Sulle armi a Kiev tutti contro Scholz. “Berlino favorevole all’invio dei tank”
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - "I liberali e i verdi vorrebbero consegnare i Leopard all'Ucraina già da molto tempo". Ma la Spd, il partito del cancelliere Olaf Scholz, "frena". L'europarlamentare verde Hannah Neumann prova a spiegare la posizione internazionale della Germania. In realtà, ad essere ormai chiuso in un bunker sulla fornitura dei blindati Leopard è solo il cancelliere, che non ha neanche più il sostegno della sua coalizione "semaforo". Tanto che al termine della riunione dei ministri degli Esteri Ue, il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha rivelato che sulla vexata quaestio c'è stata una parziale schiarita. Ma non è arrivata dalla cancelleria.
"La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock ha detto in Consiglio che la Germania non blocca l'invio di carri armati Leopard da parte di altri Stati", così Borrell. E ieri dalla Polonia è arrivato l'annuncio d…
BERLINO - "I liberali e i verdi vorrebbero consegnare i Leopard all'Ucraina già da molto tempo". Ma la Spd, il partito del cancelliere Olaf Scholz, "frena". L'europarlamentare verde Hannah Neumann prova a spiegare la posizione internazionale della Germania. In realtà, ad essere ormai chiuso in un bunker sulla fornitura dei blindati Leopard è solo il cancelliere, che non ha neanche più il sostegno della sua coalizione "semaforo". Tanto che al termine della riunione dei ministri degli Esteri Ue, il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha rivelato che sulla vexata quaestio c'è stata una parziale schiarita. Ma non è arrivata dalla cancelleria.
"La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock ha detto in Consiglio che la Germania non blocca l'invio di carri armati Leopard da parte di altri Stati", così Borrell. E ieri dalla Polonia è arrivato l'annuncio di una prossima richiesta ufficiale per poter girare i panzer tedeschi a Kiev. Anche se Varsavia dovrà attendere comunque l'autorizzazione della cancelleria. Ma è chiaro che la fuga in avanti della ministra verde Baerbock - che aveva già anticipato la notizia domenica sera, senza concordarla con Scholz - aumenta la pressione sul cancelliere socialdemocratico.
Sul tema sono uscite nuove indiscrezioni di scontri feroci tra Washington e Berlino: il Consigliere alla Sicurezza Sullivan si sarebbe infuriato con il suo omologo tedesco Ploetner e il Segretario alla Difesa Austin avrebbe avuto uno scambio tesissimo, a margine del vertice di Ramstein, con il capo della cancelleria Schmidt. La cancelleria continua a smentire tutto e a nascondersi dietro alla necessità di coordinarsi con i partner Nato e anzitutto con gli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni gli americani potrebbero persino cedere sulla richiesta tedesca di fornire carri Abrams pur di incassare il via libera di Berlino sui Leopard.
Che il via libera ai Leopard sia imminente (la stima è che ne servano almeno 300, sui duemile custoditi nei depositi europei) lo pensano ormai in molti a Berlino. Ma anche a microfoni spenti nessuno si azzarda a fare previsioni su quando cadrà l'opposizione del cancelliere. Hannah Neumann spiega a Repubblica perché i verdi hanno una posizione così netta sull'Ucraina nonostante la grande tradizione pacifista: "Quando un Paese viene attaccato da un altro Paese, ha il diritto all'autodifesa. Secondo l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il diritto all'autodifesa è indiscutibile e va anche sostenuto. Quindi per noi il pacifismo consiste innanzitutto nel difendere la forza della legge, in modo che non si applichi la legge del più forte. Per questo dobbiamo garantire all'Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno".
Intanto dalla Russia è arrivata, puntuale, la minaccia del falco del Cremlino Dmitri Medvedev: "Il mondo si avvicina al rischio della Terza Guerra Mondiale di fronte ai preparativi di aggressione contro la Russia". Questo, proprio mentre si fa sempre più duro lo scontro tra la Russia e i suoi ex satelliti del Baltico: Mosca ha espulso l'ambasciatore dell'Estonia, accusando il Paese di portare avanti una politica di "totale russofobia". Ma all'inevitabile risposta uguale e contraria di Tallinn si è aggiunta quella della Lettonia, che ha anch'essa ordinato all'ambasciatore russo di lasciare il Paese. La Lituania, dal canto suo, aveva espulso l'ambasciatore di Mosca già nell'aprile dell'anno scorso.