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La premio Nobel Matviichuk: "Smettere di armare l'Ucraina è come lasciare una donna sola in ascensore con lo stupratore"

A colloquio con Repubblica a Davos l'attivista insiste sull'importanza di mettere il suo paese in condizione di difendersi
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DAVOS - Oleksandra Matviichuk presiede il Centro per le libertà civili, l’organizzazione che ha vinto il Nobel per la pace nel 2022, ed è stata tra le leader di Euromaidan, la rivoluzione che si è battuta per traghettare l’Ucraina nell’Unione europea e liberarla per sempre dalla sfera d’influenza russa. In quest’intervista con Repubblica l’attivista ci racconta perché è importante che l’Ucraina vinca la guerra contro Putin. E perché si batte per un Tribunale per l’Aggressione che processi i vertici della Russia per i crimini di guerra commessi in Ucraina. Matviichuk è impegnata anche nella battaglia perché l’aggressione di Mosca venga riconosciuta finalmente come un genocidio.

Come risponde un Nobel per la pace ai pacifisti che chiedono di smettere di dare armi all’Ucraina?

“Se un uomo tenta di stuprare una donna in un ascensore e la donna smette …

DAVOS - Oleksandra Matviichuk presiede il Centro per le libertà civili, l’organizzazione che ha vinto il Nobel per la pace nel 2022, ed è stata tra le leader di Euromaidan, la rivoluzione che si è battuta per traghettare l’Ucraina nell’Unione europea e liberarla per sempre dalla sfera d’influenza russa. In quest’intervista con Repubblica l’attivista ci racconta perché è importante che l’Ucraina vinca la guerra contro Putin. E perché si batte per un Tribunale per l’Aggressione che processi i vertici della Russia per i crimini di guerra commessi in Ucraina. Matviichuk è impegnata anche nella battaglia perché l’aggressione di Mosca venga riconosciuta finalmente come un genocidio.

Come risponde un Nobel per la pace ai pacifisti che chiedono di smettere di dare armi all’Ucraina?

“Se un uomo tenta di stuprare una donna in un ascensore e la donna smette di difendersi, cosa succede? Viene violentata. E’ pace, quella? Se si smettono di dare armi all’Ucraina, l’Ucraina sarà occupata. E non ci sarà mai pace. Io ho raccolto le testimonianze dal 2014 nei territori occupati dai russi di miriadi di gente torturata, perseguitata, incarcerata. Quella non è pace, quello è terrore”.

C’è un’enorme pressione sulla Germania da settimane perché fornisca blindati Leopard all’Ucraina. Ma il cancelliere tedesco Scholz non cede. Lei che ne pensa?

“Siamo molto grati per il sostegno dell’Occidente ma per difenderci dalla Russia abbiamo bisogno di un supporto ancora maggiore. E’ quello di cui abbiamo discusso anche qui a Davos: abbiamo bisogno di aerei, di blindati. Se stiamo difendendo anche la libertà dell’Occidente abbiamo bisogno di armi sufficienti per farlo. Ogni giorno di ritardo sulle forniture di armi significa più morte e più terrore. Insomma, non solo la Germania ha un problema nel riconoscere che il vecchio mondo non esiste più, e che la Russia viola l’ordine internazionale. La Corte di Giustizia internazionale ha detto chiaramente che Mosca si deve ritirare dalle aree occupate. Putin sta dimostrando che la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani sono valori illusori perché non possono proteggerti durante una guerra. E la legge del più forte è una legge molto pericolosa. Nel mondo non può tornare la regola che gli Stati farebbero bene non a investire in ricerca, sviluppo, benessere, ma in armi per difendersi. E’ il motivo per cui dobbiamo ristabilire l’ordine mondiale. Putin se vede debolezza va avanti. Si fermerà solo quando lo fermeremo noi. Ma abbiamo anche bisogno di giustizia”.

Quanti crimini di guerra avete raccolto?

“Impossibile da stabilire esattamente, anche solo perché esistono dei territori occupati e controllati dalla Russia. Ma insieme ad altre organizzazioni umanitarie abbiamo raccolto per un’iniziativa che abbiamo chiamato “Tribunal for Putin Initiative” circa 29mila prove di crimini di guerra. Ma è solo la punta dell’iceberg. I russi bombardano deliberatamente ospedali, scuole, quartieri residenziali, campi di filtraggio; deportano ucraini in Russia, mobilitano ucraini per la guerra nei territori occupati, torturano, stuprano, massacrano. E dopo il 24 febbraio la persecuzione si è trasformata in terrore. Facciamo l’esempio di Bucha o Irpin, dove siamo andati subito la liberazione dalle truppe. C’erano cadaveri nei giardini delle loro case. Cioè non erano stati uccisi perché giornalisti, politici, sindaci o attivisti, erano civili massacrati nelle loro case giusto perché il gusto di farlo”.

Che testimonianze avete raccolto nelle prigioni di Kherson e di altri territori occupati?

“In effetti è stato uno dei nostri focus, abbiamo raccolto molte testimonianze, io personalmente ne ho ascoltate a centinaia. Storie orribili di botte, stupri, dita tagliate, unghie strappate, di carcerati torturati con elettrodi sui genitali. Una donna mi ha raccontato di come le hanno tolto un occhio con un cucchiaio. Ho cominciato a chiedermi com’è possibile che un essere umano faccia ad un altro delle cose del genere. Non siamo più nel Medio Evo”.

Lei ha parlato di giustizia. E’ impossibile trascinare la Russia davanti al Tribunale dell’Aja perché fa parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu e può mettere il veto. Ma ci sono alternative? Ad esempio tribunali nazionali come quelli in Germania che grazie al diritto internazionale hanno condannato gli aguzzini siriani di Assad?

“Certo, quello è importante, che i Paesi che lo hanno adottato sfruttino il diritto internazionale. Ma quanti processi possono aprire? Il procuratore generale ucraino ha detto a Davos di aver aperto 17mila procedimenti criminali. Io lavoro direttamente con le persone e documento i crimini di guerra. Ma a volte non posso fare a meno di chiedermi per chi lo faccio. Per me è chiaro che i sistemi nazionali non possono affrontare una montagna di crimini così ampia. Ma chi garantirà giustizia alle centinaia di migliaia di vittime ucraine? Per fortuna siamo in un’epoca digitale in cui si possono registrare testimonianze e prove persino con un cellulare. Ma dobbiamo fare in modo che la giustizia riesca a essere garantita a tutte le vittime”.

E come si fa?

“Primo, come chiede il governo ucraino, sostenuto da vari altri Paesi, bisogna creare un ‘Tribunale speciale dell’Aggressione’. In questo momento non c’è una corte internazionale che abbia la giurisdizione sull’aggressione. I tribunali nazionali non potrebbero annullare l’immunità dei vertici del Cremlino”.

Una Norimberga contro Putin?

“La differenza con Norimberga è che allora le potenze vincitrici portarono davanti alla sbarra i criminali di una nazione sconfitta. Non possiamo aspettare che la Russia perda. Abbiamo bisogno di un tribunale che processi i criminali russi adesso. E l’unico modo è incardinarlo in un’organizzazione internazionale tipo l’Onu. Ma siccome il Consiglio di sicurezza è bloccato, dovremmo puntare a ottenere due terzi dell’Assemblea. Certo, è difficile ottenerla ma bisogna tentare. Bisogna inoltre dimostrare, perché io ne sono certa, che questa è una guerra genocida”.

Volete anche chiedere riparazioni per le vittime già ora?

“Dobbiamo trovare il modo di inserire degli elementi internazionali nei processi ucraini, di far collaborare giudici e procuratori nazionali e internazionali, di creare un meccanismo ibrido che credi un modello. Anche per affrontare una sfida come decine di migliaia di crimini di guerra. Per esempio la Francia ha mandato dei gendarmi a identificare i cadaveri ad aprile nella regione di Kiev. Un aiuto essenziale ma temporaneo. Gli aiuti internazionali dovrebbero essere garantiti permanentemente”.

Quanto è lontana la pace?

“Io lo so perché sono ucraina che nessuno vuole più la pace degli ucraini. Ma i russi vogliono il genocidio, non riconoscono il nostro popolo, la nostra lingua, la nostra cultura”.

Putin è riuscito involontariamente a unire il Paese come mai o no?

“Quando affronti una minaccia esistenziale è chiaro che ciò ti unisce. Ma rispetto ai tempi dell’Urss l’Ucraina contemporanea non ha mai discriminato chi parlava russo, mentre ai tempi della Cortina di ferro chi parlava ucraino veniva trattato come una persona di serie B. Noi siamo una giovane democrazia. Ma dopo l’Euromaidan e la rivoluzione il nostro paese aveva imboccato la strada di una trasformazione democratica: è questo il motivo per cui la Russia ha attaccato l’Ucraina. Non perché ha paura della Nato. Ma perché non voleva che ci unissimo all’Europa, che diventassimo una democrazia sviluppata. Putin non ha paura della Nato, ha paura della libertà. E’ una guerra tra due sistemi, non tra due Paesi. Questa è una guerra dell’autoritarismo contro la democrazia. Ecco perché non possiamo perderla”.