Iran, 8 anni di carcere all'uomo che ha decapitato la moglie di 17 anni
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoL'omicidio di Mona Heydari a febbraio di un anno fa aveva commosso e indignato l'Iran, frutto di una cultura di sopraffazione e violenza sancita nelle leggi e nell'impunità del cosiddetto "delitto d'onore".
Mona aveva 17 anni, era stata costretta dalla famiglia a sposare suo cugino Sajjad quando ne aveva 12. A 14 avevano avuto un figlio, ma poco dopo lei era scappata da quella prigione di ricatti e violenze che era diventato il suo matriminio di sposa bambina dopo aver cercato invano di convincere il marito aguzzino a concederle il divorzio. Arrivata in Turchia, si era innamorata di un rifugiato siriano, ma anche da lui non aveva trovato rispetto e accoglienza.
I genitori l'avevano convinta a tornare in Iran, le dissero che non le sarebbe successo nulla e lei, sola e senza soldi in Turchia, si era lasciata persuadere. Tornata nella sua città, Ahvaz, nel Sud Ovest dell'Iran, è stata uccisa. Da suo marito.
Sajjad l'ha decapita…
L'omicidio di Mona Heydari a febbraio di un anno fa aveva commosso e indignato l'Iran, frutto di una cultura di sopraffazione e violenza sancita nelle leggi e nell'impunità del cosiddetto "delitto d'onore".
Mona aveva 17 anni, era stata costretta dalla famiglia a sposare suo cugino Sajjad quando ne aveva 12. A 14 avevano avuto un figlio, ma poco dopo lei era scappata da quella prigione di ricatti e violenze che era diventato il suo matriminio di sposa bambina dopo aver cercato invano di convincere il marito aguzzino a concederle il divorzio. Arrivata in Turchia, si era innamorata di un rifugiato siriano, ma anche da lui non aveva trovato rispetto e accoglienza.
I genitori l'avevano convinta a tornare in Iran, le dissero che non le sarebbe successo nulla e lei, sola e senza soldi in Turchia, si era lasciata persuadere. Tornata nella sua città, Ahvaz, nel Sud Ovest dell'Iran, è stata uccisa. Da suo marito.
Sajjad l'ha decapitata esibendo la testa mozzata in giro per le strade del paese, ripreso in video sorridente mentre mostrava quella che considerava una "riparazione" del suo onore offeso. Ieri, la magistratura iraniana ha emesso il verdetto: 8 anni di carcere.
Un portavoce della magistratura ha detto che la "mitezza" della sentenza è dovuta al fatto che i genitori di Mona Heydari avevano "perdonato" suo marito per l'omicidio, e questa circostanza - secondo il codice iraniano basato sul diritto islamico sciita - consente all'imputato di evitare la pena di morte e avere uno sconto di pena.
La battaglia per i diritti delle donne
Dopo l'omicidio di Mona, diversi difensori dei diritti umani avevano chiesto nuove leggi a protezione delle donne, contro la violenza domestica e per aumentare l'età minima per il matrimonio delle ragazze, attualmente fissata a 13 anni. Una bozza di legge era effettivamente arrivata in Parlamento, ma lì si è arenata.
La sentenza sta suscitando clamore e indignazione in Iran, dopo che moltissimi manifestanti sono stati condannati a morte, almeno 26, o a pene ben più serve per aver incendiato un cassonetto, essersi opposti all’hijab obbligatorio o semplicemente per aver cirticato la repressione brutal del governo.
Nella gran parte dei casi in processi di pochi giorni senza le minime tutele legali per gli accusati. Mohsen Shekari, 23 anni, è stato impiccato per aver ferito un basiji e dato fuoco a un bidone della spazzatura durante una manifestazione. Ma non sono solo i manifestanti a pagare il prezzo del loro dissenso. Nasrin Sotoudeh, la più nota avvocatessa per i diritti umani in Iran, è stata condannata a 33 anni di carcere per la sua attività. L’attivista Narges Mohammadi, che ha già trascorso diversi anni in prigione, ha appena ricevuto una nuova condanna a 8 anni. La colpa è sempre la stessa, secondo la Repubblica Islamica: difendere pacificamente i diritti delle donne.