Eva Kaili resta in cella: “Qui mi torturano”. Ed è lite tra gli indagati del Qatargate
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Eva Kaili resta in carcere almeno per un altro mese. Nonostante non veda la figlia molto piccola ormai da oltre due mesi. La procura belga usa ancora la mano pesante nei confronti dell'ex vicepresidente dell'Europarlamento. Dinanzi alla richiesta di scarcerazione e di misure alternative come il braccialetto elettronico presentata dagli avvocati della parlamentare greca, la risposta è stata negativa: pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
Il tutto nonostante la protesta dei suoi legali che denunciano i magistrati di procedere con metodi da "tortura come nel Medioevo" soprattutto in relazione all'impossibilità di vedere la figlia e alle condizioni in cella dove, affermano gli avvocati, "è stata al freddo, con la luce sempre accesa, senza poter dormire o lavarsi". Lo scontro con i giudici è stato duro sul punto. La politica greca ha evidenziato in maniera particolare il trattamento ricevuto in rel…
BRUXELLES - Eva Kaili resta in carcere almeno per un altro mese. Nonostante non veda la figlia molto piccola ormai da oltre due mesi. La procura belga usa ancora la mano pesante nei confronti dell'ex vicepresidente dell'Europarlamento. Dinanzi alla richiesta di scarcerazione e di misure alternative come il braccialetto elettronico presentata dagli avvocati della parlamentare greca, la risposta è stata negativa: pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
Il tutto nonostante la protesta dei suoi legali che denunciano i magistrati di procedere con metodi da "tortura come nel Medioevo" soprattutto in relazione all'impossibilità di vedere la figlia e alle condizioni in cella dove, affermano gli avvocati, "è stata al freddo, con la luce sempre accesa, senza poter dormire o lavarsi". Lo scontro con i giudici è stato duro sul punto. La politica greca ha evidenziato in maniera particolare il trattamento ricevuto in relazione a sua figlia. Una procedura che in effetti ha ricevuto più di una critica.
L'udienza per il riesame della custodia cautelare si è svolta mentre il principale accusato, Antonio Panzeri, sta iniziando a parlare con i giudici e a raccontare i meccanismi i funzionamento della "Cricca". Anzi attraverso il suo legale ha fatto sapere di non essere lui "la mente" dell'operazione. Un primo avvertimento, dunque, che l'ex eurodeputato sta coinvolgendo altre persone nell'inchiesta e il segno di uno scontro tra imputati. "Panzeri - ha evidenziato l'avvocato belga - non ha mai corrotto per se stesso, ma per altre persone in Qatar e Marocco che gli hanno chiesto di farlo e hanno organizzato tutto. Non è lui la mente dell'organizzazione. Ne ha approfittato? Certo. Ha agito attivamente? È vero. Ma non è lui il principale attore".
Ed evidentemente fissa una distanza tra l'italiano e la greca con un rimpallo di colpe e responsabilità. La difesa di Kaili infatti ha sottolinea che la linea di Panzeri è volta in primo luogo a "comprarsi un futuro" ma "vorrei solo che si rendesse conto dell'effetto che può avere su Kaili e il fatto che lei in sei settimane di prigione ha avuto la possibilità di vedere solo due volte sua figlia di ventitré mesi". Un modo piuttosto esplicito per dire che l'ex europarlamentare sta mettendo nei guai gli altri per salvare se stesso.
Alza la tensione anche Marc Tarabella, l'eurodeputato belga, per il quale la procura ha chiesto la revoca dell'immunità. Non si difenderà presso la Commissione parlamentare Juri che deve esaminare se esista o meno un "fumus persecutionis" da parte dei magistrati. "Non parlerò né alla stampa né a nessuno - ha detto - prima di aver parlato con le autorità giudiziarie. Solo loro sono in grado di garantire un procedimento equo".