Londra, il premier Sunak licenzia il presidente dei Tory Zahawi per uno scandalo fiscale
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Nuovo terremoto nei Tories: Rishi Sunak ha licenziato il presidente del partito conservatore Nadhim Zahawi, accusandolo di avere violato il codice etico ministeriale per il suo controverso rimborso di 5 milioni di sterline al fisco. Un pagamento avvenuto al termine di una trattativa con l’ufficio delle imposte, quando era risultato che Zahawi aveva pagato meno tasse del dovuto.
Lui si è difeso sostenendo che si è trattato soltanto di un errore “non deliberato”, dovuto soltanto a “disattenzione”. Ma la dinamica della vicenda ha sollevato forti dubbi sulla sua sincerità: possibile che avesse dimenticato l’esistenza dei profitti ricavati da un fondo off-shore? Per il fisco non ci sono ulteriori passi legali da prendere nei suoi confronti, dopo il saldo del debito, con sanzioni e interessi. Ma la polemica ha comunque costretto il primo ministro ad aprire un’inchiesta interna per stabilire se Zahawi aveva seguit…
LONDRA – Nuovo terremoto nei Tories: Rishi Sunak ha licenziato il presidente del partito conservatore Nadhim Zahawi, accusandolo di avere violato il codice etico ministeriale per il suo controverso rimborso di 5 milioni di sterline al fisco. Un pagamento avvenuto al termine di una trattativa con l’ufficio delle imposte, quando era risultato che Zahawi aveva pagato meno tasse del dovuto.
Lui si è difeso sostenendo che si è trattato soltanto di un errore “non deliberato”, dovuto soltanto a “disattenzione”. Ma la dinamica della vicenda ha sollevato forti dubbi sulla sua sincerità: possibile che avesse dimenticato l’esistenza dei profitti ricavati da un fondo off-shore? Per il fisco non ci sono ulteriori passi legali da prendere nei suoi confronti, dopo il saldo del debito, con sanzioni e interessi. Ma la polemica ha comunque costretto il primo ministro ad aprire un’inchiesta interna per stabilire se Zahawi aveva seguito il codice di comportamento previsto per i membri del governo sulla trasparenza dei suoi affari. E da questo punto di vista, apparentemente, la sua posizione è diventata indifendibile. Resta il dubbio se Sunak sapesse e quando abbia saputo che Zahawi aveva delle grane con le imposte.
Il 56enne uomo politico di origine irachena era comunque già da subito difficile da difendere dal punto di vista politico, dando l’impressione che un ricchissimo imprenditore (ha tra l’altro fondato e poi venduto con lauto guadagno YouGov, il più importante istituto di sondaggi britannico) abbia usato i propri incarichi ufficiali per eludere le tasse o come minimo per negoziare un accordo non troppo svantaggioso con il fisco. Se si pensa che Zahawi è stato più volte ministro con Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss prima di assumere l’incarico di presidente del partito con Sunak (è stato perfino, brevemente, ministro del Tesoro), e che si era addirittura candidato alla leadership dei Tories, dunque automaticamente alla posizione di primo ministro, nelle primarie indette dopo le dimissioni di Johnson, lo scandalo appare ancora più grave. Da giorni, in molti, anche all’interno dei Tories, chiedevano che si dimettesse di propria volontà. Poiché non lo ha fatto, alla fine il premier lo ha licenziato.
Fare pulizia allontanando un uomo troppo disattento o disinvolto, tuttavia, non mette fine all’imbarazzo per il partito di governo. Il caso Zahawi è l’ultimo di una ormai lunga serie di scandali di un tipo o dell’altro che affliggono i conservatori. Johnson si è dovuto dimettere per la partecipazione ai party illegali a Downing Street durante i lockdown per la pandemia. Lo stesso Sunak ha ricevuto accuse perché sua moglie, figlia di un miliardario indiano, approfittava di un controverso beneficio fiscale per pagare milioni di sterline in meno di tasse. Il premier in persona è stato multato nei giorni scorsi dopo che una fotografia lo ha ripreso nella sua automobile d’ordinanza senza l’obbligatoria cintura di sicurezza: un incidente minore, ma sempre nel segno di chi considera le regole come qualcosa da applicare soltanto agli altri.
Evidenziata da ben cinque premier che si sono alternati al potere dal 2010 a oggi, la crisi dei conservatori non accenna dunque a finire. Sunak doveva riportare “integrità” nel partito, ma non ci sta riuscendo e viene bersagliato di critiche per una leadership opaca. Il Labour del moderato Keir Starmer vola nei sondaggi, con i commentatori che gli pronosticano la vittoria nelle elezioni previste per l’anno prossimo. Fra i Tories c’è chi, come ultima chance, vorrebbe cambiare ancora una volta guida, ma con chi sostituire Sunak? Circola da mesi l’ipotesi di richiamare Johnson, specialista delle campagne elettorali con i suoi trucchi da illusionista: Boris probabilmente ci spera. Ma sembrerebbe l’ennesima mossa disperata di un partito che in tredici anni ha sbagliato quasi tutto e sembra giunto alla fine di un ciclo.