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Russia, con l’amico Medvedchuk ora Putin vuole lanciare il governo ucraino in esilio

Viktor Medvedchuck arrestato dall'intelligence ucraina ad aprile 

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L’oligarga punta a fare il controcanto a Zelensky, e poi a sostituirlo, con il “partito della pace”
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MOSCA - A vederlo in giacca e camicia, sotto la luce dei riflettori della tv Rt, quasi si fa fatica a riconoscere il prigioniero accasciato su una sedia, arruffato e inzaccherato, in manette e mimetica, esibito lo scorso aprile da Kiev come un trofeo davanti alle telecamere. Viktor Medvedchuk, "uomo numero uno di Putin a Kiev", è tornato sulla scena pubblica. E lo ha fatto dicendosi pronto a guidare "un'altra Ucraina", quella di un fantomatico "partito della pace", una sorta di governo in esilio che distrugga "l'ideologia di Zelensky".

L'ex capo dell'amministrazione presidenziale ucraina, poi leader del principale partito filo-russo, nonché "amico personale" di Vladimir Putin, era stato messo ai domiciliari nel 2021 per tradimento. Evaso dopo l'ingresso delle truppe russe in Ucraina il 24 febbraio e riacciuffato in aprile mentre tentava la fuga dai confini travestito da soldato, era stato infine conse…

MOSCA - A vederlo in giacca e camicia, sotto la luce dei riflettori della tv Rt, quasi si fa fatica a riconoscere il prigioniero accasciato su una sedia, arruffato e inzaccherato, in manette e mimetica, esibito lo scorso aprile da Kiev come un trofeo davanti alle telecamere. Viktor Medvedchuk, "uomo numero uno di Putin a Kiev", è tornato sulla scena pubblica. E lo ha fatto dicendosi pronto a guidare "un'altra Ucraina", quella di un fantomatico "partito della pace", una sorta di governo in esilio che distrugga "l'ideologia di Zelensky".

L'ex capo dell'amministrazione presidenziale ucraina, poi leader del principale partito filo-russo, nonché "amico personale" di Vladimir Putin, era stato messo ai domiciliari nel 2021 per tradimento. Evaso dopo l'ingresso delle truppe russe in Ucraina il 24 febbraio e riacciuffato in aprile mentre tentava la fuga dai confini travestito da soldato, era stato infine consegnato a Mosca lo scorso settembre in uno scambio di prigionieri. Lui insieme a 54 detenuti russi contro 215 ucraini, tra cui i comandanti di Azov che avevano guidato la resistenza dell'acciaieria di Mariupol. Uno scambio così impari da dare la misura di quanto il multimilionario 69enne contasse per l'amico Putin, per altro padrino di battesimo di sua figlia Daria.

Da allora l'oligarca ucraino da 620 milioni di dollari di patrimonio sembrava essere scivolato nell'oblio politico. Ma, a quattro mesi dal rilascio, è ricomparso a sorpresa, prima con un articolo sul quotidiano russo Izvestia, poi con un'intervista ai microfoni di Rt, ex Russia Today, megafono della propaganda russa nel mondo. Oltre a riecheggiare le ricorrenti argomentazioni di Putin, nel testo pubblicato su Izvestia, Medvedchuk sosteneva che esistessero due Paesi all'interno dell'Ucraina post-sovietica - "uno anti-Russia" e "un'Ucraina come un'altra Russia" - e che il "partito della guerra" promosso dall'Occidente e guidato dal presidente Volodymyr Zelensky avesse oppresso la popolazione filo-russa costringendo Mosca a lanciare l'offensiva. Concludeva infine con l'appello a istituire una sorta di centro della diaspora o governo in esilio: un esecutivo fantoccio a distanza che parlasse a nome del "partito della pace" ucraino espulso dal Paese da Zelensky.

"Un movimento politico di chi non si è arreso, di chi non ha rinunciato alle proprie convinzioni pur temendo la morte o il carcere, di chi non vuole che il suo Paese diventi teatro di uno scontro geopolitico", scriveva con enfasi.  Nell'intervista con Rt, il "compare di Putin", com'è chiamato, è tornato alla carica accreditandosi come leader di "un'altra Ucraina che non sia anti-russa". "Ho passato questi mesi a mettere insieme una squadra. Molte persone sono venute da Kiev. Molte sono fuori dall'Ucraina: in Russia, Europa, Turchia. Sono pronte a combattere e a dire la loro".

Non c'è dubbio che entrambi gli interventi siano stati concordati con il Cremlino. E a riprova del fatto che siano parte di una strategia, l'Istituto di Esperti per la Ricerca Sociale, vicino all'amministrazione presidenziale, ha tenuto una tavola rotonda intitolata "Un'altra Ucraina: chi si oppone al regime di Kiev all'interno del Paese?". Prendeva proprio spunto dall'articolo di Medvedchuk e vedeva la partecipazione di vari transfughi da Kiev. La tesi era che élite e società ucraine fossero divise e che esistesse un "partito della pace" che la Russia potrebbe sfruttare. Soltanto Volodymyr Skachko, editorialista di Ukraina.ru, ha osato asserire che gli ucraini "adesso sono anti-russi" perché l'offensiva ha risvegliato il "patriottismo naturale" in un "Paese sotto attacco". Tesi subito corretta: "Questa è l'unità mantenuta con le baionette, un'unità apparente", hanno ribattuto i colleghi.

Il piano è chiaro, come pure il suo mandante. Putin ha compreso che non riuscirà a occupare tutta l'Ucraina e offre un "compromesso": Kiev può continuare a esistere, a patto che sia uno Stato leale, "un'altra Russia", appunto. E che a guidarla sia il suo "compare" Medvedchuk. Ma, per Konstantin Skorkin, studioso del Donbass, "la determinazione con cui il Cremlino continua a puntare sul caso disperato di Medvedchuk è sbalorditiva". Per vari motivi. Primo, Medvedchuk, anche all'apice del suo successo come capo della Piattaforma per la Vita, non è mai stato un politico popolare in Ucraina. Secondo, per prevenire il suo ritorno, Kiev lo ha privato della cittadinanza e del mandato di deputato. Infine, non è amato neppure dai falchi russi: lo ritengono responsabile del fallito "blitzkrieg" perché per anni avrebbe passato a Mosca informazioni errate sulla disponibilità degli ucraini ad accogliere le forze russe e sono furiosi perché il suo rilascio è costato la consegna dei comandanti d'Azov. L'idea di un "governo fantoccio" peraltro è già fallita l'anno scorso quando il Cremlino sperava appunto in un'offensiva lampo e nella fuga di Zelensky. Il fatto che continui a scommetterci - come conclude Skorkin - dimostra che "è rimasta bloccata in un vicolo cieco politico".