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L'Australia si divide su "The Voice": referendum per inserire nella Costituzione il diritto degli aborigeni a far sentire la loro voce

Il premier australiano Anthony Albanese (ansa)
Per i leader della popolazione originaria è necessaria la modifica, ma per l'opposizione c'è il rischio che si crei una sorta di terza camera del Parlamento basata sulla razza
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LONDRA – L’Australia voterà quest’anno in un referendum per decidere se modificare la propria Costituzione, inserendo un articolo che dia “voce” alla popolazione aborigena nazionale nel consigliare la politica del governo. Se la proposta verrà approvata si chiamerà proprio così, “The Voice” (La Voce), l’organismo a cui spetterà di fare sentire con più forza le ragioni della etnia indigena che abitava l’immensa nazione-continente prima dell’arrivo dei colonizzatori bianchi inglesi e che oggi rappresenta una minoranza spesso discriminata e oppressa.

Ma non è detto che l’iniziativa avrà successo. Gli oppositori del progetto affermano che c’è il rischio di dividere la nazione in base alle razze senza garanzie di ridurre gli svantaggi sociali e la diseguaglianza sofferti dagli aborigeni. Vari commentatori affermano che non è ancora emerso il sostegn…

LONDRA – L’Australia voterà quest’anno in un referendum per decidere se modificare la propria Costituzione, inserendo un articolo che dia “voce” alla popolazione aborigena nazionale nel consigliare la politica del governo. Se la proposta verrà approvata si chiamerà proprio così, “The Voice” (La Voce), l’organismo a cui spetterà di fare sentire con più forza le ragioni della etnia indigena che abitava l’immensa nazione-continente prima dell’arrivo dei colonizzatori bianchi inglesi e che oggi rappresenta una minoranza spesso discriminata e oppressa.

Ma non è detto che l’iniziativa avrà successo. Gli oppositori del progetto affermano che c’è il rischio di dividere la nazione in base alle razze senza garanzie di ridurre gli svantaggi sociali e la diseguaglianza sofferti dagli aborigeni. Vari commentatori affermano che non è ancora emerso il sostegno bipartisan necessario ad approvare la modifica costituzionale.

I propositori della riforma sostengono tuttavia che inserire nella Costituzione “una voce organica in difesa degli aborigeni” riconoscerebbe il ruolo speciale che la popolazione indigena ha avuto nella storia dell’Australia, dando loro per la prima volta un ruolo esplicito nell’elaborazione della politica nazionale.

Gli aborigeni rappresentano il 3,2 per cento della popolazione australiana secondo il censimento del 2021, un aumento del 25 per cento rispetto al precedente censimento del 2016: la crescita è probabilmente dovuta al fatto che il declino nella discriminazione nei confronti degli aborigeni ha incoraggiato un maggior numero di australiani a riconoscere le proprie radici indigene. Gli scettici ritengono invece che più gente si identifichi con la minoranza aborigena per usufruire dei benefici assistenziali offerti ad essa dallo Stato. Quali che siano i vantaggi di identificarsi come un aborigeno, gli svantaggi sono innegabili: le statistiche indicano che gli aborigeni muoiono più giovani, fanno più fatica a trovare lavoro, hanno un livello di istruzione più basso e sono più rappresentati tra la popolazione carceraria rispetto all’australiano medio.

L’idea di stabilire una "voce” per gli aborigeni nella Costituzione australiana è stata lanciata nel 2017 da un gruppo di 250 loro leader che si incontrarono a Uluru, una roccia considerata sacra nell’Australia centrale. L’allora governo conservatore respinse immediatamente la proposta, giudicandola un meccanismo per instaurare “una terza camera del Parlamento” oltre alla Camera e al Senato nazionali. Ma dopo la vittoria del partito laburista alle elezioni del maggio scorso, il nuovo premier di origine italiana Anthony Albanese ha dichiarato nel suo primo discorso l’impegno del suo governo a creare “The Voice” nella Costituzione per proteggere i diritti degli aborigeni.