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Perù, battaglia alla San Marcos: la polizia fa irruzione all'università di Lima e arresta più di 150 persone

Da tre giorni decine di manifestanti che chiedono le dimissioni della presidente Boluarte si sono asserragliati nel campus: molti sono studenti, ragazzi e ragazze tra i 23 e i 30 anni; ma altri sono adulti provenienti da altre regioni del Paese. Denunce di violenze da parte della polizia. Il Machu Pichu chiuso a tempo indeterminato
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Non si placa la tensione in Perú. Un contingente della Polizia nazionale, protetto da autoblindo, ha fatto irruzione nell'Università nazionale maggiore di San Marcos a Lima, la principale del Paese, e ha arrestato 150 persone, alcuni dicono fino a 200, che si trovavano da tre giorni asserragliate all'interno. La maggioranza sono studenti, ragazzi e ragazze tra i 23 e i 30 anni; ma altri sono adulti provenienti da altre regioni per partecipare alla manifestazione nazionale tenuta giovedì scorso.

Ci sono proteste e denunce per come sono intervenute le forze dell'ordine. Tutti i presenti sono stati costretti a sdraiarsi a terra, le mani legate dietro la schiena e obbligati a re…

Non si placa la tensione in Perú. Un contingente della Polizia nazionale, protetto da autoblindo, ha fatto irruzione nell'Università nazionale maggiore di San Marcos a Lima, la principale del Paese, e ha arrestato 150 persone, alcuni dicono fino a 200, che si trovavano da tre giorni asserragliate all'interno. La maggioranza sono studenti, ragazzi e ragazze tra i 23 e i 30 anni; ma altri sono adulti provenienti da altre regioni per partecipare alla manifestazione nazionale tenuta giovedì scorso.

Ci sono proteste e denunce per come sono intervenute le forze dell'ordine. Tutti i presenti sono stati costretti a sdraiarsi a terra, le mani legate dietro la schiena e obbligati a restare in silenzio. Una vera retata, con molti eccessi, anche umilianti nei confronti di alcune studentesse che denunciano di essere state costrette a spogliarsi e a restare nude mentre gli agenti le insultavano. "Ci hanno trattato come criminali", hanno sostenuto gli arrestati. Un gruppo di avvocati si è presentato davanti ai cancelli del campus per verificare come venissero trattate le persone sottoposte a fermo. Ma è stato impedito loro l'accesso.

Arrestati studenti e giornalisti

Non è chiaro il motivo del raid. C'è uno scambio di accuse tra il Rettorato e il Coordinamento degli studenti. La direzione della San Marcos in un comunicato spiega che durante la notte tra venerdì e sabato un gruppo di persone che si trovava all'interno dell'università ha aggredito il personale di sicurezza che si era accorto del furto di sette computer e di altrettanti giubbotti antiproiettile. Il rettore ha chiesto a quel punto l'intervento della polizia sostenendo che era stata concessa solo una notte di permanenza nei locali dell'università alle persone giunte dal resto del Perú senza avere un luogo dove alloggiare e i soldi per mangiare. Tra gli arrestati ci sono anche quattro giornalisti di cui è stato chiesto il rilascio da parte dell'Associazione di categoria.

La notizia ha destato nuovo allarme e ha finito per aumentare la tensione già fortissima dopo la battaglia campale di giovedì sera. Mentre il rettore continuava a minimizzare e a dire che tra gli arrestati c'era un gruppo di infiltrati provocatori, altre centinaia di manifestanti si sono riuniti in corteo e diretti verso la Prefettura e la sede della Dirincri, la Direzione nazionale contro la criminalità della polizia nazionale. Sono stati bloccati con un fitto lancio di lacrimogeni e poi dispersi.

Nel primo pomeriggio si erano registrati altri tafferugli nel centro di Lima dove ogni giorno si radunano parte delle 50 mila persone giunte da tutto il Paese per chiedere le dimissioni della presidente Dina Boluarte e immediate nuove elezioni generali. Ci sono prese di posizione da parte di numerose organizzazioni umanitarie e della stessa Commissione interamericana per i diritti umani. Chiedono al governo di spiegare i motivi dello sgombero e degli arresti. Ma soprattutto dare la possibilità agli avvocati di garantire a tutti gli studenti l'assistenza garantita dalla legge.

L'università di Sendero Luminoso

Il sospetto delle autorità era che all'interno della San Marcos ci fossero anche elementi estranei, gente che soffia sul fuoco della protesta per far scivolare il Paese verso una guerra civile strisciante. La San Marcos, nella memoria collettiva dei peruviani, resta il simbolo di una stagione che vide nascere proprio qui le menti di Sendero Luminoso, la spietata organizzazione terroristica che in vent'anni ha provocato 70 mila morti, la maggioranza contadini. Ma si tratta del secolo scorso. Difficile immaginare che nella prestigiosa università si annidino ancora le ceneri di una banda chiusa nel suo ortodosso maoismo e fedele a un capo che adorava come un dio. Il raid è stato più un'azione simbolica. Andava colpito il centro logistico della protesta di questi giorni.

Nelle regioni del sud si continua a erigere barricate (109 blocchi stradali in 35 province, il 17,9 per cento del paese), le vittime ufficiali sono 55: 45 civili morti negli scontri, 9 nei blocchi, 1 poliziotto arso vivo tra le fiamme appiccate alla sua auto. Oltre 1.100 i feriti. La ferrovia che collega Cusco a Machu Picchu è stata lesionata in più punti. Questo ha costretto il ministero della Cultura a decretare la chiusura a tempo indeterminato della celebre cittadella incaica sulle Ande. Gran parte delle 417 persone (300 stranieri) bloccati sul sito sono state portate a Lima. Ma il danno è ingente. Il Perú significa magia, arte, archeologia, storia, musica, cucina. Dal 7 gennaio è un Paese in bilico.