Gerusalemme, il nonno dell'attentatore fu il primo palestinese riconosciuto da Israele vittima del terrorismo
di Rossella Tercatin , di Rossella Tercatin(afp)
GERUSALEMME - La maledizione della violenza che avvelena le generazioni. Venerdì sera il ventunenne palestinese Khairi Alkam ha aperto il fuoco contro passanti e fedeli in uscita da una sinagoga a Neve Yaakov, a nord di Gerusalemme, uccidendo sette persone in uno degli attacchi più sanguinosi conosciuti da Israele negli ultimi anni. Un quarto di secolo fa, a cadere sotto i fendenti di un terrorista era stato suo nonno - il primo palestinese a essere riconosciuto da Israele come vittima del terrorismo.
A riportare la storia è il quotidiano Haaretz. Nel 1998 il muratore cinquantunenne Khairi Alkam (il nipote è stato chiamato con il suo nome) fu aggredito mentre si recava dalle preghiere alla Moschea di Al Aqsa nella Città Vecchia al suo posto di lavoro nella parte ovest di Gerusalemme. L'omicidio, realizzato a colpi di coltello, fu uno dei numerosi attacchi a palestinesi perpetrati in quel periodo in città. Le autorità attribuir…
GERUSALEMME - La maledizione della violenza che avvelena le generazioni. Venerdì sera il ventunenne palestinese Khairi Alkam ha aperto il fuoco contro passanti e fedeli in uscita da una sinagoga a Neve Yaakov, a nord di Gerusalemme, uccidendo sette persone in uno degli attacchi più sanguinosi conosciuti da Israele negli ultimi anni. Un quarto di secolo fa, a cadere sotto i fendenti di un terrorista era stato suo nonno - il primo palestinese a essere riconosciuto da Israele come vittima del terrorismo.
A riportare la storia è il quotidiano Haaretz. Nel 1998 il muratore cinquantunenne Khairi Alkam (il nipote è stato chiamato con il suo nome) fu aggredito mentre si recava dalle preghiere alla Moschea di Al Aqsa nella Città Vecchia al suo posto di lavoro nella parte ovest di Gerusalemme. L'omicidio, realizzato a colpi di coltello, fu uno dei numerosi attacchi a palestinesi perpetrati in quel periodo in città. Le autorità attribuirono agli attacchi un movente politico (sul corpo di una delle vittime fu ritrovata incisa una stella di Davide).
Secondo quanto riportato dai media israeliani, Alkam avrebbe deciso di agire dopo la morte di un altro giovane alcuni giorni fa, il diciassettenne Salah Mohammed Ali. Ali aveva partecipato alle proteste durante un'azione della polizia israeliana a Shuafat, nella zona est di Gerusalemme, dove le forze dell'ordine erano entrate per demolire l'abitazione di Udai Tamini, che in ottobre aveva ucciso una soldatessa diciannovenne, Noa Lazar. Secondo le ricostruzioni della polizia, Ali aveva puntato un'arma contro gli agenti, che si era però rivelata essere un giocattolo, Alkam e Ali erano imparentati. A lui Alkam ha dedicato l'ultimo post su Facebook prima di compiere il massacro.
Secondo il padre, il giovane non apparteneva a gruppi armati. "Non è né il primo né l'ultimo giovane ad essere martirizzato e quello che ha fatto è motivo di orgoglio", ha detto l'uomo alla Reuters.