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Missili italiani a Kiev: la nuova propaganda dell'ambasciata russa

Sergei Lavrov (reuters)
Dopo le fake news sul blindato Lince e sulle mine anti-uomo, viene rilanciata come una rivelazione una notizia dello scorso 28 febbraio. L'attenzione della diplomazia di Mosca sull'Italia, con le ultime dichiarazioni di Lavrov, non è mai stata così alta
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L'ambasciata russa a Roma non rinuncia alla propaganda e ai tentativi di condizionare il dibattito italiano sul sostegno alla resistenza ucraina. Dopo una raffica di fake news smascherate dal nostro giornale - le false notizie sul blindato Lince e sulle mine anti-uomo - questa volta cerca di cavalcare un'informazione nota da mesi.

L'etichetta presentata come una rivelazione dall'ambasciata russa conferma qualcosa che è noto sin dalla scorso 28 febbraio ed è stato descritto da tutti i media: il governo italiano ha fornito a Kiev uno stock di missili controcarro Milan. Armi totalmente difensive, consegnate quando la capitale ucraina era sotto assedio delle colonne corazzate di Mosca. E armi molto vecchie: lo si vede pure nella foto diffusa dalla rappresentanza diplomatica, che mostra la data del 1990, ossia trentatré anni fa.

L'ambasciata russa a Roma non rinuncia alla propaganda e ai tentativi di condizionare il dibattito italiano sul sostegno alla resistenza ucraina. Dopo una raffica di fake news smascherate dal nostro giornale - le false notizie sul blindato Lince e sulle mine anti-uomo - questa volta cerca di cavalcare un'informazione nota da mesi.

L'etichetta presentata come una rivelazione dall'ambasciata russa conferma qualcosa che è noto sin dalla scorso 28 febbraio ed è stato descritto da tutti i media: il governo italiano ha fornito a Kiev uno stock di missili controcarro Milan. Armi totalmente difensive, consegnate quando la capitale ucraina era sotto assedio delle colonne corazzate di Mosca. E armi molto vecchie: lo si vede pure nella foto diffusa dalla rappresentanza diplomatica, che mostra la data del 1990, ossia trentatré anni fa.

Questi missili di progettazione francese sono entrati in servizio nel 1971 e sono stati adottati dall'Esercito italiano poco più tardi: l'Oto Melara ha prodotto su licenza oltre 700 lanciatori e 10 mila missili. Gli ordigni - lunghi 77 centimetri e pesanti circa sei chili - sono guidati attraverso un cavo, che limita il raggio di azione a circa due chilometri. Ne sono state poi costruite versioni migliorate, per fronteggiare l'evoluzione dei mezzi corazzati sovietici. Rispetto ai missili controcarro di ultima generazione - come i celebri Javelin - hanno il difetto di richiedere un lanciatore fisso montato su un treppiede, che rende più complesso l'impiego ed espone a rischi maggiori i soldati.  

Le nostre forze armate li hanno tolti dal servizio alla fine degli anni Novanta, destinandoli ai magazzini della riserva. E all'indomani dell'invasione russa, il governo Draghi li ha inclusi nel primo pacchetto di aiuti militari per Kiev. Nonostante l'età, alcuni rapporti dall'Ucraina hanno descritto l'efficacia dei Milan - consegnati pure da Francia e Germania - nel contrastare i tank di Mosca.

Sorprende invece l'attenzione verso le scelte del nostro Paese dedicata dalla diplomazia russa. Dall'inizio dell'anno, più volte il ministero degli Esteri ha contestato la posizione del governo di Roma: "Mi piacciono gli italiani - ha dichiarato ieri il ministro Sergei Lavrov -, sono molto simili ai russi, e ai russi piace il modo di vivere italiano. Non riesco a vederli come gente che costruisce muri e barriere. L'atteggiamento di scontro (con la Russia) è stato imposto all'Europa". E ha aggiunto, come per lanciare un monito: "La rapidità con cui l'Italia si è spostata non solo nel campo di coloro che hanno aderito alle sanzioni, ma nel campo dei leader del fronte anti-russo, almeno sotto il precedente governo, è stato in qualche modo sorprendente per noi".

Una campagna che sembra volere tentare un'influenza sull'esecutivo Meloni, proprio alla vigilia del vertice di Ramstein che deciderà il nuovo contributo italiano alla lotta del popolo ucraino.