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Le linee rosse della Nato che farebbero scattare "la Terza guerra mondiale" evocata da Crosetto

(ansa)
Nelle parole pronunciate dal ministro, il conflitto globale si produrrebbe "se i carri armati russi arrivano a Kiev". L'affermazione ha radici nelle dottrine della Nato
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LONDRA – “Se i carri armati russi arrivano a Kiev, ci sarà la Terza guerra mondiale”. La frase  pronunciata ieri da Guido Crosetto è sembrata ad alcuni una battuta ad effetto, ad altri un’esagerazione. In realtà è un monito con solide radici nella strategia e nelle dottrine della Nato, di cui il ministro della Difesa italiano è sicuramente a conoscenza. Esistono delle linee rosse che, se superate da Vladimir Putin, porterebbero il mondo a un confronto diretto fra le due superpotenze militari del pianeta. Questo non significa che scoppierebbe un conflitto a base di missili nucleari, in particolare non necessariamente con uno scenario da fine del mondo con missili intercontinentali lanciati da Washington su Mosca e viceversa. Ma da guerra regionale, quale è stata nel primo anno, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia provocherebbe il coinvolgimento diretto di altri eserciti occidentali, facendone …

LONDRA – “Se i carri armati russi arrivano a Kiev, ci sarà la Terza guerra mondiale”. La frase  pronunciata ieri da Guido Crosetto è sembrata ad alcuni una battuta ad effetto, ad altri un’esagerazione. In realtà è un monito con solide radici nella strategia e nelle dottrine della Nato, di cui il ministro della Difesa italiano è sicuramente a conoscenza. Esistono delle linee rosse che, se superate da Vladimir Putin, porterebbero il mondo a un confronto diretto fra le due superpotenze militari del pianeta. Questo non significa che scoppierebbe un conflitto a base di missili nucleari, in particolare non necessariamente con uno scenario da fine del mondo con missili intercontinentali lanciati da Washington su Mosca e viceversa. Ma da guerra regionale, quale è stata nel primo anno, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia provocherebbe il coinvolgimento diretto di altri eserciti occidentali, facendone un conflitto globale in piena regola. Ecco quali sono i casi in cui l’avvertimento del ministro Crosetto potrebbe diventare realtà.

Un attacco russo per conquistare Kiev

Quali che siano gli obiettivi della possibile e pronosticata “offensiva di primavera” a cui penserebbero i generali di Putin, un nuovo attacco verso la capitale dell’Ucraina non si può escludere. Dopotutto, è esattamente quello che il capo del Cremlino aveva ordinato all’inizio della guerra, nel febbraio 2022, convinto di poter prendere Kiev in pochi giorni o al massimo in un paio di settimane. La sua aspettativa era che l’esercito ucraino si sarebbe sfaldato, Kiev sarebbe caduta, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe fuggito e a quel punto l’intera Ucraina si sarebbe arresa, diventando parte della Russia: una mossa da suffragare con un referendum fantoccio, come quello con cui la Russia ha annesso la penisola ucraina della Crimea nel 2014. Come è noto le cose sono andate diversamente e la colonna di carri armati lunga 60 chilometri inviata da Putin verso Kiev è rimasta bloccata fra imboscate, trappole e fango, fino a venire costretta nei mesi successivi a una imbarazzante ritirata. E’ possibile che il presidente russo sogni di cancellare quella umiliazione, riprovando a prendere Kiev con una strategia differente: con bombardamenti più intensi della capitale, facendone terra bruciata, prima di mandare avanti mezzi corazzati e fanteria, che è stata poi sempre la tipica strategia russa, dalla battaglia di Stalingrado alla guerra di Cecenia, dalla Siria a Mariupol, il porto ucraino sul mare di Azov conquistato dopo averlo praticamente raso al suolo. Ebbene, le parole di Crosetto rivelano che, se un piano del genere venisse messo in atto dal Cremlino e desse segni di poter riuscire, la Nato interverrebbe per fermarlo. In che modo? Con qualunque mezzo convenzionale: l’impiego dell’aviazione per creare “no fly zones”, zone aeree dove il nemico non può entrare (come fu fatto nella guerra nell’ex-Jugoslavia”, forniture di missili e batterie antimissile a più lunga gittata all’Ucraina, come ultimo rimedio l’invio di consiglieri militari e forze speciali sul campo di battaglia, anche se non in prima linea. Ciascuna di queste mosse comporterebbe una reazione russa contro le forze Nato, con una successiva escalation fino a un confronto diretto.

L’assassinio di Zelensky

Nei primi giorni della guerra, Putin provò a eliminare Volodymyr Zelensky: un’unità di forze speciali russe fu paracadutata su Kiev con il compito specifico di ucciderlo. Poiché il presidente ucraino non scappava, assassinarlo era dal punto di vista del Cremlino il passo che avrebbe messo in moto un risiko favorevole alla Russia, demoralizzando il governo, l’esercito e la popolazione ucraina, indebolendo la resistenza all’invasione e favorendo la vittoria di Mosca. Il presidente russo potrebbe riprovarci: in fondo l’assassinio degli avversari, in patria e all’estero, è da anni uno dei suoi strumenti politici preferiti. E non c’è sempre bisogno di inviare un commando di killer sul posto a compiere lo sporco lavoro: con le informazioni giuste, per esempio fornite da una spia o da un traditore, Zelensky potrebbe finire nel mirino di un missile o di una bomba. O magari essere avvelenato, un altro dei metodi dei servizi segreti russi. Ebbene, è verosimile che un’azione di questo tipo spingerebbe la Nato ad alzare il livello dello scontro, con un maggiore coinvolgimento diretto in difesa delle istituzioni ucraine, per evitare che la morte del proprio leader provochi un collasso politico, civile e militare.

L’uso di armi atomiche o chimiche

Da quando la guerra è cominciata ad andargli male, cioè da quasi subito, Putin e i suoi collaboratori fanno balenare la minaccia di usare armi non convenzionali, presentata come un’opzione prevista dalla dottrina russa quando viene minacciata la sicurezza nazionale. Nulla di quanto potrebbe accadere in Ucraina, nemmeno una eventuale riconquista della Crimea, sarebbe una reale minaccia alla sicurezza nazionale russa: perché il governo di Kiev non ha alcun progetto di attaccare la Russia, vuole soltanto riprendersi la terra che è sua. L’unica minaccia sarebbe al mantenimento del potere da parte di Putin e della sua cricca: perché nuove umilianti sconfitte potrebbero farlo traballare. E’ in quel caso che, di fronte a una disfatta del suo esercito, lo zar del Cremlino potrebbe ordinare di usare armi nucleari “tattiche”, cioè meno potenti di quelle balistiche, o armi chimiche, magari sostenendo con qualche scusa, nel caso di queste ultime, che è stata l’Ucraina a usarle per prima (benché l’Ucraina non ne possegga). Sia gli Stati Uniti per bocca del presidente Biden, sia la Nato per bocca del suo Segretario Generale, hanno chiaramente ammonito Putin a non farlo. Non hanno specificato quale sarebbe la reazione dell’Alleanza Atlantica, ma ex-alti gradi del Pentagono, come l’ex-generale ed ex-capo della Cia David Petraeus, citano una serie di opzioni: distruzione della flotta russa del mar Nero, attacchi cibernetici su larga scala, uso dell’aviazione. Pur senza mettere “boots on the ground”, stivali di propri soldati sul terreno, ci sono molte cose che la Nato potrebbe fare in reazione all’eventuale utilizzo di armi non convenzionali da parte russa, senza arrivare per forza ad usare a sua volta armi non convenzionali contro la Russia.

Caduta dell’Ucraina

In conclusione, il messaggio esplicitato dal ministro della Difesa Crosetto vuole riassumere un concetto molto chiaro: la Nato non permetterà alla Russia di conquistare l’Ucraina. Come e quando si concluderà la guerra, resta da vedersi: ma l’Alleanza Atlantica non assisterà senza intervenire alla marcia di carri armati russi nelle strade di Kiev. È possibile che Putin cerchi in futuro di presentare un diverso esito del conflitto come una vittoria di Mosca, che la guerra diventi un conflitto a bassa intensità attestato più o meno sulle posizioni attuali, con una parte del Donbass e delle regioni limitrofe lungo il mare di Azov in mano alla Russia. Ma il capo del Cremlino non potrà ottenere quello che voleva all’inizio, non potrà realizzare il suo obiettivo di un anno fa: assoggettare l’Ucraina, metterci un governo a lui fedele, farne di fatto una colonia di Mosca. Il messaggio di Crosetto è che l’Occidente intende aiutare l’Ucraina a rimanere democratica e indipendente, avviata a entrare nell’Unione Europea e di fatto associata alla Nato, come il suo governo e il suo popolo hanno manifestato di volere. E’ discutibile se, nel suo monito rivolto a Putin,  il nostro ministro della Difesa abbia fatto bene a esplicitare il termine “terza guerra mondiale”: Biden è stata finora più cauto, tenendo a mente il vecchio slogan di un suo predecessore, Theodore Roosevelt, “speak softly and carry a big stick” (parla senza alzare la voce e portati dietro un grosso bastone). Ma è probabile che il capo della Cia William Burns, ex-ambasciatore americano a Mosca e uno dei più esperti diplomatici americani, abbia trasmesso ai suoi interlocutori russi un monito analogo, anche se forse non con le stesse medesime parole, quando nel novembre scorso ha incontrato in Turchia Sergej Naryshkin, capo dello Svr, il servizio di spionaggio russo.