Gerusalemme, strage in sinagoga: uccise sette persone. La Jihad: “Vendetta per Jenin”
di Anna Lombardi , di Anna LombardiSette morti (più l'attentatore) e almeno tre feriti: è il bilancio, ancora provvisorio, dell'attentato avvenuto ieri intorno alle 20.15 nei pressi di una sinagoga a Neve Yaakov, quartiere a nord-est di Gerusalemme, abitato in buona parte da ultraortodossi ma anche da ebrei di immigrazione più recente, provenienti da Russia ed Etiopia. Fra le vittime, stando alle prime informazioni, pure un ragazzino di 14 anni. Secondo una prima ricostruzione fornita dal Ministero degli Esteri israeliano, l'attentatore era il 21enne Alqam Khairi, un giovane finora sconosciuto ai servizi di sicurezza israeliani. Arrivato a bordo di un'auto bianca da Shuafat, il quartiere arabo dove viveva, dopo aver sparato ha tentato la fuga verso il quartiere arabo di Beit Hanina, ma è stato ucciso dagli agenti accorsi sul posto.
L'attacco, uno dei più sanguinosi avvenuti in città negli ultimi anni, arriva all'indomani dell'operazione antite…
Sette morti (più l'attentatore) e almeno tre feriti: è il bilancio, ancora provvisorio, dell'attentato avvenuto ieri intorno alle 20.15 nei pressi di una sinagoga a Neve Yaakov, quartiere a nord-est di Gerusalemme, abitato in buona parte da ultraortodossi ma anche da ebrei di immigrazione più recente, provenienti da Russia ed Etiopia. Fra le vittime, stando alle prime informazioni, pure un ragazzino di 14 anni. Secondo una prima ricostruzione fornita dal Ministero degli Esteri israeliano, l'attentatore era il 21enne Alqam Khairi, un giovane finora sconosciuto ai servizi di sicurezza israeliani. Arrivato a bordo di un'auto bianca da Shuafat, il quartiere arabo dove viveva, dopo aver sparato ha tentato la fuga verso il quartiere arabo di Beit Hanina, ma è stato ucciso dagli agenti accorsi sul posto.
L'attacco, uno dei più sanguinosi avvenuti in città negli ultimi anni, arriva all'indomani dell'operazione antiterrorismo condotta dall'esercito israeliano nella città di Jenin, dove sono state uccise 10 persone - compresa una donna di 61 anni - e ferite altre venti: un "massacro" secondo l'autorità palestinese guidata da Abu Mazen, che nelle ore immediatamente successive ha deciso di interrompere le operazioni di coordinamento della sicurezza col governo di Israele, indicendo tre giorni di lutto. Gli islamisti di Hamas avevano invece subito parlato di rappresaglie e lanciato diversi razzi, intercettati però dal sistema di difesa Iron Dome. Israele aveva a quel punto risposto con ulteriori bombe.
La situazione sembra però ben difficile da sanare: ai ministri cardine del nuovo governo di Benjamin Netanyahu formatosi meno di un mese fa sono approdati esponenti di una destra estrema particolarmente intransigente verso i palestinesi. E ci sono tensioni anche interne allo stesso stato ebraico, dove da settimane a Tel Aviv tutti i sabati si tengono manifestazioni contro il governo sempre più partecipate. Ieri sul luogo dell'attentato si è subito recato il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Subito dopo è arrivato pure il premier Benjamin Netanyahu. Nelle stesse ore, a Gaza e in altre città palestinesi ci sono stati festeggiamenti improvvisati: automobilisti hanno suonato il clacson gridando "Dio è grande" e cortei si sono tenuti a Jenin, Nablus, Ramallah, Gaza City e Rafah. Hamas e la Jihad islamica hanno parlato di "operazione eroica" e di "vendetta per i morti di Jenin". Non hanno però rivendicato l'azione che sembra essere stata compiuta da un attentatore solitario, anche se le indagini sono in corso e si cercano eventuali complici.
Un gruppo di palestinesi festeggia per l'attacco in sinagoga a Gerusalemme