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La guerra dei robot. L'ex capo dell'agenzia spaziale russa: "Contro i tank occidentali in campo i Marker"

Un Ugv di fabbricazione sudcoreana 
Mosca pronta a schierare i mini-carri armati senza equipaggio umano sperimentati dall 2019. Il cuore del sistema è un “cervello elettronico” con intelligenza artificiale che gli permette di analizzare le immagini e riconoscere i bersagli. Anche Kiev aveva annunciato gli Gnom, mezzi corazzati teleguidati
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La guerra dei droidi viene già combattuta nei cieli dell’Ucraina, con robot volanti che si sfidano: il primo abbattimento di un drone da parte di un altro mezzo telecomandato è stato documentato più di due mesi fa. Adesso però si prepara un altro scenario da fantascienza: l’entrata in campo dei tank-robot.

Secondo Dimitry Rogozin, ex capo dell’agenzia spaziale Roscosmos ed ex vicepremier, la Russia è pronta a schierare i Marker, mini-carri armati senza equipaggio umano che tecnicamente vengono chiamati con la sigla UGV (Unmanned Ground Vehicle). Il prototipo è stato costruito dagli scienziati della Fpi, la Fondazione per gli studi avanzati, ed è stato sperimentato dal 2019 in due versioni: una su cingoli, l’altra con sei ruote motrici. Il cuore del sistema è un “cervello elettronico” con intelligenza artificiale che gli permette di analizzare le immagini. In questa maniera gli algoritmi pi…

La guerra dei droidi viene già combattuta nei cieli dell’Ucraina, con robot volanti che si sfidano: il primo abbattimento di un drone da parte di un altro mezzo telecomandato è stato documentato più di due mesi fa. Adesso però si prepara un altro scenario da fantascienza: l’entrata in campo dei tank-robot.

Secondo Dimitry Rogozin, ex capo dell’agenzia spaziale Roscosmos ed ex vicepremier, la Russia è pronta a schierare i Marker, mini-carri armati senza equipaggio umano che tecnicamente vengono chiamati con la sigla UGV (Unmanned Ground Vehicle). Il prototipo è stato costruito dagli scienziati della Fpi, la Fondazione per gli studi avanzati, ed è stato sperimentato dal 2019 in due versioni: una su cingoli, l’altra con sei ruote motrici. Il cuore del sistema è un “cervello elettronico” con intelligenza artificiale che gli permette di analizzare le immagini. In questa maniera gli algoritmi pilotano il Marker attraverso le campagne e riconoscono i bersagli: ha diversi apparati di scoperta per trovare la strada e gli obiettivi, inclusi un laser e una telecamera a infrarossi. 

Gli ingegneri russi ne parlano come di un sistema “aperto”, su cui possono essere integrati vari armamenti, inclusi i “droni killer” volanti: in pratica, un robot che dirige altri automi da battaglia. Boris Vishnyakov, numero due del settore di sviluppo software dell’istituto di ricerche aerospaziale GosNIIAS sostiene che questi veicoli terrestri possano agire in sciame, coordinandosi insieme in pattuglie di sei. Tutto in maniera autonoma, senza intervento umano.

Mosca ha cominciato a provare i suoi tank-robot in Siria già nella primavera del 2018: gli Uran-9, lunghi cinque metri e pesanti dodici tonnellate, sono stati impiegati negli scontri urbani con la resistenza anti-governativa. Ma i vertici delle forze armate sono rimasti molto delusi dei risultati: “Ci vorranno quindici anni prima che possano sostituire i carri armati tradizionali”. Il Cremlino però considera le ricerche nel settore prioritarie e Vladimir Putin ha assistito a un’esibizione dei robot da battaglia assemblati dalla Kalashnikov, l’azienda dei fucili mitragliatori. Anche per questo Rogozin nell’ottobre 2021 si è vantato di avere introdotto in servizio con la compagnia Roscomos i Marker, affidandogli la sorveglianza del cosmodromo di Vostochny, la grande installazione da cui partono le missioni spaziali. 

Il politico è leader di un partito di destra che sostiene Putin. Fino al 2018 è stato vicepremier con delega all’industria bellica statale, poi è passato alla guida dell’agenzia spaziale. Non ha incarichi ufficiali dall’ottobre 2022 e si è messo a capo di una milizia, ribattezzata “I lupi dello Zar”. Lo scorso 21 dicembre, mentre festeggiava il suo compleanno in un ristorante di Donetsk, nel Donbass, è stato leggermente ferito da un razzo di precisione: l’intelligence ucraina aveva seguito i suoi movimenti.  

Adesso Rogozin ha dichiarato che saranno proprio i tank-robot la risposta ai carri armati donati dall’Occidente all’Ucraina. Ne ha mostrato una versione dotata di due missili e una mitragliera, che dovrebbe compiere imboscate contro i reparti nemici. Gli osservatori sono scettici sulla possibilità che questi sistemi siano operativi. Finora Mosca ha utilizzato nella guerra soltanto alcuni “robot sminatori”: mezzi corazzati teleguidati per aprire varchi nei campi minati. Pure Kiev dalla scorsa primavera ha annunciato l’arrivo di robot combattenti: gli Gnom, piccoli cingolati di costruzione nazionale, dotati di una mitragliatrice o di un lanciarazzi. Ma non sono mai apparsi sulla linea del fronte.