Ucraina, la pressione di Biden su Putin e il rischio dell’escalation
di Gianluca Di Feo
Joe Biden (afp)
L'analisi. Roma tiene il segreto sul materiale per Kiev: lontani i Samp-T opterà per i vecchi Aspide e i Centauro
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Sarà una guerra lunga e oggi il vertice di Ramstein deciderà fino a dove gli alleati occidentali vogliono spingere il sostegno all’Ucraina. Se limitarsi a metterla in condizioni di rispondere con tutte le forze alla nuova temuta offensiva russa oppure dotarla degli strumenti per contrattaccare in profondità, fino a minacciare la riconquista della Crimea. Questo è il significato politico e militare del dibattito sulle forniture di carri armati Leopard 2 di produzione tedesca, che rende trasparenti le diverse posizioni tra i governi della Nato e anche le incertezze degli Stati Uniti.
Londra guida il “partito dei tank”, che vede allineati Polonia, Finlandia, Danimarca, Olanda, i Baltici, Slovacchia e Repubblica Ceca. La geografia fa capire subito le loro motivazioni: sono soprattutto quei Paesi che invocano una sconfitta definitiva di Mosca, per evitare di essere i prossimi bersagli dell’imperialismo putiniano. Ancora una volta, la Gran Bretagna si è spinta in avanti, annunciando che 14 Challenger 2 andranno a Kiev. Slovacchi, cechi e polacchi prima dell’estate hanno cominciato a trasferire carri armati T-72 d’epoca sovietica. Adesso però Varsavia e Helsinki vogliono consegnare i Leopard 2, cosa che deve essere autorizzata da Berlino. Il premier Scholzsi è sempre detto contrario e ora - di fronte alle polemiche – sembra rovesciare il peso della scelta sulla Casa Bianca: darà il permesso solo se gli Usa forniranno i loro Abrams.
Stiamo parlando di mezzi da sessanta tonnellate con cannoni da 120 millimetri, sistemi di puntamento sofisticati e caratteristiche superiori a gran parte di quelli mandati alla carica dai russi. Un centinaio di tank moderni può cambiare le sorti del conflitto? Pochi lo credono. Ma potrebbero avere un impatto comunque rilevante, perché sarebbero in grado la prossima estate – per addestrare equipaggi e tecnici serviranno almeno quattro mesi – di formare una punta corazzata per aprire la marcia degli ucraini verso la Crimea, annessa da Mosca nel 2014. Il nodo è proprio la Crimea. Il governo tedesco è convinto che un assalto provocherebbe l’escalation: anche ieri il Cremlino ha ribadito di essere pronto a impiegare le testate nucleari in caso di minaccia al territorio nazionale. Nell’amministrazione Biden invece – secondo quanto scritto dal New York Times – l’ipotesi di fornire a Kiev armamenti per colpire la Penisola non è più un tabù, quantomeno come deterrente per spingere Putin al negoziato.
È una mossa particolarmente insidiosa, perché il quadro politico russo non è mai stato così incerto e l’effetto potrebbe essere quello di potenziare il partito dei falchi che chiede allo Zar una reazione molto più incisiva alle iniziative della Nato. E la crepa nel fronte occidentale testimonia quanto siano profonde le paure per l’allargamento di un conflitto che continua a crescere in intensità e ferocia.
Con o senza tank, nel vertice di Ramstein prenderà forma il nuovo volto dell’esercito ucraino, interamente equipaggiato con mezzi occidentali. Sono stati promessi oltre 400 veicoli da combattimento. Cingolati Marder tedeschi, Bradley americani, Cv90 svedesi, Stormer britannici; tutti armati di mitragliere e missili controcarro. Autoblindo Amx RC10 francesi, Stryker statunitensi e canadesi. L’artiglieria semovente sarà rinforzata con semoventi AS90 inglesi, Paladin americani e altri Caesar francesi. Serviranno per creare entro l’estate almeno tre brigate mobili, con personale addestrato in Europa. Se l’offensiva russa arriverà prima, questo piano permetterà a Kiev di gettare nella mischia tutte le riserve, con la certezza che poi saranno rimpiazzate. Allo stesso tempo, arriveranno 5 batterie di missili terra-aria d’ultima generazione e un centinaio di pezzi contraerei per fermare i raid dal cielo. Ancora non è chiaro quale sarà il contributo italiano: il nostro Paese è l’unico a tenere tutto sotto segreto. La cessione dello scudo missilistico Samp-T sembra ancora lontana: più verosimile che partano i vecchi Aspide. E non viene esclusa la possibilità di donare una decina di autoblindo Centauro con cannone da 105 millimetri.
La grande domanda è cosa faranno i russi. Molti si aspettano un attacco su larga scala, diretto verso la capitale o verso Karkhiv, con l’obiettivo di ottenere una vittoria sul campo. Altri osservatori credono che Mosca proseguirà nella guerra d’attrito di queste settimane, con assalti di portata limitata, per logorare lentamente le risorse di Kiev. Il Cremlino punterebbe a sfruttare la quantità di uomini e armi schierati al fronte, incrementando il ritmo della produzione bellica. Questo nella convinzione che il flusso di rifornimenti occidentali rallenterà: in undici mesi gli Stati Uniti hanno già speso 113 miliardi di dollari, metà dei quali in armamenti. La scommessa di Putin, però, finora si è rivelata perdente.