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Razzi da Gaza, Israele bombarda. Il ministro della Difesa: "Colpiremo fino a che non sarà ripristinata la calma"

Fumo da uno degli edifici colpiti a Gaza (afp)
Il giorno dopo il raid anti-terrorismo a Jenin che ha causato 9 morti palestinesi, tra cui una donna di 60 anni. In arrivo dagli Usa il direttore della Cia Burns. E il segretario di Stato Blinken si prepara a volare da Netanyahu per confronti sulla rotta del suo nuovo governo, il più a destra della storia del paese
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GERUSALEMME – Il giorno dopo il raid israeliano a Jenin, in cui sono rimasti uccisi nove palestinesi (otto uomini armati e una donna sessantenne), da Gaza vengono sparati diversi razzi contro il territorio israeliano e l’aviazione reagisce bombardando obiettivi militari nella Striscia.

Mentre dietro le quinte, prosegue il lavoro diplomatico per evitare l’escalation, con il sito israeliano Walla che rivela che è in corso una visita del capo della Cia Bill Burns in Israele e Territori Palestinesi. Una visita che era già in programma ma che arriva in un momento cruciale per evitare che il conflitto si allarghi, con i palestinesi che ieri hanno annunciato la fine del coordinamento di sicurezza con Gerusalemme e le forze di sicurezza israeliane che blindano il paese e soprattutto i fronti caldi, la capitale e la Cisgiordania.

L’ennesima crisi nella regione comincia ieri, con un’operazione antiterrorismo nella città palestinese di Jenin, …

GERUSALEMME – Il giorno dopo il raid israeliano a Jenin, in cui sono rimasti uccisi nove palestinesi (otto uomini armati e una donna sessantenne), da Gaza vengono sparati diversi razzi contro il territorio israeliano e l’aviazione reagisce bombardando obiettivi militari nella Striscia.

Mentre dietro le quinte, prosegue il lavoro diplomatico per evitare l’escalation, con il sito israeliano Walla che rivela che è in corso una visita del capo della Cia Bill Burns in Israele e Territori Palestinesi. Una visita che era già in programma ma che arriva in un momento cruciale per evitare che il conflitto si allarghi, con i palestinesi che ieri hanno annunciato la fine del coordinamento di sicurezza con Gerusalemme e le forze di sicurezza israeliane che blindano il paese e soprattutto i fronti caldi, la capitale e la Cisgiordania.

L’ennesima crisi nella regione comincia ieri, con un’operazione antiterrorismo nella città palestinese di Jenin, in Cisgiordania. Le truppe dell’esercito israeliano (Idf) entrano nel centro abitato per neutralizzare una cellula della Jihad Islamica che secondo l’intelligence è in procinto di compiere un attentato di vasta scala. Negli scontri rimangono uccisi otto miliziani (di cui tre membri della cellula) ma anche una donna che seconda la testimonianza della figlia si era affacciata alla finestra durante la battaglia. Altre venti persone rimangono ferite, mentre più tardi un altro giovane palestinese viene ucciso dai soldati israeliani durante le proteste contro gli avvenimenti della giornata nel villaggio di Al Ram, a sud di Ramallah.

La reazione palestinese è durissima. In serata il presidente dell’Anp Abu Mazen riunisce la leadership palestinese e annuncia la fine della cooperazione in materia di sicurezza con Israele, un passo con un potenziale gravissimo, sebbene in passato si sia spesso risolto nel giro di periodi brevi.

La mossa di Abu Mazen viene criticata dagli Stati Uniti, che lavorano per evitare l’allargarsi della crisi, con Netanyahu che intanto ribadisce che nonostante le truppe israeliane siano pronte a ogni eventualità, Israele non cerca un’escalation.

I primi razzi vengono sparati da Gaza verso mezzanotte, e poi di nuovo verso le 3:30 intercettati dal sistema di Difesa Iron Dome o caduti in aree aperte. In risposta l’aviazione israeliana bombarda alcuni obiettivi militari nella Striscia, incluso una fabbrica di razzi.

Venerdì mattina il Ministro della Difesa Yoav Gallant dichiara di aver ordinato all’esercito di prepararsi per colpire “obiettivi di qualità” se si dovesse presentare la necessità di continuare a combattere "fino a quando non sarà ripristinata la calma per i cittadini di Israele". Tuttavia, a metà giornata la situazione pare rimanere calma, con le preghiere del venerdì a Gerusalemme che si svolgono senza incidenti.

Dopo Burns, la settimana prossima arriverà nella regione il segretario di Stato americano Antony Blinken, che visiterà Israele, oltre che Territori palestinesi ed Egitto, anche per confrontarsi con Netanyahu sulla rotta del nuovo governo sulla questione palestinese ma non solo.

Insediatosi all’inizio di gennaio, l’esecutivo è considerato il più spostato a destra di sempre e nelle ultime settimane diversi suoi esponenti sono stati protagonisti di una retorica incendiaria nei confronti dell’Anp, come il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che nell’annunciare la confisca di una parte delle tasse che Israele raccoglie per conto di Ramallah ha dichiarato “finché l'Autorità palestinese incoraggia il terrorismo ed è un nemico, non ho alcun interesse che continui a esistere".

E tuttavia, il ciclo delle violenze recenti, che vede in Jenin uno dei suoi epicentri, è cominciato ben prima: il 2022 infatti è stato uno degli anni più sanguinosi del periodo recente nella regione. Una serie di attentati in primavera è costata la vita a più di trenta israeliani e nell’operazione militare che ne è seguita sono morti oltre 160 palestinesi, in maggioranza miliziani ma anche diversi civili. A cui si aggiungono trenta palestinesi uccisi dall’inizio del 2023.