Nigeria, un prete bruciato vivo in chiesa e un altro ferito
di Antonietta NapoliLo hanno bruciato vivo nella chiesa di San Pietro e Paolo di Kafin Koro, diocesi di Minna, nello Stato di Paikoro in Nigeria. È morto così, da martire, padre Isaac Achi, un prete cattolico molto amato dalla comunità cristiana della regione in cui rivestiva anche l'incarico di presidente della sezione locale della Christian Association of Nigeria.
I terroristi, che hanno assaltato la parrocchia nella notte tra sabato e domenica, non riuscendo ad accedere all'edificio lo hanno dato alle fiamme. "Il corpo carbonizzato di padre Isaac è stato trovato davanti all'ingresso della struttura", ha riferito Wadi Abiodun, portavoce della polizia, aggiungendo che un altro sacerdote, padre Collins Omeh, era riuscito a fuggire ma ha riportato ferite da arma da fuoco ed è ricoverato in ospedale.
Quello delle ultime ore è solo l'ennesimo atto di violenza contro i cristiani nel Nord-Ovest della Nigeria, a maggioranza musulmana. Con l&…
Lo hanno bruciato vivo nella chiesa di San Pietro e Paolo di Kafin Koro, diocesi di Minna, nello Stato di Paikoro in Nigeria. È morto così, da martire, padre Isaac Achi, un prete cattolico molto amato dalla comunità cristiana della regione in cui rivestiva anche l'incarico di presidente della sezione locale della Christian Association of Nigeria.
I terroristi, che hanno assaltato la parrocchia nella notte tra sabato e domenica, non riuscendo ad accedere all'edificio lo hanno dato alle fiamme. "Il corpo carbonizzato di padre Isaac è stato trovato davanti all'ingresso della struttura", ha riferito Wadi Abiodun, portavoce della polizia, aggiungendo che un altro sacerdote, padre Collins Omeh, era riuscito a fuggire ma ha riportato ferite da arma da fuoco ed è ricoverato in ospedale.
Quello delle ultime ore è solo l'ennesimo atto di violenza contro i cristiani nel Nord-Ovest della Nigeria, a maggioranza musulmana. Con l'avvicinarsi delle elezioni del mese prossimo le forze di sicurezza temono ulteriori attacchi. "È un momento terribile. Un prete ucciso in questo modo significa che nessuno è al sicuro. I terroristi rischiano di prendere il sopravvento, è necessaria un'azione drastica per porre fine a questa carneficina", ha affermato il governatore dello Stato di Paikoro Abubakar Sani Bello. "La violenza a sfondo religioso non è rara come mezzo di affermazione del potere tra le tribù nigeriane musulmane e del chieftaincy (sistema di organizzazione sociale dei nativi, ndr) nel suo insieme", spiega l'analista Patrick Okello.
A seguito delle violenze è stato dichiarato il coprifuoco a Lambata, sede del governo locale. "Una misura necessaria per stabilizzare la situazione nell'area, salvare vite umane e consentire il ripristino della legge e dell'ordine", ha sottolineato il governatore, che ha invitato i residenti della zona a cooperare con gli agenti di polizia nell'individuazione dei responsabili dell'attacco.
Con l'omicidio di padre Isaac salgono a sei i sacerdoti uccisi nell'ultimo anno in Nigeria. I terroristi, per lo più milizie jihadiste Fulani, arrivano nei villaggi fingendosi pastori nomadi per poi colpire compiendo atrocità indicibili. Come nella Repubblica democratica del Congo, dove il Papa arriverà a fine mese e dove, sempre oggi, sono morte in un attentato almeno 17 persone. L’attacco è stato compiuto in una chiesa del Congo orientale: un ordigno è stato fatto esplodere nella parrocchia pentecostale di Kasindi-Luvirihya, cittadina al confine con l’Uganda.
"Il bilancio delle vittime è provvisorio, essendo stati trasportati i 60 feriti in vari ospedali. Il numero dei morti è destinato ad aumentare", ha dichiarato Delphin Mupanda, portavoce della società civile di Beni. Il governo ha attribuito l’attacco ai ribelli ugandesi delle Forze democratiche alleate, ma in serata è arrivata la rivendicazione dell’Isis su Telegram. La popolazione locale è stata esortata a evitare assembramenti e a essere vigile. L'esplosione è stata devastante, maciullando i corpi di chi era nella chiesa. Illesi i fedeli seduti nella tenda adiacente, attrezzata per chi non trovava posto all'interno, i primi a cercare di portare aiuto alle vittime.