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Le carte segrete in casa riaccendono i dubbi sulla corsa di Joe Biden

(afp)
Se è vero che il suo comportamento collaborativo potrebbe fare la differenza rispetto a Donald Trump, in termini di conseguenze legali, il danno politico ormai è fatto
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New York - Rischia di complicare la ricandidatura di Joe Biden alla Casa Banca nel 2024, se non comprometterla, la saga dei documenti segreti trovati nei suoi uffici e nelle sue residenze. Perché se è vero che il suo comportamento collaborativo potrebbe fare la differenza rispetto a Donald Trump, in termini di conseguenze legali, il danno politico ormai è fatto. E’ durata 13 ore, la perquisizione dell’abitazione del presidente a Wilmington, che gli agenti dell’Fbi hanno condotto venerdì, trovando altre sei carte classificate. Il raid riporta alla mente quello dell’agosto scorso a Mar a Lago per cercare i documenti trafugati da Trump, e anche se gli avvocati di Biden hanno dichiarato di aver invitato l’Fbi a perquisire i locali per fare chiarezza sull’intera vicenda, l’effetto d’immagine è grave. A questo si aggiunge la notizia che il capo di gabinetto Ron Klain si prepara a dare le dimissioni. La ragion…

New York - Rischia di complicare la ricandidatura di Joe Biden alla Casa Banca nel 2024, se non comprometterla, la saga dei documenti segreti trovati nei suoi uffici e nelle sue residenze. Perché se è vero che il suo comportamento collaborativo potrebbe fare la differenza rispetto a Donald Trump, in termini di conseguenze legali, il danno politico ormai è fatto. E’ durata 13 ore, la perquisizione dell’abitazione del presidente a Wilmington, che gli agenti dell’Fbi hanno condotto venerdì, trovando altre sei carte classificate. Il raid riporta alla mente quello dell’agosto scorso a Mar a Lago per cercare i documenti trafugati da Trump, e anche se gli avvocati di Biden hanno dichiarato di aver invitato l’Fbi a perquisire i locali per fare chiarezza sull’intera vicenda, l’effetto d’immagine è grave. A questo si aggiunge la notizia che il capo di gabinetto Ron Klain si prepara a dare le dimissioni. La ragione ufficiale non è questa crisi, ma la sua partenza ne complica ancora di più la gestione.

Tutto era cominciato il 2 novembre scorso, quando gli avvocati del presidente avevano trovato carte segrete nell’ufficio che aveva usato dopo la fine dell’amministrazione Obama. Avevano subito informato il dipartimento alla Giustizia, perché è un reato, e i National Archives, dove dovevano essere consegnate. La notizia però non era uscita, forse perché mancavano pochi giorni alle elezioni mideterm. A dicembre una nuova ricerca aveva scoperto altri documenti a Wilmington e la storia era trapelata. Il segretario alla Giustizia Merrick Garland era stato costretto a riservare a Biden lo stesso trattamento adottato con Trump, nominando il procuratore speciale Robert Hur per investigare la vicenda, così come aveva incaricato Jack Smith di indagare su The Donald.
 
Il capo della Casa Bianca ha detto di essere rimasto stupito dalla scoperta, ma «non c’è nulla di serio», perché sarebbe stata una svista. I legali sottolineano che sul piano giuridico la sua posizione è molto differente, perché non ha trafugato i documenti di proposito, e appena ha scoperto di averli ha denunciato la questione, collaborando in pieno con le autorità. Nel quadro di questa collaborazione, l’avvocato Bob Bauer ha invitato l’Fbi a perquisire la casa di Wilmington, un po’ per trasparenza, e un po’ perché i repubblicani protestano l’uso di due pesi e due misure fra Biden e Trump. Mar a Lago infatti era stata visitata dagli agenti, quando si era scoperto che Donald aveva portato con sè carte vietate. La differenza è che lui non voleva restituirle, mentre il presidente in carica ha denunciato di averle trovate e le ha riconsegnate, ma evitare l’accertamento avrebbe dato una chiara sensazione di favoritismo.

Quindi il dipartimento alla Giustizia ha ordinato la perquisizione, cominciata alle 9,45 di venerdì mattina ed è finita alle 10,30 delle sera. Nè Biden, né sua moglie Jill, erano in casa. Durante le ricerche sono stati trovati altri sei documenti classificati, uno risalente addirittura a quando Joe era senatore. La loro natura non è stata specificata, ma il punto non è più questo. Le carte secretate non si possono portare via, e quando un’amministrazione finisce il mandato deve consegnarle agli archivi nazionali. Il fatto che Biden abbia collaborato potrebbe fare la differenza sul piano delle conseguenze legali, rispetto a Trump che invece aveva puntato i piedi. Sul piano politico però il danno è fatto, primo perché la Casa Bianca ha taciuto per quasi due mesi dopo la scoperta, e secondo perché questa vicenda intacca l’aura di competenza e affidabilità del presidente, proprio mentre si prepara a lanciare la ricandidatura nel 2024.