In Repubblica Ceca il ballottaggio tra il miliardario populista Babis e il generale filo-Nato Pavel (che ha smentito di essere morto)
di Daniele Castellani Perelli , di Daniele Castellani PerelliIl miliardario e il generale. I cittadini della Repubblica Ceca sono chiamati in queste ore alle elezioni per scegliere il nuovo presidente, e la sfida è tra l’ex primo ministro Andrej Babis, miliardario populista e filorusso, e il generale Nato in pensione Petr Pavel. Oggi, sabato, si conclude il voto, e nel pomeriggio verranno annunciati i risultati.
Chi è l'ex generale Petr Pavel
Al primo turno il liberaldemocratico Pavel ha superato Babis di pochissimo (35,4% contro 35%), ma secondo i sondaggi sarebbe il favorito (59-41), anche perché si sono schierati con lui i quattro tra i sette candidati eliminati al primo turno che hanno ufficializzato il loro endorsement, e soprattutto Danuse Nerudova, che il 14 gennaio è finita terza con il 13%. Pavel, 61 anni, è un indipendente che incontra il favore del governo di centrodestra, da cui comunque ha preso anche le distanze. È stato al centro delle polemiche quando si è s…
Il miliardario e il generale. I cittadini della Repubblica Ceca sono chiamati in queste ore alle elezioni per scegliere il nuovo presidente, e la sfida è tra l’ex primo ministro Andrej Babis, miliardario populista e filorusso, e il generale Nato in pensione Petr Pavel. Oggi, sabato, si conclude il voto, e nel pomeriggio verranno annunciati i risultati.
Chi è l'ex generale Petr Pavel
Al primo turno il liberaldemocratico Pavel ha superato Babis di pochissimo (35,4% contro 35%), ma secondo i sondaggi sarebbe il favorito (59-41), anche perché si sono schierati con lui i quattro tra i sette candidati eliminati al primo turno che hanno ufficializzato il loro endorsement, e soprattutto Danuse Nerudova, che il 14 gennaio è finita terza con il 13%. Pavel, 61 anni, è un indipendente che incontra il favore del governo di centrodestra, da cui comunque ha preso anche le distanze. È stato al centro delle polemiche quando si è scoperto che durante l’era sovietica ricevette l’addestramento all’intelligence militare. Ma il suo programma è tutto filo-Ue e filo-Nato. È decisamente a favore di nuovi aiuti all’Ucraina, vuole l’ingresso nell’euro e sostiene il matrimonio tra persone Lgbtq+. Si presenta come figura istituzionale, un generale pronto a servire ancora una volta il suo Paese. E la sua storia può vantare anche un episodio eroico: nel 1993, in Bosnia, l’unità della missione di peacekeeping Onu Unprofor da lui guidata salvò dei soldati francesi assediati dai serbi.
Il ritorno di "Babisconi"
Profilo molto più di parte presenta invece Babis, 68 anni, "Babisconi", il “Berlusconi ceco”, al centro di vari scandali tra cui un’inchiesta su una presunta frode per fondi Ue da due milioni di euro, da cui è stato scagionato a inizio gennaio. Premier dal 2017 al 2021, nonostante il suo partito Ano 2011 (Azione dei cittadini insoddisfatti, prima formazione in Parlamento) sia nel gruppo Renew insieme ai liberali di Emannuel Macron – che infatti lo ha accolto lo ha accolto all’Eliseo dopo il proscioglimento – Babis è un populista alleato del sovranista ungherese Viktor Orbán, è sostenuto anche dai comunisti e gioca sulle paure dei cittadini per le conseguenze della guerra in Ucraina. Nonostante il suo ricco patrimonio, si erge a difensore della gente comune, in un film già visto almeno in un altro paio di Paesi occidentali, ed è per questo che si dipinge come il candidato della “pace”, al punto da proporsi come mediatore di un summit internazionale che includa la Russia di Putin.
Morire per la Polonia
La campagna elettorale per la successione del discusso Milos Zeman, che ora sostiene il miliardario, si è accesa proprio quando durante un dibattito televisivo è stato chiesto a Babis se, conformemente con gli obblighi Nato, avrebbe mandato truppe a difendere Polonia e Stati baltici in caso di attacco russo. “Sicuramente no”, ha risposto, “Voglio la pace e non la guerra, e in nessun caso manderei a combattere i nostri figli e i figli delle nostre donne” (dichiarazioni che il giorno dopo si è rimangiato su Twitter, perché come si dice in questi casi sarebbero state distorte).
"Non sono morto"
Altro tema chiave è stato quello della disinformazione e delle minacce di morte. Questa settimana Pavel ha dovuto spiegare sui social di non essere morto: si era infatti diffusa via mail la fake news che fosse passato a miglior vita, e anche una copia del suo sito annunciava il triste evento causato da arresto cardiaco.
Babis, che ha definito “disgustose” le email, ha poi cancellato tutti gli impegni dal vivo della sua campagna dopo aver ricevuto delle minacce di morte anonime. Ha invitato tutti a smetterla con l’odio, nonostante gli attacchi più duri e sleali sia stato proprio lui a lanciarli, come quando ha accusato Pavel di voler mandare soldati cechi in Ucraina o quando lo ha paragonato a Putin, come lui “un ex funzionario dei servizi segreti comunisti” (ma Pavel apparteneva in realtà all’esercito, e lo stesso Babis collaborava con la polizia segreta).
La poltrona di Vaclav Havel
In Repubblica Ceca il ruolo del presidente è perlopiù simbolico, ma come si è visto con le numerose polemiche scatenate dalle esternazioni di Zeman – su Ue, armi, diritti Lgbtq+ – conserva una forte influenza sul clima del dibattito politico, reso caldo dalla guerra e dall’inflazione. È la stessa poltrona d’altronde su cui si sono seduti, prima di Zeman, due simboli della Cechia postcomunista, ovvero Vaclav Havel e Vaclav Klaus.