L’arcivescovo greco-cattolico di Kiev dal Papa: "Armi all’Ucraina, siamo costretti a difenderci"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziCITTA' DEL VATICANO - “Se voi sapete altre possibilità su come fermare i carri armati russi senza le armi ve ne saremmo molto grati…”. L’arcivescovo greco-cattolico di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, usa l’ironia per far proprio l’invito del governo ucraino ad inviare armi al paese. E lo fa al termine di tre giorni di incontri a Roma con il Papa e i suoi collaboratori, insieme agli altri membri del consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose.
La delegazione è composta, oltre che da Shevchuk e dall’arcivescovo latino di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, anche dai rappresentanti delle Chiese apostolica armena, battista, luterana, da un rabbino e da un mufti, nonché dai delegati delle due Chiese ortodosse presenti in Ucraina, quella legata al patriarcato ecumenico di Costantinopoli, rappresentata dal primate in persona, il metropolita Epifanio, e quella (presieduta d…
CITTA' DEL VATICANO - “Se voi sapete altre possibilità su come fermare i carri armati russi senza le armi ve ne saremmo molto grati…”. L’arcivescovo greco-cattolico di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, usa l’ironia per far proprio l’invito del governo ucraino ad inviare armi al paese. E lo fa al termine di tre giorni di incontri a Roma con il Papa e i suoi collaboratori, insieme agli altri membri del consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose.
La delegazione è composta, oltre che da Shevchuk e dall’arcivescovo latino di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, anche dai rappresentanti delle Chiese apostolica armena, battista, luterana, da un rabbino e da un mufti, nonché dai delegati delle due Chiese ortodosse presenti in Ucraina, quella legata al patriarcato ecumenico di Costantinopoli, rappresentata dal primate in persona, il metropolita Epifanio, e quella (presieduta dal metropolita Onufrio) sinora affiliata canonicamente al patriarcato di Mosca e di tutte le Russie, rappresentata da padre Mikolai Danilevic, il quale, ha riferito Shevchuk, “in tutti gli incontri ha detto che adesso sono staccati da Mosca”. Dopo l’avvio della guerra russa in Ucraina, in effetti, il santo sinodo di questa Chiesa ha preso le distanze dal patriarca Kirill.
"Obbligati all'autodifesa, ma proporzionata"
Il consiglio panucraino delle Chiese già in passato, ha detto l’arcivescovo greco-cattolico, “ha fatto appello al mondo per aiutare l’Ucraina a chiudere il proprio cielo e a darci armi per abbattere i missili russi: forse un astratto moralista potrebbe criticare questa scelta, ma quando si abbatte un missile non muore nessuno, né in Ucraina né in Russia, invece quando un missile cade su una città uccide molte persone, come è avvenuto la settimana scorsa a Dnipro”. La guerra, ha detto Shevchuk, “è sempre una sconfitta dell’umanità”, e da professore di teologia morale egli in passato ha insegnato la dottrina cattolica, in base alla quale “la Chiesa oggi non parla più di guerra giusta ma di costruzione della pace nel mondo. Ma quando ho visto le fosse comuni, i cadaveri, donne e giovani, ho ripensato tutta la dottrina della Chiesa cattolica insegnata per anni, e mi sono chiesto: cosa possiamo fare adesso per fermare l’aggressore? Come possiamo proteggere la vita?”. Gli ucraini, ha detto, sono “costretti all’autodifesa: ovviamente l’autodifesa deve essere proporzionata, ci deve essere un uso proporzionato delle armi, e non essendo un esperto militare non posso dare un giudizio se adesso l’invio delle armi in Ucraina sia proporzionato o no, perché situazione si sta sviluppando, ma devo dire che aspettiamo che il mondo ci aiuti a difenderci”.
Il ringraziamento all'ospedale Bambino Gesù
Nel corso dei tre giorni a Roma, i rappresentanti religiosi ucraini hanno incontrato il Papa, hanno partecipato ai vespri che egli ha celebrato nella basilica di San Paolo fuori le mura per la fine della settimana ecumenica, ieri, ed hanno poi incontrato il cardinale Pietro Parolin e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher in Segreteria di Stato, il cardinale Kurt Koch (unità dei cristiani), il cardinale Miguel Ayuso (dialogo interreligioso), monsignor Claudio Gugerotti (Chiese orientali), Paolo Ruffini (comunicazione), e hanno fatto visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per ringraziare la presidente Mariella Enoc per l’accoglienza riservata in questi mesi a quasi duemila bambini ucraini in fuga dalla guerra e bisognosi di cure.
Comprendere le parole e i gesti del Papa
Nel corso della conferenza stampa, Shevchuk ha commentato i progetti di legge per la messa al bando della Chiesa ortodossa legata a Mosca, affermando che bisogna contemperare due principi, quello della “libertà religiosa” e quello della “sicurezza nazionale”. E’ necessario lavorare per la pace ma “una pace giusta”, ha detto l’arcivescovo greco-cattolico menzionando “la proposta del presidente Zelensky”, le cui condizioni sono “la liberazione del territorio ucraino entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale”, la “ricostruzione di quello che è stato distrutto” e la formazione di un “tribunale internazionale per giudicare i crimini di guerra commessi dai russi in Ucraina”. Il vescovo latino di Leopoli, monsignor Mokrzycki, da parte sua, ha detto che nel corso dei mesi “alcune parole pronunciate dal Santo Padre e alcuni suoi gesti sono stati presi un po’ male e non sono stati tanto ben capiti dalla nostra gente”, ad esempio il fatto di “non pronunciare il nome dell’aggressore”, ed è stato necessario “tranquillizzarli e spiegare cosa intendeva il Papa”, lui che “guarda le cose in modo più spirituale, con una visione più ampia”. La scena di Francesco che piange, l’otto dicembre davanti alla statua della Madonna accanto a piazza di Spagna, ha però “avvicinato di più la gente al Santo Padre”.