Ucraina, tra i superstiti di Soledar: “I russi come automi avanzano anche da feriti”
dal nostro inviato Daniele Raineri , dal nostro inviato Daniele RaineriNYKYFORIVKA (DONBASS) - "Sono drogati". I soldati ucraini della 46esima aviotrasportata tentano di spiegare, mentre tornano dal turno sulla linea dei combattimenti a Soledar, il mistero di questi ultimi tre mesi di guerra nel Donbass: i russi che avanzano in schiere compatte come se nessuno gli stesse sparando addosso anche quando prendono proiettili da distanza ravvicinata.
"A uno gli abbiamo fatto saltare la mano, ha continuato a correre verso di noi - dicono a Repubblica - se non lo vedi è difficile da capire. Li chiamavamo con disprezzo "carne" quando in Russia è cominciata la mobilitazione. Poi li abbiamo visti qui: si comportano davvero come se non avessero più il cervello. Stavamo in posizione con la mitragliatrice, abbiamo abbattuto un primo gruppo di russi, il secondo gruppo ha cominciato a correre incontro alla nostra posizione che ancora non avevamo finito di sparare al primo". I soldati ucraini si danno il cambio con …
NYKYFORIVKA (DONBASS) - "Sono drogati". I soldati ucraini della 46esima aviotrasportata tentano di spiegare, mentre tornano dal turno sulla linea dei combattimenti a Soledar, il mistero di questi ultimi tre mesi di guerra nel Donbass: i russi che avanzano in schiere compatte come se nessuno gli stesse sparando addosso anche quando prendono proiettili da distanza ravvicinata.
"A uno gli abbiamo fatto saltare la mano, ha continuato a correre verso di noi - dicono a Repubblica - se non lo vedi è difficile da capire. Li chiamavamo con disprezzo "carne" quando in Russia è cominciata la mobilitazione. Poi li abbiamo visti qui: si comportano davvero come se non avessero più il cervello. Stavamo in posizione con la mitragliatrice, abbiamo abbattuto un primo gruppo di russi, il secondo gruppo ha cominciato a correre incontro alla nostra posizione che ancora non avevamo finito di sparare al primo". I soldati ucraini si danno il cambio con quelli che reggono l'onda d'urto dell'esercito di Mosca, fanno i turni, Soledar ormai è persa ma c'è una linea di difesa a ovest della città per impedire che la sconfitta si allarghi. Vanno e vengono su blindati e furgoni, si fermano qualche ora e poi tornano avanti. Uno ha una garza insanguinata al posto della punta del naso, ridacchia e fuma una sigaretta: "Ho fatto un piercing". Anche lui deve essere sotto l'effetto di farmaci.
Le colline dietro Soledar fanno da barriera temporanea con le loro strade senza asfalto e i fianchi innevati all'avanzata verso ovest dei russi. Al mattino i loro cannoni cominciano a sparare forte, cercano le case e i blindati fra gli alberi, è una cosa che non fanno mai prima delle nove. Dalle radure in cima alle colline gli ucraini rispondono con i camion lanciarazzi, sui tetti dei fuoristrada hanno le parabole degli Starlink per connettersi a internet via satellite. Anche soltanto il rumore di questo bombardamento incrociato fa tremare, immaginarsi cosa voleva dire per i russi trovarcisi in mezzo e avanzare a gruppi verso l'origine del fuoco, in campi dove i cadaveri dei loro compagni dell'ondata precedente giacevano "one on one", come dice un soldato ucraino, uno sopra l'altro. "Devono essere le metanfetamine, quelli che catturiamo vivi sono drogati, parlano a vanvera, hanno gli occhi spalancati.
Abbiamo perso tre palazzi da cinque piani in un giorno. Ci dicevano di non arretrare, ogni giorno ci spostavamo da una casa all'altra. Ho sparato otto granate a razzo in quaranta minuti. Otto! Venivano da qui, da lì, da sotto, hanno fatto un buco nelle pareti per entrare. In mezz'ora fanno un buco e entrano in un palazzo. Ho sentito due esplosioni, venivano dal piano sotterraneo. Esco e ci sono due pederasti che salgono, gli sparo da vicino e salvo i miei". Pederasti è l'insulto che nel gergo dei soldati indica i russi - e la propaganda di Mosca sostiene che è necessario invadere l'Ucraina per impedire che le perversioni omosessuali degli ucraini siano imposte alla Russia. Non è un pranzo di gala.