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Svolta in Perù: nuove elezioni a dicembre. Ma l'ultima parola spetta al Congresso

Proteste contro la presidente Dina Boluarte a Lima (afp)
Dopo gli scontri e le tensioni delle ultime settimane che hanno portato ad almeno 56 morti tra i civili e 2mila feriti, la presidente Dina Boluarte ha chiesto al Parlamento di valutare la possibilità di realizzare elezioni generali entro il 2023
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Il buon senso alla fine è prevalso sugli interessi personali. Con un Paese in fiamme, punteggiato da proteste, scontri, assalti, cortei spontanei e organizzati, 56 morti tra i civili, un poliziotto bruciato vivo e quasi 2 mila feriti, la presidente Dina Boluarte ha deciso di anticipare di un altro anno, al prossimo dicembre, le elezioni generali in Perù. Si dovevano tenere nel 2026. Ma una prima proposta, che attende ancora il secondo voto del Senato per essere approvata, le aveva fissate all’aprile del 2024. La gente l’ha rifiutata in blocco, ha chiesto le immediate dimissioni di Boluarte e quelle del Congresso invocando il voto immediato. Ora ci sono le condizioni per uscire dal guado. Ma è presto per dire se il Paese andino ci riuscirà.

Il buon senso alla fine è prevalso sugli interessi personali. Con un Paese in fiamme, punteggiato da proteste, scontri, assalti, cortei spontanei e organizzati, 56 morti tra i civili, un poliziotto bruciato vivo e quasi 2 mila feriti, la presidente Dina Boluarte ha deciso di anticipare di un altro anno, al prossimo dicembre, le elezioni generali in Perù. Si dovevano tenere nel 2026. Ma una prima proposta, che attende ancora il secondo voto del Senato per essere approvata, le aveva fissate all’aprile del 2024. La gente l’ha rifiutata in blocco, ha chiesto le immediate dimissioni di Boluarte e quelle del Congresso invocando il voto immediato. Ora ci sono le condizioni per uscire dal guado. Ma è presto per dire se il Paese andino ci riuscirà.

La Costituzione prevede che tra la convocazione e l’apertura dei seggi passino almeno 270 giorni e che il provvedimento sia approvato con una maggioranza qualificata, cioè con almeno 87 voti (su 130) Poi, deve essere sottoposto a referendum e quindi entrare in vigore. I tempi per fare tutti questi passaggi ci sono. Il problema sono le posizioni dei partiti. Posizioni diverse. C’è chi obietta problemi di incostituzionalità, chi punta sul referendum, chi chiede le dimissioni della presidente come condizione iniziale. Veti e ricatti incrociati che, almeno finora, hanno rallentato l’approvazione del primo provvedimento, quello delle elezioni all’aprile del 2024, passato solo alla Camera e ancora al vaglio del secondo passaggio.

La prima donna Capo di Stato, assurta al comando come prevede la Costituzione, dopo l’autogolpe e il successivo arresto dell’ex presidente Pedro Castillo, cerca così di uscire dall’angolo in cui l’opposizione e parte della maggioranza l’aveva spinta e rilancia con una nuova proposta che viene esaminata nelle prossime ore. La palla sul destino del Paese andino, dopo tre settimane di tempesta, passa a questo punto al Congresso. Saranno i deputati a scegliere se continuare ad aggrapparsi al loro scranno oppure se prendere atto della volontà del 79 per cento dei peruviani, secondo tutti i sondaggi, e approvare lo scioglimento del Parlamento e fissare data e modalità per nuove elezioni.

La svolta è avvenuta la notte scorsa. La presidente Boluarte si è consultata con il ministro della Giustizia José Tello Alfaro e con il primo ministro Alberto Otárola. Hanno esaminato la situazione nel Paese e hanno deciso che era venuto il momento di mettere in pratica quello che dicevano da giorni ai parlamentari ricevendo segnali contrastanti. La tensione è talmente forte in molte regioni del Perù da rischiare una guerra civile strisciante. Bisognava andare prima possibile al voto e chiudere la crisi innestata dal grottesco autogolpe di Castillo. Così, hanno affidato al presidente della Commissione Costituzione del Congresso Hemando Guerra García, esponente di Fuerza Popular, centro destra, il compito di portare in aula il disegno di legge sulle nuove elezioni per il prossimo dicembre. Sostituisce quello già all’esame che ha bisogno solo di una conferma. Nelle stesse ore, Boluarte ha annunciato l’iniziativa in una conferenza stampa. “Mi auguro che questa proposta venga accolta e approvata. Non prevede condizioni e ci farà uscire dal pantano in cui ci troviamo”, ha spiegato. Il Congresso deciderà l’ora e la data e come Esecutivo le convocheremo immediatamente. Nessuno, noi per primi, ha interesse ad aggrapparsi al potere. Io stessa, Dina Boluarte, non ho intenzione di restare un giorno di più del necessario alla presidenza. Sono qui perché ho assunto il diritto/dovere previsto dalla Costituzione e ci resterò fino a quando il Congresso non indirà le elezioni che mi auguro siano nel dicembre di quest’anno”. 

Il Parlamento si è diviso. Il fronte della sinistra ha accolto con scetticismo il passaggio istituzionale. Ha insistito nel chiedere prima le dimissioni della presidente e comunque lo svolgimento del referendum se il disegno di legge fosse approvato. La destra estrema di Renovación Popular si è detta subito contraria. “La Costituzione stabilisce che le elezioni di tengono quando si dimette la presidente senza sciogliere il Congresso”, ha ricordato Jorge Montoya. Persino alcuni deputati di Fuerza Popular si sono rivolti a muso duro contro García accusandolo di essersi prestato all’iniziativa della presidente. Hanno dovuto recedere perché richiamati all’ordine dal partito. Altri hanno condannato il “cedimento” di Boluarte alla piazza. “Non ci possiamo far condizionare da un piccolo gruppo di violenti”, hanno gridato nell’aula subito surriscaldata. “La legislatura deve continuare perché bisogna ancora approvare dei provvedimenti”. Tutti sentono il disprezzo e la rabbia della gente nei confronti di un Palazzo che ha trascinato il paese sul ciglio di un vulcano poi esploso. Sono finiti i tempi dei veti incrociati, delle lungaggini, delle trattative infinite che hanno paralizzato l’attività del Parlamento. Fuori c’è un Paese che brucia e muore. La scelta spetta ai deputati. Con il loro voto decideranno se ridurlo in cenere o farlo rinascere.