Arrestato ad Oslo Andrej Medvedev, il disertore del gruppo Wagner che aveva chiesto asilo politico
di Anna Lombardi , di Anna LombardiSi era rifugiato in Norvegia dieci giorni fa affermando di temere ormai per la sua vita. A Oslo, ora, Andrej Medvedev, 26 anni, ex comandante del gruppo mercenario russo Wagner, è stato arrestato per aver violato le leggi sull'immigrazione, come fa sapere la polizia norvegese con un comunicato. Medvedev era penetrato nel Paese scandinavo lo scorso 13 gennaio facendo immediatamente richiesta d'asilo. Al settimanale britannico Guardian aveva precedentemente raccontato in più interviste telefoniche (pubblicate però solo dopo la sua fuga), l'intenzione di disertare dopo che il gruppo paramilitare finanziato da Evgenij Viktorovich Prigozhin - il cosidetto "cuoco di Putin" in virtù delle sue attività nel mondo della ristorazione - ne ha prorogato il contratto di quattro mesi (luglio-novembre) senza il suo assenso.
Dopo il suo ingresso in Norvegia, il suo avvocato, Brynjulf Risnes dello studio Matrix Advokater, h…
Si era rifugiato in Norvegia dieci giorni fa affermando di temere ormai per la sua vita. A Oslo, ora, Andrej Medvedev, 26 anni, ex comandante del gruppo mercenario russo Wagner, è stato arrestato per aver violato le leggi sull'immigrazione, come fa sapere la polizia norvegese con un comunicato. Medvedev era penetrato nel Paese scandinavo lo scorso 13 gennaio facendo immediatamente richiesta d'asilo. Al settimanale britannico Guardian aveva precedentemente raccontato in più interviste telefoniche (pubblicate però solo dopo la sua fuga), l'intenzione di disertare dopo che il gruppo paramilitare finanziato da Evgenij Viktorovich Prigozhin - il cosidetto "cuoco di Putin" in virtù delle sue attività nel mondo della ristorazione - ne ha prorogato il contratto di quattro mesi (luglio-novembre) senza il suo assenso.
Dopo il suo ingresso in Norvegia, il suo avvocato, Brynjulf Risnes dello studio Matrix Advokater, ha detto alle autorità che il suo cliente era pronto a raccontare l'orrore di crimini di guerra cui aveva assistito, negando però ogni ruolo attivo. Fra questi, l'uccisione e i maltrattamenti a ex galeotti russi, arruolati per combattere in prima linea in Ucraina. Di sicuro, negli ultimi dieci giorni Medvedev è stato interrogato più volte. Cosa abbia esattamente condotto al suo arresto, però, nessuno lo sa. "È stato preso in custodia ai sensi della legge sull'immigrazione", si è limitato a dire il funzionario di polizia Jon Andreas Johansen, alla stampa. Qualche altro vago chiarimento lo ha aggiunto ancora l'avvocato Risnes, spiegando che l'uomo si è rifiutato di seguire le restrizioni imposte dalla polizia dal suo arrivo nel Paese. "Ha trovato difficile conformarsi alle tante misure di sicurezza che gli sono state imposte". E rispondendo a quanto sostenuto da Gulagu.net, il gruppo russo che si occupa di diritti umani, secondo cui ora rischia di essere deportato nuovamente in Russia, ha aggiunto "Non è accusato ufficialmente di nulla e difficilmente sarà espulso".
I quesiti sul vero ruolo di Medvedev, gli orrori a cui potrebbe aver partecipato e le circostanze della sua fuga restano. Il racconto da lui fornito è fin troppo avventuroso: ha detto di aver attraversato a piedi il Pasvik approfittando del ghiaccio che ricopriva il fiume che funge da confine fra Russia e Norvegia. Descrivendo pure un rocambolesco inseguimento dove i militari di frontiera russi lo avrebbero braccato coi cani sparandogli addosso più volte. Ma secondo gli esperti, il racconto non torna e ritengono praticamente impossibile che abbia davvero attraversato il confine senza una complicità esterna di qualche tipo.
Di sicuro, sono in tanti a voler ottenere informazioni da lui. E bisognerà chiarire anche la sorte dei tanti detenuti arruolati dalla Wagner e poi dispersi, come fa sapere Olga Romanova, direttrice di Russia dietro le sbarre, una ong che lavora per i diritti dei carcerati. Il gruppo paramilitare ha arruolato almeno 50mila persone in carcere, con la promessa di un'estinzione di pena. Ma in pochi mesi, almeno 40mila di loro sono stati uccisi, feriti, hanno disertato o si sono arresi. Gli ex galeotti che ancora combattono coi mercenari sono, insomma, poco meno di 10mila. E c'è anche chi, fra i disertori, fa ritorno in Russia armato. Uno di loro lo scorso dicembre ha aperto il fuoco contro la polizia a Rostov. Per mascherare il problema, Wagner invia bare vuote ai familiari di mercenari che in realtà non sono mai morti.