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Israele, rivolta dell'hi-tech contro il governo Netanyahu: due società multimilionarie sposteranno i fondi all'estero

Benjamin Netanyahu (ansa)
Nei giorni scorsi centinaia di lavoratori del settore sono scesi in piazza per protestare contro la riforma della giustizia
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GERUSALEMME – A due settimane da quando il governo israeliano ha presentato il suo progetto di riforma della giustizia arriva una nuova durissima critica, questa volta dal cuore pulsante dell’economia israeliana, l’industria high-tech. Due società multimilionarie hanno annunciato che sposteranno tutti i loro fondi fuori da Israele nel timore delle ripercussioni delle proposte che, secondo i critici, rappresentano una grave minaccia all’indipendenza della magistratura.

"A seguito delle dichiarazioni del primo ministro Netanyahu secondo cui si è detto determinato ad approvare riforme che danneggeranno la democrazia e l'economia, a Papaya Global abbiamo preso la decisione commerciale di ritirare tutti i fondi della società da Israele", ha twittato la co-fondatrice e CEO della società Eynat Guez. “In base a ciò che è emerso dalle proposte, non c'è certezza di poter condurre attivit&agrav…

GERUSALEMME – A due settimane da quando il governo israeliano ha presentato il suo progetto di riforma della giustizia arriva una nuova durissima critica, questa volta dal cuore pulsante dell’economia israeliana, l’industria high-tech. Due società multimilionarie hanno annunciato che sposteranno tutti i loro fondi fuori da Israele nel timore delle ripercussioni delle proposte che, secondo i critici, rappresentano una grave minaccia all’indipendenza della magistratura.

"A seguito delle dichiarazioni del primo ministro Netanyahu secondo cui si è detto determinato ad approvare riforme che danneggeranno la democrazia e l'economia, a Papaya Global abbiamo preso la decisione commerciale di ritirare tutti i fondi della società da Israele", ha twittato la co-fondatrice e CEO della società Eynat Guez. “In base a ciò che è emerso dalle proposte, non c'è certezza di poter condurre attività economiche internazionali da Israele,” ha aggiunto, definendo la scelta “un passo doloroso ma necessario".

Fondata nel 2016, Papaya Global fornisce una piattaforma che consente alle multinazionali di pagare i loro dipendenti ovunque nel mondo utilizzando un unico software ed è uno degli “unicorni” israeliani (startup la cui valutazione supera il miliardo di dollari).

Nelle stesse ore, anche il fondo di investimento Disruptive AI Venture Capital ha preso una decisione simile, secondo quanto riportato dal giornale economico Calcalist. Il fondatore Tal Barnoach ha spiegato che se la riforma dovesse passare, “nello Stato di Israele si creerà una situazione di instabilità economica, con un'autorità che potrà fare ciò che vuole, compreso nel campo di cambiamenti nella tassazione e nel modo di lavorare delle aziende.” “Le economie sono costruite sulla stabilità,” ha aggiunto Barnoach, promettendo di spostare all’estero i 250 milioni di dollari che il fondo gestisce.

L’high tech è un settore fondamentale dell’economia israeliana, e impiega circa il 10% dei lavoratori del Paese, con stipendi nettamente più alti della media. Martedì, alcune centinaia di lavoratori sono scesi in piazza a protestare contro la riforma, dopo che negli scorsi tre sabati sera decine di migliaia di israeliani avevano fatto altrettanto.

Tra i punti fondamentali della riforma concepita dal governo, ci sono il quasi azzeramento della possibilità della Corte Suprema di bocciare le leggi approvate dalla Knesset perché in contrasto con le leggi fondamentali dello stato (che fungono da costituzione informale), la modifica della composizione della commissione incaricata di nominare i giudici a tutti i livelli per conferire la maggioranza dei suoi membri alle forze di governo e la proibizione di utilizzare il criterio di ragionevolezza per annullare atti amministrativi a livello locale e nazionale.

In seguito alle accuse arrivate da più parti negli scorsi giorni che la riforma avrebbe rischiato di danneggiare l’economia, Netanyahu proprio ieri aveva respinto con forza questa ipotesi. “Negli ultimi giorni ho sentito preoccupazione per l'effetto della riforma della giustizia sulla resilienza della nostra economia. Voglio mettere le cose in chiaro: la verità è l'esatto contrario,” ha detto Netanyahu in una conferenza stampa sul tema, rivendicando i grandi successi economici di Israele negli ultimi vent’anni, tra cui rapporto debito-Pil che attualmente si attesta al 61% (in Italia è oltre il 130).

E tuttavia, la rivolta dell’high-tech potrebbe causargli grattacapi peggiori delle grandi manifestazioni in piazza. Anche se non tutti nel settore sono d’accordo. La decisione di Papaya Global è stata criticata da uno dei suoi investitori, Dovi Frances, che possiede il 3% delle azioni. “Non si può usare il conto in banca della società per fare politica,” ha dichiarato.