ritrovamento al dipartimento Giustizia e ai National Archives, gli Archivi di Stato che, per legge, devono conservare tutti gli atti del presidente degli Stati Uniti e del vicepresidente. Ma poi, il giorno dopo, sono spuntati altri file. Sarebbero tutti documenti legati a quando Biden era vicepresidente di Barack Obama, in un arco di tempo che va dal 2013 al 2016.

La prima scoperta risale al 2 novembre, quando erano saltate fuori una decina di file, dossier su Ucraina, Regno Unito e Iran. Il ritrovamento era avvenuto a sei giorni dalle elezioni di midterm, quelle di metà mandato per il rinnovo del Congresso, ma la notizia è stata tenuta riservata, per essere rivelata solo il 9 gennaio dalla Cbs. Due giorni dopo, l'11, era stato annunciato un nuovo ritrovamento. E il giorno dopo, il 12, era spuntato un foglio. Poi, ne sono arrivati altri cinque.

I Repubblicani hanno invocato l'istituzione di una commissione d'inchiesta, e promesso di mettere Biden sotto impeachment per aver "messo a rischio la sicurezza nazionale". Donald Trump aveva tenuto per più di un anno nel suo resort di Mar-a-Lago, in Florida, centinaia di documenti che avrebbe dovuto consegnare ai National Archives. Decine erano "top secret". Trump si è rifiutato a lungo di consegnarli, ed è stato necessario l'intervento dell'Fbi nel resort, a inizio agosto, per recuperare il materiale. In quel caso i Repubblicani si erano limitati ad accusare l'Fbi di persecuzione.

I due casi sono molto diversi: il tycoon aveva tenuto nascosto i file, il presidente li ha consegnati subito e senza bisogno di essere messo sotto pressione. "Abbiamo reso pubblici i dettagli della scoperta - ha dichiarato l'avvocato della Casa Bianca - come sono stati trovati e dove. Collaboreremo con lo special counsel". Ma il susseguirsi di ritrovamenti comincia a creare inquietudine tra i Democratici, che temono di finire travolti di nuovo come nel caso delle e-mail hackerate a Hillary Clinton, nel corso della campagna presidenziale del 2016. David Gergen, ex consigliere della Casa Bianca con Richard Nixon, Gerald Ford, Ronald Reagan e Bill Clinton, ha definito il caso un "problema molto grosso, non legalmente, ma politicamente".

"Stanno commettendo un grosso errore - ha spiegato in un'intervista alla Cnn - hanno fatto un meraviglioso lavoro con il governo, raggiungendo ottimi risultati, ma rischiano di bruciare tutto". "Cosa stanno nascondendo? È il messaggio che questa storia sta inviando agli americani", ha continuato Gergen. A cui si aggiunge un'altra domanda: ci sono altri documenti nascosti? L'apertura di un'inchiesta pubblica e da trasmettere in diretta tv, che i Repubblicani considerano una mossa mediatica di grande impatto, alla fine potrebbe aiutare proprio i Democratici, che avranno la possibilità di ricordare davanti a milioni di americani come Trump abbia nascosto in un anno e mezzo centinaia di file, e dirlo anche ai molti elettori repubblicani, tenuti spesso all'oscuro dell'intera vicenda dalle principali reti tv conservatrici.