Russiagate, l’Italia avvisò gli Usa: “Guai per Trump”. Si riapre il giallo della visita di Barr
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - "In uno dei viaggi in Europa del segretario alla Giustizia William Barr e del procuratore John Durham, secondo fonti a conoscenza della vicenda, funzionari italiani - pur negando qualsiasi ruolo nell'avvio dell'indagine sulla Russia - avevano inaspettatamente offerto una soffiata potenzialmente esplosiva che collegava Trump ad alcuni sospetti crimini finanziari". Pubblicando questa notizia clamorosa, il New York Times riapre il caso delle due visite fatte a Roma dall'Attorney General americano nell'agosto e settembre del 2019. Se infatti l'intelligence italiana denunciò agli Usa le prove di potenziali reati commessi dall'allora presidente, oggi di nuovo candidato alla Casa Bianca, diventa molto difficile per l'ex premier Giuseppe Conte e l'ex direttore del Dis Gennaro Vecchione non tornare a chiarire i dettagli di quei viaggi, e soprattutto diventa impossibile per il Copasir non riaprire la sua inchiesta su quanto era av…
NEW YORK - "In uno dei viaggi in Europa del segretario alla Giustizia William Barr e del procuratore John Durham, secondo fonti a conoscenza della vicenda, funzionari italiani - pur negando qualsiasi ruolo nell'avvio dell'indagine sulla Russia - avevano inaspettatamente offerto una soffiata potenzialmente esplosiva che collegava Trump ad alcuni sospetti crimini finanziari". Pubblicando questa notizia clamorosa, il New York Times riapre il caso delle due visite fatte a Roma dall'Attorney General americano nell'agosto e settembre del 2019. Se infatti l'intelligence italiana denunciò agli Usa le prove di potenziali reati commessi dall'allora presidente, oggi di nuovo candidato alla Casa Bianca, diventa molto difficile per l'ex premier Giuseppe Conte e l'ex direttore del Dis Gennaro Vecchione non tornare a chiarire i dettagli di quei viaggi, e soprattutto diventa impossibile per il Copasir non riaprire la sua inchiesta su quanto era avvenuto e cosa era stato detto, perché in gioco c'era e c'è la sicurezza nazionale.
In simili situazioni il protocollo vorrebbe che il segretario alla Giustizia contattasse il suo omologo italiano per spiegare cosa cerca, e poi lasciargli gestire il caso. Barr invece aveva scavalcato tutti, ottenendo l'incontro col capo dell'intelligence Vecchione autorizzato da Conte.
Il 15 agosto 2019 il segretario alla Giustizia era venuto a Roma per incontrare i nostri servizi a Piazza Dante, ma poi la conversazione si era allungata con una cena al ristorante Casa Coppelle. Il 27 agosto, dal G7 di Biarritz, Trump si augurava su Twitter che "Giuseppi" Conte fosse confermato alla presidenza del Consiglio. Il 26 settembre Barr era tornato a Roma, per incontrare di nuovo i vertici dei nostri servizi e presumibilmente ricevere le informazioni richieste sul "Russiagate". Il 23 ottobre Conte era stato ascoltato dal Copasir sulla vicenda e aveva detto che le visite di Barr erano perfettamente legali, si erano svolte solo nella sede del Dis e i nostri servizi erano estranei al "Russiagate".
I colleghi del New York Times non hanno ancora scoperto i dettagli dei possibili reati di Trump, né se li avesse commessi in Italia, ma loro e altri ci stanno lavorando in maniera molto attiva perché ovviamente Barr non aveva alcun interesse a indagare il suo capo. Però nelle rivelazioni dell'intelligence italiana potrebbe esserci un nuovo caso legale capace di deragliare la ricandidatura di Donald alla Casa Bianca nel 2024.
A Roma invece restano alcuni punti da chiarire. Perché Conte aveva autorizzato le due visite di Barr? Quali potenziali notizie di reato avevano comunicato i servizi italiani ai colleghi americani? Il premier sapeva che il direttore del Dis aveva fatto queste denunce a Barr? Erano state lanciate per indagare Trump, o per avvertirlo del pericolo che correva? Conte e Vecchione avevano poi informato il Copasir di aver dato all'Attorney General le informazioni di cui scrive ora il New York Times?