Usa, allarme intelligenza artificiale: "Gli studenti barano con l'algoritmo"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Ottima questa tesi. Ma l'hai scritta tu, o l'intelligenza artificiale di chatbot? Un tempo ormai lontanissimo, i professori che volevano impedire agli studenti di imbrogliare dovevano preoccuparsi dei compiti improvvisamente mangiati dal cane sulla porta di casa, oppure della consulenza non richiesta dei genitori. Oggi combattono una complicatissima battaglia contro i mulini a vento della tecnologia, che sforna in continuazione strumenti sempre più sofisticati per aggirarli. L'ultimo è ChatGPT, robot distribuito a novembre dal laboratorio di intelligenza artificiale OpenAI, che sulla base di minime tracce sa scrivere poesie, lettere d'amore, romanzi, e naturalmente compiti scolastici e tesi.
L'allarme è subito scattato nelle scuole e le università, come riporta il New York Times, per trovare il modo di arginarlo e beccare gli imbroglioni. Ma il problema è assai più ampio, perché un editoriale del quotidia…
NEW YORK - Ottima questa tesi. Ma l'hai scritta tu, o l'intelligenza artificiale di chatbot? Un tempo ormai lontanissimo, i professori che volevano impedire agli studenti di imbrogliare dovevano preoccuparsi dei compiti improvvisamente mangiati dal cane sulla porta di casa, oppure della consulenza non richiesta dei genitori. Oggi combattono una complicatissima battaglia contro i mulini a vento della tecnologia, che sforna in continuazione strumenti sempre più sofisticati per aggirarli. L'ultimo è ChatGPT, robot distribuito a novembre dal laboratorio di intelligenza artificiale OpenAI, che sulla base di minime tracce sa scrivere poesie, lettere d'amore, romanzi, e naturalmente compiti scolastici e tesi.
L'allarme è subito scattato nelle scuole e le università, come riporta il New York Times, per trovare il modo di arginarlo e beccare gli imbroglioni. Ma il problema è assai più ampio, perché un editoriale del quotidiano di Manhattan lancia anche l'allarme sul rischio che questi strumenti pongono per la tenuta della democrazia, mettendo chiunque in grado di lanciare operazioni a tappeto di lobbismo o disinformazione. Il dibattito quindi è diventato se vietare i chatbot, bocciandoli come minaccia, oppure integrarli, cercando di guardare anche al bicchiere mezzo pieno delle opportunità didattiche e operative che offrono.
Per chi non abbia la minima idea di cosa stiamo parlando, i chatbot sono strumenti che usano la sconfinata riserva di informazioni presenti online, per organizzarle come vogliamo. Chiedi di scrivere un saggio sulla teoria della relatività, e lo fanno meglio di Einstein, perché hanno accesso a più dati di quanti lui avrebbe mai potuto sognare. Ma possono anche lanciarsi nella creatività della letteratura o la poesia. A novembre OpenAI ha pubblicato ChatGPT, mettendo questa meraviglia a disposizione di chiunque voglia usarla, e l'analista Nina Schick ha detto a yahoo/finance che "entro il 2025 il 90% dei contenuti online potrebbe essere generato dall'intelligenza artificiale".
Studenti e professori se ne sono accorti, iniziando il gioco del gatto e il topo. Ad esempio Anthony Aumann della Northern Michigan University ha raccontato al New York Times di aver chiesto ai suoi allievi di filosofia un saggio sulla moralità del burqa, e uno in particolare ha scritto un lavoro straordinario. Preso dal sospetto, Aumann gli ha chiesto se l'autore fosse davvero lui, ma lo studente ha confessato che era tutto merito di ChatGPT.
Scuole e università americane prendono il plagio così seriamente, da cacciare chi lo commette, come pure i media. Scoprirlo però diventa sempre più difficile. Molti professori si stanno adeguando, rendendo più complicate le domande dei compiti, oppure privilegiando il lavoro in classe perché più controllabile. Gli istituti pubblici di New York e Seattle hanno bandito i chatbot dai loro computer e network di wi-fi, mentre oltre 6.000 insegnanti hanno sottoscritto il programma GPTZero, realizzato da Edward Tian alla Princeton University proprio per individuare i testi generati dall'intelligenza artificiale.
Sulla pagina degli editoriali del New York Times Nathan Sanders e Bruce Schneier hanno lanciato l'allarme anche per i pericoli corsi dalla democrazia. Ad esempio, chi volesse imitare le operazioni di disinformazione lanciate dalla Internet Research Agency russa per influenzare le presidenziali del 2016, oggi potrebbe farlo con l'intelligenza artificiale da casa, in maniera assai più efficace e molto meno costosa. Discorso simile per i lobbisti, che grazie a questi strumenti possono prendere di mira i politici, sfruttare le loro debolezze, e bombardarli di messaggi per orientare i processi legislativi. Per non parlare poi degli articoli di giornale già scritti dall'AI.
Non tutti i mali vengono per nuocere, però, e secondo Kevin Rose bandire questa tecnologia sarebbe illusorio, perché gli studenti troveranno sempre il modo di aggirare i divieti, mentre anche Google ha lanciato LaMDA, Microsoft medita di investire 10 miliardi in Open AI, e le start up Stability AI e Character.AI stanno preparando strumenti simili. Su TikTok l'hashtag #chatgpt ha attirato oltre 578 milioni di utenti, quindi tanto vale rassegnarsi e pensare a come integrare l'uso dell'intelligenza artificiale nell'insegnamento. Perché questa è la società in cui vivranno gli studenti, e quindi è meglio prepararli.