Corruzione in Ucraina, le epurazioni di Zelensky per placare gli alleati
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Arresti e licenziamenti, dimissioni e fughe all’estero, inchieste fino ai vertici del governo e un generale rimpasto che ridisegna l’architettura del potere in Ucraina: a Kiev è in corso un terremoto politico senza precedenti. Se ne sono andati ieri sei viceministri, cinque governatori (che in tempo di guerra sono i responsabili delle amministrazioni militari regionali), e il vice procuratore generale. Molte altre poltrone, tra cui persino quelle del primo ministro Denys Shmyhal e del capo dell’amministrazione presidenziale Andriy Yermak, traballano.
Perché Zelensky non aveva alternative
È una purga colossale comminata direttamente dal presidente Zelensky a suon di decreti, dopo una lunga serie di scandali che nei giorni scorsi hanno scosso in profondità il Paese, e di cui ancora non si conoscono i confini: dalle tangenti sui generatori acquistati per sopravvivere alla tattica russa di distruzione delle infrastruttur…
ODESSA - Arresti e licenziamenti, dimissioni e fughe all’estero, inchieste fino ai vertici del governo e un generale rimpasto che ridisegna l’architettura del potere in Ucraina: a Kiev è in corso un terremoto politico senza precedenti. Se ne sono andati ieri sei viceministri, cinque governatori (che in tempo di guerra sono i responsabili delle amministrazioni militari regionali), e il vice procuratore generale. Molte altre poltrone, tra cui persino quelle del primo ministro Denys Shmyhal e del capo dell’amministrazione presidenziale Andriy Yermak, traballano.
Perché Zelensky non aveva alternative
È una purga colossale comminata direttamente dal presidente Zelensky a suon di decreti, dopo una lunga serie di scandali che nei giorni scorsi hanno scosso in profondità il Paese, e di cui ancora non si conoscono i confini: dalle tangenti sui generatori acquistati per sopravvivere alla tattica russa di distruzione delle infrastrutture energetiche, alla cresta sulla gavetta dei soldati, le inchieste della magistratura sono appena all’inizio e la ghigliottina politica ha tutta l’aria di essere pronta a nuove esecuzioni eccellenti. Zelensky non ha alternative: da un lato ha bisogno di rinsaldare le fila alla vigilia di una fase decisiva nel conflitto, quella della probabile avanzata russa e della controffensiva ucraina; dall’altro deve rispondere alle crescenti pressioni internazionali. Più di metà del bilancio dell’Ucraina in guerra è oggi costituita dagli aiuti in dollari e in euro che piovono da Usa e Ue, e le cancellerie non sono più disposte ad accettare la risposta che il governo di Kiev ha dato finora di fronte alle accuse di corruzione. Un fenomeno che resta ben oltre i livelli di guardia: il ministro della Giustizia, Denis Malyuska, ha pubblicato sul sito del ministero una foto con il presidente della Verkhovna Rada, Ruslan Stefanchuk, in una cella superlusso a pagamento: “Ci stavamo preparando da un pezzo”, ha detto riferendosi agli arresti arrivati e annunciati. La celle lusso a pagamento esistono in tutta l’Ucraina: a Kiev si pagano 2.000 grivne al giorno, 8000 se ci si ferma una settimana, 12mila con lo sconto mensile.
Fino a ieri, Zelensky e i suoi uomini avevano replicato agli scandali che di tanto in tanto coinvolgevano alti funzionari dello Stato negando tutto: erano, sostenevano, tentativi di destabilizzazione orchestrati dal Cremlino e dai filorussi. Ma ora Kiev rischia la chiusura dei rubinetti, e la musica è cambiata. Ieri mattina sono arrivate le dimissioni del vice capo dell'ufficio presidenziale, Kyrylo Tymoshenko; quelle del viceministro della Difesa, Vyacheslav Shapovalov, e poi quelle del vice procuratore generale Alexei Simonenko.
I lussi di Tymoshenko
È solo l’inizio: "Questa settimana sarà un momento di decisioni importanti”, ha detto Zelensky annunciando un rimpasto generale ai vertici di tutto l’apparato statale scosso dagli scandali. Tymoshenko, pizzicato alla guida di uno dei Suv Chevrolet Tahoe che General Motors aveva donato per salvare gli ucraini portandoli fuori dalle zone di guerra e per svolgere missioni umanitarie, aveva rimediato sostituendola con una Porsche Taycan 4S da centomila dollari. Nel frattempo, si era trasferito ad abitare nel quartiere più lussuoso della capitale, in una villa accanto a quelle degli oligarchi: uno stile di vita ingombrante in un Paese in guerra in cui una fetta ormai cospicua del territorio è ridotta in macerie.
Per certo Yermak, il suo capo, non lo ha aiutato: i rapporti tra i due sono tesi, ma ad affossare Timoshenko sono le inchieste dell’anti corruzione e le inchieste giornalistiche. La Porsche su cui ha scorrazzato per mesi, fotografato dalle telecamere, appartiene a Novem Logistik LLC, una società di Kiev nella cui sede fino al 24 febbraio si riuniva regolarmente la fazione di Servitore del popolo, il partito dello stesso Zelensky. Il proprietario della società è Vemir Davityan, un faccendiere che fa il dirigente ombra nella regione di Zaporizhzya, assiduo dell’Ufficio del presidente e in rapporti di amicizia con il capo della fazione presidenziale in parlamento, David Arakhamia. “Glie l’ho prestata per un giro di prova”, aveva provato a cavarsela Davityan.
E i rapporti scottanti di Tymoshenko, come gli scandali che lo riguardano, non finiscono qui: la villa di 1.200 metri quadrati in un quartiere vip di Kiev appartenente all'uomo d'affari Igor Nikonov: è una delle cento persone più ricche d’Ucraina, ed è un grande costruttore edile e capo consigliere del sindaco di Kiev. E, guarda caso, Timoshenko è responsabile delle ricostruzioni nei territori distrutti, e già prima dello scoppio della guerra uno dei compiti principali era supervisionare il programma presidenziale "Grandi costruzioni”. Un peccatuccio simile a quello che ha costretto alle dimissioni anche l'ex vicepresidente del partito di governo dei Servitori del popolo, Pavlo Khalimon: ha acquistato una villa per 10 milioni di grivne a giugno dell’anno scorso.
Un impresentabile, Timoshenko, eppure secondo indiscrezioni non è destinato a sparire dalla scena politica e dai radar del presidente: potrebbe diventare, dicono, governatore militare di Kherson, un ruolo prestigioso in cui occorre un uomo di fiducia ma in cui non potrà vivere la vita spumeggiante dei ricchi di Kiev in cui si era immerso.
Lo scandalo di Shapovalov
Il secondo dei dimessi è il vice ministro della Difesa, Vyacheslav Shapovalov: paga invece lo scandalo per le forniture gonfiate delle razioni di cibo per i soldati al fronte, una figuraccia che ha coinvolto la Difesa fino a lambire lo stesso ministro Reznikov, che ha respinto le accuse e la cui posizione, dopo le rassicurazioni ricevute, appare al momento salda. Pochi giorni fa un giornalista, Yuri Nikolov, ha pubblicato un'inchiesta secondo cui il ministero della Difesa acquista prodotti a prezzi doppi e tripli rispetto a quelli di un supermercato di Kiev per servizi di ristorazione per le unità militari nelle regioni di Kiev, Poltava, Sumy, Zhytomyr, Chernihiv e Cherkasy. Un appalto da 13 miliardi di grivne firmato un mese fa: il 23 dicembre, alla vigilia di Natale. "La responsabilità del tentativo di sottrarre 4 miliardi di grivne alle Forze armate ucraine – cioè il prezzo in eccesso che sarebbe stato pagato - ricade interamente sul ministro Reznikov, il cui dipartimento continua a giustificare”, scrive su Telegram il capo del Centro anticorruzione, Vitaly Shabunin, noto per i suoi ottimi rapporti con l’Occidente.
Ma la revisione della governance della macchina statale è solo all’inizio: “Analizzeremo ogni situazione in dettaglio. Per quello che riguarda l'energia e gli appalti, per i rapporti tra governo centrale e regioni e per le forniture per i militari", ha sottolineato ieri il presidente Zelensky. Poche ore dopo sono arrivate le dimissioni di cinque governatori. Quattro erano quelli delle regioni supervisionate da Tymoshenko: quello di Dnipro, Valentin Reznichenko, imputato per un appalto da 1,5 miliardi di grivne vinto da un suo amico per la manutenzione delle strade della regione; quello di Zapo, Alexander Starukh; di Sumy, Dmitry Zhivitsky; e di Kherson, Yaroslav Yanushevich. Il quinto dimissionario è quello di Kiev, Alexey Kuleba, ma nel suo caso si tratta di una promozione: è destinato, pare a prendere il posto di Timoshenko come vice capo dell’Ufficio presidenziale.
Le altre dimissioni eccellenti
Non è finita. Si sono dimessi il viceministro delle Infrastrutture Ivan Lukerya e quello dello Sviluppo delle Comunità e dei Territori, Vyacheslav Negoda. Addii che seguono l’arresto di Vasily Lozinsky, ex vice ministro per lo Sviluppo delle Comunità, Territori e Infrastrutture: secondo la Nabu, l’anticorruzione ucraina, Lozinsky aveva intascato una mazzetta da 400mila dollari su un appalto da 1,8 miliardi per i generatori di corrente, essenziali in un paese che qui e là ha venti grandi sotto zero ed è in black out per i missili russi. È stato destituito domenica, ed è da qui che s’è aperto di il vaso di Pandora.
Che cosa ne uscirà è presto per dirlo, ma potrebbero volerci ore per scoprirlo. Tra le poltrone traballanti c’è quella del primo ministro Denys Shmyhal: “Nel 2013 – scrive il caporedattore di Censor.net, Yuriy Butusov - è stato Shmyhal a nominare Lozinsky capo della sezione investimenti nel suo dipartimento. E nel febbraio 2020, subito dopo la nomina ha nominato Lozinsky come suo primo vice. Gli stretti legami tra loro non sono una teoria” ed è “improbabile che Lozinsky abbia discusso di tangenti all'insaputa dello stesso Shmyhal, che controlla la distribuzione dei fondi e approva i costi”. E ci sono voci insistenti sulle prossime dimissioni di altri tre ministri: quelli dell'energia, Galushchenk; dello sport, Vadim Gutsait, e delle industrie strategiche, Pavel Ryabikin.
Gli scandali per corruzione sono una costante in Ucraina, e lo stesso presidente Zelensky deve la sua elezione proprio alla volontà popolare di portare al potere un outsider che garantisse una rottura rispetto alla cupola di affari e politica che aveva gestito la democrazia ucraina allo scioglimento dell’Urss. Ma gli scandali affiorati in queste ultime settimane dimostrano che la corruzione resta un immenso problema nel Paese nonostante la guerra in corso e arrivano a lambire perfino il suo braccio destro, Yermah. A settembre l'agente Nabu Yevgeny Shevchenko lo ha accusato insieme a Tymoshenko e ad Arakhamia di essere coinvolti nella rivendita in alcune catene di aiuti umanitari destinati a Zaporizhzhya. E lunedì un'inchiesta di Bigus sostiene che Yermak, tramite una persona a lui vicina, Artem Kolyubayev, sarebbe entrato nel settore delle costruzioni nel 2019 e nel 2020 insieme al deputato Viktor Medvedchuk, considerato un traditore, arrestato e scambiato con prigionieri ucraini.
E balla anche la poltona di Oleg Tatarov, vicepresidente dell'ufficio presidenziale, responsabile dell'Ufficio investigativo statale, del Servizio di sicurezza e dell'Ufficio del procuratore generale: è tra quelli che hanno bloccato la nomina del nuovo capo dell'Ufficio del Sap, il procuratore speciale anticorruzione, Alexander Klimenko, che mentre lavorava alla Nabu indagava sul coinvolgimento di Tatarov nella frode degli alloggi per la Guardia nazionale, un caso insabbiato dal governo. E aver ostacolato gli uffici di indagine è una delle lamentele dei partner internazionali che chiedono riforme.
Tanto è il livello degli scandali che Zelensky ha vietato agli ucraini in uffici pubblici di lasciare il Paese se non per servizio e sotto verifica dei Servizi. La decisione, assunta formalmente dal Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa, coinvolge tutti, fino agli stessi vice del presidente. “Vale per tutti i funzionari del governo centrale, per le autorità locali, le forze dell'ordine, i deputati, i pubblici ministeri e tutti coloro che dovrebbero lavorare per lo Stato e nello Stato. Se vogliono riposarsi ora, lo faranno dimettendosi”, ha detto Zelensky. Una decisione, anche qui, che arriva dopo lo scandalo per le feste del vice procuratore generale Simonenko, che ha trascorso Capodanno con famiglia a Marbella, in Spagna: dieci giorni al volante dell'auto della società Grand Hotel Holding, di proprietà della moglie di un oligarca di Lviv, Grigory Kozlovsky. A tradirli sono state le foto pubblicate da sua moglie sui social network; la stessa leggerezza che ha tradito Ivanna Plantovskaya, portavoce della Guardia di frontiera, che ha postato una foto scattatale a Capodanno in versione supersexy sotto la torre Eiffel, mentre migliaia di donne ucraine combattevano al fronte o tremavano per i mariti in prima linea. Comportamenti che la società ucraina non sopporta più.