LONDRA - Uno dei misteri a Downing Street è sempre stato: come faceva Boris Johnson da primo ministro a “sopravvivere” con le 150mila sterline all’anno di stipendio da leader, visto il suo stile di vita, la (terza) moglie Carrie Symonds e due figli, e almeno altri quattro (ufficiali) con l’ex seconda consorte Marina Wheeler? La soluzione del “giallo" sta venendo fuori: basta avere milionari ed enigmatici finanziatori, anche quando si è primo ministro, e la vita è bella.
L’ultima l’ha scoperta il Sunday Times: quando era inquilino di Downing Street, Johnson ha ricevuto ben 800mila sterline (quasi un milione di euro) da Sam Blyth. Chi era costui? Blyth è un milionario canadese nel settore dell’istruzione, ma soprattutto è un cugino in secondo grado di Stanley Johnson, 82enne eccentrico padre di Boris. Questo vago legame di parentela dovrebbe salvare l’ex leader da un’altra inchiesta parlamentare, oltre a quella in corso sul cosiddetto “Partygate". Ma certo rimangono le domande: perché Blyth ha finanziato Boris Johnson? Si scopre che il lontanissimo cugino canadese non solo ha generosamente sganciato un milione ma ha offerto all’ex primo ministro anche la recente vacanza nella Repubblica Dominicana lo scorso ottobre, in una sua magione, prima che Boris si fiondasse a Londra nel tentativo fallito di tornare al Numero 10 dopo il disastro di Liz Truss.
Ma ci sono altre interessanti connessioni tra Johnson e il ricco parente Blyth, che tra le altre cose in Canada ha fondato una catena di ricche scuole private. Per esempio Jo, fratello minore di Boris, è presidente internazionale di Apply Board, una agenzia che si occupa di istruzione globale per la quale, curiosamente, Blyth agisce da consigliere. E, sempre secondo il settimanale inglese, negli stessi mesi dei finanziamenti a Johnson, il milionario canadese sarebbe stato in lizza per una eccellente posizione dirigenziale al British Council, il golem del soft power britannico nel mondo. Uno scenario che però non si sarebbe concretizzato per nebulose ragioni.
Un portavoce di Johnson ha smentito questa ricostruzione al Guardian, sottolineando come l’ex primo ministro "non sarebbe stato assolutamente mai a conoscenza della presunta candidatura di Blyth al British Council”, che il canadese non avrebbe “mai chiesto nulla in cambio" e che, in generale, tutte le donazioni ricevute da Johnson "sono state dichiarate e sottoposte al vaglio del consiglio etico e del Cabinet Office di governo".
In questi giorni, tra l’altro, le persone vicine a Johnson disseminando voci a Westminster di un ritorno dell’ex primo ministro a Number 10, scalzando così Sunak. Al momento, si tratta di fantapolitica e scenari altamente improbabili, vista la delicata situazione finanziaria del Regno Unito e del fatto che mezzo partito conservatore non accetterebbe mai il ritorno di Johnson. Piuttosto, quest’ultimo sta mettendo pressione su Sunak, che davanti ha mesi difficili anche per il possibile accordo con l'Ue sull’Irlanda del Nord inviso all’ala destra del suo partito, per avere qualcos’altro in cambio, probabilmente un seggio più sicuro alle prossime elezioni o forse qualcos’altro di cui ancora non si ha contezza.
Ma allora perché Blyth avrebbe finanziato così lautamente Johnson? Il motivo ancora non si conosce. Ma non è una prima volta per l’ex primo ministro. Quando era ancora in carica, Johnson si fece pagare per esempio parte della ristrutturazione del suo appartamento al Numero 10 dal finanziatore conservatore, David Brownlow. Un altro paperone tory, Anthony Bamford, sta invece ospitando Johnson e famiglia nella sua casa da 20 milioni di sterline a Knightsbridge, il ricco quartiere londinese subito dietro i magazzini Harrods. E lo stesso Bamford, ricorda il Guardian, fu colui che ospitò il matrimonio di Boris e della moglie Carrie Symonds in una villa del XVIII secolo nelle bucoliche Cotswolds. Insomma, per un motivo o per un altro, gli amici a Boris Johnson non mancano mai nel momento del bisogno.