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India, censurato il documentario della Bbc sul premier Modi

(afp)
L'inchiesta dell'emittente britannica esamina il suo ruolo durante le rivolte e le stragi anti-musulmane del 2002, quand'era governatore dello Stato del Gujarat. Arresti e pestaggi nelle università in cui gli studenti hanno sfidato il divieto
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Paramankeni, India - Siamo di fronte al classico caso di un pessimo rimedio che si rivela peggiore del presunto danno. Il danno sarebbe un documentario trasmesso dalla BBC che documenta ciò che molti già sanno in India: quand'era governatore dello Stato del Gujarat nel 2002, il premier Narendra Modi fu accusato d'aver ostacolato l'intervento della polizia per salvare 1000 musulmani dal linciaggio da parte di fondamentalisti indù. Poco prima, un treno stipato di pellegrini induisti aveva preso fuoco, uccidendo 49 passeggeri di tutte le età. Senza alcuna prova, la colpa fu addebitata alla minoranza musulmana. E scattò un orrendo pogrom, che lasciò a terra solo carcasse bruciate, brandelli di corpi, salme irriconoscibili.

Nel documentario si ascolta una testimonianza già risaputa, ma che fa un certo effetto. L'assistente di un parlamentare musulmano sostiene di aver presenziato alla telefonata tra il suo capo, assediato da…

Paramankeni, India - Siamo di fronte al classico caso di un pessimo rimedio che si rivela peggiore del presunto danno. Il danno sarebbe un documentario trasmesso dalla BBC che documenta ciò che molti già sanno in India: quand'era governatore dello Stato del Gujarat nel 2002, il premier Narendra Modi fu accusato d'aver ostacolato l'intervento della polizia per salvare 1000 musulmani dal linciaggio da parte di fondamentalisti indù. Poco prima, un treno stipato di pellegrini induisti aveva preso fuoco, uccidendo 49 passeggeri di tutte le età. Senza alcuna prova, la colpa fu addebitata alla minoranza musulmana. E scattò un orrendo pogrom, che lasciò a terra solo carcasse bruciate, brandelli di corpi, salme irriconoscibili.

Nel documentario si ascolta una testimonianza già risaputa, ma che fa un certo effetto. L'assistente di un parlamentare musulmano sostiene di aver presenziato alla telefonata tra il suo capo, assediato dalla folla, e l'allora governatore Modi, il quale avrebbe rifiutato in maniera rozza e violenta la richiesta d'aiuto con un intervento dei corpi antisommossa. Così il parlamentare uscì ad affrontare il linciaggio, chiedendo di risparmiare moglie e figli. Venne sgozzato e fatto a pezzi, destino cui soccombettero altre centinaia di musulmani sotto la furia dei fondamentalisti. Nel pieno della bufera e delle critiche, Modi convocò nuove elezioni, venendo rieletto a gran maggioranza. E si aprì la strada verso la conquista del governo a Delhi nel 2014.

 I fatti sono noti, ma la BBC ha ottenuto un dossier del governo britannico che dimostrerebbe una valutazione ben più marcata, da parte del ministero degli Esteri britannico, sulle responsabilità di Modi. Ma in India Modi fu comunque assolto in diversi gradi di giudizio, alcuni molto contestati anche perché alcuni degli accusatori di Modi furono o uccisi in circostanze misteriose o finirono in prigione per fatti rivangati dagli inquirenti, ma commessi 30 anni prima.

Ora però il problema, cioè il pessimo rimedio, è che il documentario della BBC è stato censurato in India. Appellandosi a una legge per la Information technology del 2021 molto restrittiva e poco consona ai crismi di una democrazia, le autorità hanno imposto a YouTube e a Twitter di bloccare qualsiasi link alle due puntate del documentario "India: the Modi question." Questo ovviamente mette sotto i riflettori anche Elon Musk. Perché? Perché il miliardario americano ha promesso di gestire Twitter come un "assolutista della libertà d'espressione contro qualsiasi legge autoritaria."

Il vero problema per la censura in un Paese come l'India, dove gli ingegneri elettronici abbondano, ma dove l'alfabetizzazione informatica è comunque parecchio diffusa a molti livelli, è che basta utilizzare un sistema VPN per aggirare i controlli e far accedere ai server di un Paese estero: in questo modo il documentario si può vedere tranquillamente anche in India. Inoltre molti si sono già scaricati le due puntate e se le passano con la chiavetta. Ed è per questo che gli studenti dell'Università Jawaharlal Nehru (JNU) martedì sera si sono dati appuntamento nel campus per una proiezione dell'inchiesta dell'emittente britannica. Ma i funzionari dell'università sono intervenuti mettendo i lucchetti al cancello d'entrata per non far entrare nessuno da fuori e hanno tolto la corrente elettrica. Gli studenti hanno reagito aprendo i laptop, nel freddo delle aule non riscaldate, i visi illuminati al buio, usando i cellulari come hotspot per il wi-fi, per guardarsi assieme il documentario e discuterne. Allora è arrivata una squadra di picchiatori mascherati a tirare pietre e mattoni agli studenti che si sono riversati fino al cancello chiuso per continuare la protesta e difendersi dal pestaggio.

Il giorno dopo, mercoledì, 13 studenti della Jamia Millia Islamia, un'università islamica a Delhi, sono stati fermati e tre arrestati solo perché avevano organizzato una proiezione del documentario. L'università ha dovuto sospendere le lezioni per le proteste. Nel Kerala, Stato storicamente a maggioranza e governo comunista e anti-Modi, le organizzazioni studentesche hanno promesso che organizzeranno proiezioni a sorpresa, sollevando accuse di "alto tradimento" da parte dei politici locali del Bjp, il partito al governo in India. Anche all'università di Hyderabad, alla Kolkata Jadavpur University e a Chandigarh sono state organizzate proiezioni del documentario proibito.

Il 26 febbraio è il giorno in cui si celebra la Festa della Repubblica in India. E gli arresti nei giorni precedenti sono stati un pessimo preludio. Che in India si affronti una repressione alla volontà di guardare un documentario non è consono con la sua natura di repubblica democratica.

L'ospite d'onore alla parata militare a Delhi quest'anno, per una peculiare coincidenza, è l'ex generale ed ora presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, che durante la Primavera araba soffocò le speranze egiziane per un percorso più democratico. Vedere Modi e el-Sisi stringersi la mano, mentre vengono presi a sassate e arrestati gli studenti indiani solo perché vogliono organizzare la proiezione di un documentario fa preoccupare non poco chi spera che la libertà d'espressione in India venga salvaguardata dai continui attacchi.