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Israele, ancora un sabato di proteste: più di 100mila in piazza contro il governo Netanyahu

(reuters)
Per la terza settimana consecutiva in migliaia scendono in strada a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa e Beer Sheva per contestare la riforma della giustizia e le derive estremiste del nuovo esecutivo. In strada anche i leader dell'opposizione compreso l'ex premier Lapid
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Per la terza settimana di fila decine di migliaia di israeliani scendono in piazza contro il governo di Benjamin Netanyahu e la sua riforma della giustizia. Sono 130mila i manifestanti a Tel Aviv secondo la stima della polizia riportata da quotidiano Haaretz, un nuovo record dopo gli 80mila dello scorso sabato sera. Questa volta fra loro c'è anche l'ex primo ministro e attuale leader dell'opposizione Yair Lapid.

"Tanta gente che ama questo Paese è venuta qui oggi per difendere la sua democrazia, per difendere i suoi tribunali, per difendere l'idea di convivenza e di bene comune", ha detto Lapid, che la settimana scorsa aveva saltato l'appuntamento in piazza dopo aver saputo che ai politici in attività non sarebbe stato consentito di prendere la parola dal palco.

"Qui ci sono persone che amano Israele, che sono venute a manifestare per uno stato ebraico democratico secondo i valori della Dichiarazione di Indipendenza," ha a…

Per la terza settimana di fila decine di migliaia di israeliani scendono in piazza contro il governo di Benjamin Netanyahu e la sua riforma della giustizia. Sono 130mila i manifestanti a Tel Aviv secondo la stima della polizia riportata da quotidiano Haaretz, un nuovo record dopo gli 80mila dello scorso sabato sera. Questa volta fra loro c'è anche l'ex primo ministro e attuale leader dell'opposizione Yair Lapid.

"Tanta gente che ama questo Paese è venuta qui oggi per difendere la sua democrazia, per difendere i suoi tribunali, per difendere l'idea di convivenza e di bene comune", ha detto Lapid, che la settimana scorsa aveva saltato l'appuntamento in piazza dopo aver saputo che ai politici in attività non sarebbe stato consentito di prendere la parola dal palco.

"Qui ci sono persone che amano Israele, che sono venute a manifestare per uno stato ebraico democratico secondo i valori della Dichiarazione di Indipendenza," ha aggiunto. "Non ci arrenderemo."

In piazza anche altri leader dei partiti d'opposizione, tra cui l'ex Ministro della Difesa Benny Gantz e l'ex Ministro della Giustizia Gideon Sa'ar, e molti esponenti della società civile come lo scrittore David Grossman.

 

La contestata riforma della giustizia

Se il sabato precedente i manifestanti si erano dati appuntamento nella Piazza del Teatro, questa volta sfilano lungo alcune delle arterie principali di Tel Aviv, mentre alcune migliaia di manifestanti si sono ritrovati davanti alla Residenza del Presidente a Gerusalemme, a Haifa e in altre città d'Israele.

Obiettivo principale delle proteste, denunciare il progetto di riforma della giustizia, che il governo punta a passare in tempi molto rapidi. Tra i punti fondamentali della riforma, il quasi azzeramento della possibilità della Corte Suprema di bocciare le leggi approvate dalla Knesset perché in contrasto con le leggi fondamentali dello Stato (che fungono da costituzione informale), la modifica della composizione della commissione incaricata di nominare i giudici a tutti i livelli per conferire la maggioranza dei suoi membri alle forze di governo e la proibizione di utilizzare il criterio di ragionevolezza per annullare atti amministrativi a livello locale e nazionale.

 

Il caso del ministro Deri

A rendere ancora più profonda la frattura fra il governo e i suoi critici, mercoledì la Corte Suprema ha bocciato la nomina a ministro del leader dello Shas Aryeh Deri, proprio utilizzando il criterio della ragionevolezza. Nel gennaio 2021, Deri aveva ricevuto una condanna per reati fiscali e si era dimesso dalla Knesset, impegnandosi a lasciare la vita pubblica in cambio della sospensione della sentenza. Dopo la decisione del tribunale, la coalizione sta lavorando per trovare a Deri una posizione alternativa che gli consenta di mantenere un ruolo di primo piano.

Nonostante le proteste, la maggioranza non sembra intenzionata a cercare compromessi, con Netanyahu che dopo la manifestazione di settimana scorsa ha ricordato come alle elezioni, definite "la madre di tutte le manifestazioni", abbiano partecipato non decine di migliaia ma milioni di cittadini. "Uno dei temi su cui hanno votato è stata proprio la riforma del sistema giudiziario"