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Usa, via le mascotte della m&m's: la virata inclusiva non piace ai conservatori

Il restyling inclusivo delle mascotte 
Addio ai bottoni di cioccolato parlanti dopo che "Fox News" ha accusato l'azienda americana di aver ceduto alla cultura woke nel restyling dei famosi personaggi. Ma non è la prima volta che il mondo dei creativi pubblicitari americani finisce nella bufera
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NEW YORK - Stivaletti anni '60, tacchi a spillo, ma anche lattine gelate, sposi ripieni di cioccolata, cyclette in regalo e saponette a prova di killer. Negli ultimi dieci anni la vita dei creativi pubblicitari americani è finita più volte nella bufera, ma quello che è successo alle mascotte colorate di M&M's non ha precedenti: il solo passare da stivaletti bianchi a sneaker, e da tacchi a spillo a scarpe con tacco basso, ha scatenato polemiche e provocato un'ondata di proteste, al punto che la Mars ha deciso di "mettere in pausa a tempo indeterminato" le sue popolari mascotte che promuovevano in tutto il mondo le palline colorate ripiene di zucchero, burro e pasta di cacao.

La compagnia americana, nata in New Jersey nel 1941, ha annunciato su Twitter che rinuncerà alle sue mascotte, Red, Yellow, Green, Blue, Orange e Brown, per "evitare un'ulteriore polarizzazione". La decisione è stata presa dopo che i creat…

NEW YORK - Stivaletti anni '60, tacchi a spillo, ma anche lattine gelate, sposi ripieni di cioccolata, cyclette in regalo e saponette a prova di killer. Negli ultimi dieci anni la vita dei creativi pubblicitari americani è finita più volte nella bufera, ma quello che è successo alle mascotte colorate di M&M's non ha precedenti: il solo passare da stivaletti bianchi a sneaker, e da tacchi a spillo a scarpe con tacco basso, ha scatenato polemiche e provocato un'ondata di proteste, al punto che la Mars ha deciso di "mettere in pausa a tempo indeterminato" le sue popolari mascotte che promuovevano in tutto il mondo le palline colorate ripiene di zucchero, burro e pasta di cacao.

La compagnia americana, nata in New Jersey nel 1941, ha annunciato su Twitter che rinuncerà alle sue mascotte, Red, Yellow, Green, Blue, Orange e Brown, per "evitare un'ulteriore polarizzazione". La decisione è stata presa dopo che i creativi avevano cambiato un paio di dettagli a Green e Brown, per renderle più "inclusive" e meno sessiste: alla prima avevano tolto gli stivaletti anni '60, per sostituirli con un paio di sneaker; a Ms. Brown erano stati tolti gli stilosi tacchi a spillo per un paio di scapre dal tacco ridotto.

Il cambiamento, sfuggito alla maggior parte del pubblico, non è piaciuto a Tucker Carlson, conduttore più celebre della rete conservatrice Fox News. Carlson ha attaccato questa decisione in un intervento in prima serata, a gennaio di un anno fa, e lo ha ripetuto a ottobre, accusando la compagnia di "aver reso meno sexy" Green e Brown, al punto dal confessare che non avrebbe preso un drink con nessuna delle due. È difficile che qualcuno voglia con due mascotte, ma il messaggio è diventato virale e altri americani si sono uniti alla protesta. Il cambio di scarpe di Ms Green e Ms Brown è stato visto come un cedimento alla cultura "woke" dell'inclusività.

Così è arrivato l'annuncio: "Non eravamo certi che qualcuno lo avrebbe notato - ha scritto la Mars su Twitter - Ma ora abbiamo capito che anche le scarpe di un dolce possono essere polarizzanti, cioè l'ultima cosa che M&M's avrebbe voluto". L'azienda ha così spiegato che sostituirà le mascotte con l'attrice comica e doppiatrice Maya Rudolph, famosa per le sue imitazioni di Beyoncé e Donatella Versace. "Siamo certi - ha spiegato la compagnia - che Miss Rudolph rappresenterà al meglio la capacità del divertimento di far sentire ognuno parte del mondo".

Negli ultimi vent'anni sono stati molti i prodotti finiti nella bufera, ma per motivi più evidenti e non inclusivi come nel caso di M&M's. Nel 2004 Dove lanciò uno spot per dimostrare che una donna afroamericana poteva diventare bianca, e dunque "più pulita", usando i suoi prodotti. Sette anni dopo la Procter & Gamble pensò di celebrare degnamente la festa della mamma, invitando a regalare una confezione di Mr. Clean, il nostro Mastro Lindo, per far tornare le donne a fare "quello che davvero conta", cioè pulire la casa. 

Nel 2017 la Pepsi finì nella bufera per aver lanciato una clip in cui una avvenente ragazza in jeans risolveva tutti i problemi sociali di scontri tra afroamericani e polizia, con il semplice distribuire lattine di bibita fresca ad agenti belli e docili, mentre nello stesso anno la Nivea pensò bene di lanciare lo slogan "bianco è purezza". Anche lì polemiche. Se nel 2012 la Reebok invitava a "tradire la tua ragazza ma non il lavoro che fai in palestra", cinque anni fa H&M è inciampata su razzismo nella maniera peggiore: nel suo spot compariva un bambino afroamericano con una felpa verde e la scritta "the coolest monkey in the jungle", cioè la scimmia più alla moda della jungla. Nel 2012 la Reese, invece, riuscì nella difficile impresa di unire cattivo gusto a un terribile messaggio: una coppia di freschi sposi, con ancora gli abiti nuziali addosso, si lanciava in un'acrobatica sessione di sesso culminata con una pioggia colorata di praline che finivano addosso alla sposa, a bocca aperta.

Oppure Dettol, marca di saponette diventata famosa per la sua pubblicità horror: lo slogan promuoveva il sapone là dove quelli tradizionali non sarebbero bastati. E forniva un esempio: nella foto pubblicitaria appariva sullo sfondo il corpo di un uomo trafitto da un lungo coltello da macellaio piantato nel petto, e in primo piano il braccio coperto di sangue dell'assassino.