Tensione tra Svezia e Turchia dopo il rogo del Corano. Erdogan: "No all'ingresso nella Nato se non si rispetta l'Islam"
di Daniele Castellani Perelli , di Daniele Castellani PerelliSabato a Stoccolma c'erano appena un centinaio di persone alla manifestazione in cui, come ampiamente annunciato, l'estremista di destra danese-svedese Rasmus Paludan ha bruciato una copia del Corano e ha pronunciato un discorso di un'ora contro l'Islam e l'immigrazione. Eppure il gesto - che sembrava una stanca ripetizione di una provocazione più diffusa qualche anno fa, prima che la pandemia e la guerra in Ucraina scalzassero il jihadismo da minaccia numero uno per l'Occidente - ha provocato condanne e cortei nel mondo islamico e soprattutto ha creato l'ennesima crisi diplomatica tra Svezia e Turchia.
Il gesto di Paludan
Paludan ha agito infatti davanti all'ambasciata della Turchia, consapevole che…
Sabato a Stoccolma c'erano appena un centinaio di persone alla manifestazione in cui, come ampiamente annunciato, l'estremista di destra danese-svedese Rasmus Paludan ha bruciato una copia del Corano e ha pronunciato un discorso di un'ora contro l'Islam e l'immigrazione. Eppure il gesto - che sembrava una stanca ripetizione di una provocazione più diffusa qualche anno fa, prima che la pandemia e la guerra in Ucraina scalzassero il jihadismo da minaccia numero uno per l'Occidente - ha provocato condanne e cortei nel mondo islamico e soprattutto ha creato l'ennesima crisi diplomatica tra Svezia e Turchia.
Il gesto di Paludan
Paludan ha agito infatti davanti all'ambasciata della Turchia, consapevole che questo gli avrebbe procurato il massimo impatto mediatico possibile. A causa della crescente minaccia russa, la Svezia vuole infatti entrare nella Nato e Ankara, come noto, farà cadere il suo veto solo se Stoccolma continuerà a consegnare i "terroristi", perlopiù oppositori curdi di Erdogan, che ospita. "Se non ci sarà rispetto per la fede delle persone religiose non ci sarà sostegno da parte nostra (alla candidatura alla Nato, ndr). Nessun individuo ha la libertà di insultare la fede dei musulmani", ha tuonato ieri Erdogan, condannando il gesto di Paludan. Nei giorni scorsi Ankara, per lo stesso motivo, aveva convocato l'ambasciatore e cancellato una visita del ministro della Difesa svedese. Il ministro degli Esteri aveva definito l'azione dell'estremista "un crimine di odio", e aveva chiesto che fosse fermato.
La reazione del governo
Il governo di Stoccolma ha condannato la provocazione dell'estremista di destra, ma ha ricordato che la manifestazione è stata autorizzata, come in passato, in nome della libertà di parola. "La libertà di espressione è una parte fondamentale della democrazia, ma ciò che è legale non è necessariamente appropriato. Bruciare libri sacri per molti è un atto profondamente irrispettoso - ha detto il premier Ulf Kristersson - Voglio esprimere la mia solidarietà a tutti i musulmani che sono offesi da quanto è accaduto a Stoccolma". "Il governo non sostiene in nessun modo la distruzione col fuoco di scritture considerate sacre, ma in Svezia abbiamo la libertà di espressione e dal punto di vista legale questo caso è permesso. Abbiamo però detto chiaramente che non prendiamo le parti di chi lo ha fatto", ha aggiunto il ministro degli Esteri Tobias Billström.
Il Dipartimento di Stato americano
Concetti simili sono stati espressi oggi anche dal Dipartimento di Stato americano, secondo cui "bruciare libri che per molte persone sono sacri è un atto profondamente irrispettoso", mentre sul piano politico nulla ovviamente cambia: "Svezia e Finlandia sono pronte ad entrare nella Nato".
Il dibattito in Svezia
Lo scontro arriva in una fase in cui crescono in Svezia le voci di chi prova disagio per le concessioni strappate da Erdogan. Una settimana fa un immigrato curdo aveva mostrato davanti al municipio di Stoccolma un ritratto di Erdogan a testa in giù, alla maniera di Benito Mussolini a piazzale Loreto, e anche in questo caso era stato convocato l'ambasciatore. Sabato i curdi sono scesi di nuovo anche loro in piazza. Ma pochi giorni prima si era fatto sentire anche Jimmie Akesson - il leader dell'estrema destra dei Democratici svedesi, secondo partito del Paese, formazione islamofoba che con il suo appoggio esterno è decisiva per la tenuta del governo di centrodestra. Akesson ha definito Erdogan "un dittatore islamico" e ha invitato il proprio premier a non venire a patti con la Turchia, "un sistema anti-democratico".