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Wes Moore, l'astro nascente del partito democratico Usa: il veterano di guerra che somiglia a Obama

Wes Moore, l'astro nascente del partito democratico Usa: il veterano di guerra che somiglia a Obama
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Nel giorno in cui Joe Biden taglia il traguardo dei due anni di presidenza, i Democratici guardano con speranza al primo governatore afroamericano nella storia del Maryland, indicato come possibile successore
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New York - È Obama senza essere Obama. Gentile nei modi, carismatico, “progressista sui temi sociali" ma “conservatore su quelli fiscali”, un mix che ha conquistato anche i moderati e le stelle di Hollywood, la gente della strada e le signore dei salotti televisivi. Wes Moore, 44 anni, primo governatore afroamericano nella storia del Maryland, terzo governatore ’black’ d’America e unico attualmente in carica negli Stati Uniti, ha una caratteristica in più rispetto all’ex presidente Barack Obama: è stato anche veterano di guerra.

Nel giorno in cui Joe Biden taglia il traguardo dei due anni di presidenza, i Democratici guardano all’astro nascente del partito con una speranza venata di urgenza. È dal giorno dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021, che è cominciato il casting democratico sul successore. Il processo ha toccato il segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer e la vicepresidente Kamala Harris.

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Ora è il turno di Moore, nato a Takoma Park, Maryland, orfano di padre a quattro anni, cresciuto nel Bronx con madre, due sorelle e i nonni giamaicani. E’ stato molte cose: studente modello, allievo dell’accademia militare, laureato in relazioni internazionali, piccola star di fooball. Dopo l’attentato dell’11 settembre decise di arruolarsi e partre per l’Afghanistan, dove rimase due anni, guadagnando i gradi di capitano dell’82ª divisione aerotrasportata, quella delle operazioni speciali con i paracadutisti. Nove anni fa, il congedo. E l’inizio di una nuova carriera, da Rambo a Gordon Gekko di Wall Street: manager alla Deutsche Bank a Manhattan e a Citibank, poi investitore, poi fondatore di una compagnia di produzione televisiva, poi producer per lo show di Oprah Winfrey, la sultana della televisione americana. Lì è cominciato il conto alla rovescia che lo ha portato fin qui. Il veterano ha costruito la sua vena sociale, prodotto docufilm sugli americani, come “All the Difference”, che racconta il percorso di due giovani afroamericani della periferia di Chicago dall’high school al college e oltre.

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Nel 2000 la pubblicazione del suo libro più famoso, “The Other Wes Moore”, in cui aveva raccontato la storia di due ragazzi con lo stesso nome, uno, lui, diventato capitano e producer, l’altro, membro di una gang e condannato a vivere in una cella di due metri per tre, dopo l’omicidio di un poliziotto. Obama è diventato producer e scrittore di successo solo dopo aver fatto il presidente. Moore sta bruciando le tappe. Ma la politica c’era già prima, fin da quando a 18 anni, in un’intervista al New York Times, il figlio di immigrati aveva confessato il suo sogno: studiare legge e fare politica. Dodici anni dopo, nel 2008, avrebbe fatto il suo primo discorso alla convention democratica, a sostegno di Obama.

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Moore è stato accusato di aver edulcorato un po’ troppo il racconto sulla sua adolescenza, e da ora in poi la sua biografia verrà passata ai raggi X, ma la facilità nel parlare alle persone gli ha aperto le porte a una rapida carriera politica. A febbraio 2021 si è candidato a governatore del Maryland, è stato sostenuto dai big del partito, da Nancy Pelosi agli Obama, dalla figlia dei Clinton, Chelsea, al regista Spike Lee, e poi i cantanti Maxwell e Rahee DeVaughn, il rapper Ice Cube e, naturalmente, Oprah, che ha presentato la cerimonia del giuramento da governatore davanti a cinquemila persone.

Tra i donatori, il fondatore di Netflix Reed Hastings, i genitori di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, banchieri e investitori. Gli investitori legati al governatore uscente, il repubblicano Larry Hogan, hanno finanziato la campagna Moore quattro volte più di quella dello sfidante, il trumpiano Dan Cox. Anche la polizia si è schierata con lui: l’Ordine fraterno dei poliziotti del Maryland gli ha dato l’endorsement. Moore ha vinto, giurato e fatto la storia. Come tutti, anche lui dice che non cercava il palcoscenico. Ma ora è al centro della scena, e i Democratici seguiranno ogni sua mossa. La speranza è che si confermi un predestinato e lo faccia in fretta, per potere scrivere un’altra pagina della storia americana: da presidente.