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Il Papa verso l'Africa: da domani in Congo e poi in Sud Sudan, due Paesi martoriati dalle guerre civili

Un cartellone con il Papa a Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo (reuters)
Il pontefice inizia la trasferta annullata lo scorso luglio. Nella prima tappa rinuncerà alla visita a Kivu per paura di attentati, nella seconda spera di incidere sul processo di pace. Insieme a lui ci saranno anche l'arcivescovo di Canterbury e il moderatore della Chiesa scozzese
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All’Africa non ha voluto rinunciare, Francesco. Da un anno il Papa soffre di un problema al ginocchio che gli rende difficile camminare e lo costringe spesso alla sedia a rotelle. A luglio scorso ha annullato l’atteso viaggio in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, ingenerando un’ondata di delusione nei due Paesi. “Non verrà più”, dicevano. E invece Jorge Mario Bergoglio, 86 anni, domani parte per una trasferta di sei giorni, faticosa ma irrinunciabile: nell'Africa subsahariana si intrecciano tutte le linee portanti del suo pontificato. 

Si tratta di quelle “periferie”, geografiche ed esistenziali, che Jorge Mario Bergoglio ha messo al centro dell’attenzione. È la ventunesima volta che un Pontefice vola in Africa, a partire dal viaggio di Paolo VI in Uganda nel 1969, ma il Papa latino-americano, erede dei missionari gesuiti, ha una sintonia particolare con i Paesi del “global south&…

All’Africa non ha voluto rinunciare, Francesco. Da un anno il Papa soffre di un problema al ginocchio che gli rende difficile camminare e lo costringe spesso alla sedia a rotelle. A luglio scorso ha annullato l’atteso viaggio in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, ingenerando un’ondata di delusione nei due Paesi. “Non verrà più”, dicevano. E invece Jorge Mario Bergoglio, 86 anni, domani parte per una trasferta di sei giorni, faticosa ma irrinunciabile: nell'Africa subsahariana si intrecciano tutte le linee portanti del suo pontificato. 

Si tratta di quelle “periferie”, geografiche ed esistenziali, che Jorge Mario Bergoglio ha messo al centro dell’attenzione. È la ventunesima volta che un Pontefice vola in Africa, a partire dal viaggio di Paolo VI in Uganda nel 1969, ma il Papa latino-americano, erede dei missionari gesuiti, ha una sintonia particolare con i Paesi del “global south”. “C’è un inconscio collettivo per cui l’Africa è da sfruttare”, ha detto di recente alla rivista comboniana spagnola Mundo Negro: l’indipendenza di molte ex colonie è stata “a metà: gli danno l’indipendenza economica dal suolo in su, ma si tengono il sottosuolo per sfruttarlo”. Alle antiche potenze, oggi si è aggiunta la Cina. 

Il viaggio del Papa in Congo

Nell'ex Congo belga (da martedì a venerdì) e in Sud Sudan (da venerdì a domenica), Francesco tocca poi con mano due “pezzi” rilevanti di quella “guerra mondiale” che va denunciando da tempo. Conflitto postmoderno, nel Sud e soprattutto nel Nord-Est del primo Paese, con la moltiplicazione di gruppi armati privati, antica guerra etnica nel secondo Paese, in entrambi i casi scontri legati, in ultima analisi, allo sfruttamento delle ricche risorse del sottosuolo, rame, oro, cobalto, diamanti. Bergoglio ha rinunciato a una tappa inizialmente prevista a Goma, nel Nord Kivu, non lontano da dove fu ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio. “A me non farebbero nulla ma buttano una bomba nello stadio e uccidono un sacco di persone”, ha detto il Papa, che incontrerà in nunziatura, a Kinshasa, gli sfollati della guerra. 

E l'altra tappa in Sud Sudan

Quanto al Sud Sudan, su una popolazione di 12 milioni di persone, due guerre civili hanno fatto 400mila morti, due milioni e mezzo di rifugiati nei Paesi limitrofi e due milioni di sfollati interni. “Troppe armi sono arrivate e sono presenti nel Paese”, racconta a Repubblica Christian Carlassare, il più giovane vescovo italiano, missionario comboniano: gambizzato nel 2021, oggi guida comunque la diocesi di Rumbek e in questi giorni porta in pellegrinaggio a piedi un gruppo di ragazzi di etnie differenti a incontrare il Papa. Confida che Francesco contribuirà a “disarmare i cuori”. La comunità di Sant’Egidio, che conosce il Paese da ben prima dell’indipendenza, nel 2011, ha avviato un tavolo negoziale, la Rome initiative, che punta a coinvolgere i gruppi esclusi dai precedenti accordi, disinnescare la violenza e porre le basi per la costruzione di uno Stato inclusivo. Forte di queste presenze cattoliche nel Paese, il Papa spera di incidere sul processo di pace sulla scia del gesto clamoroso che fece nel 2019: aveva invitato in Vaticano gli alleati/nemici, protagonisti della guerra civile, Salva Kiir e Riek Machar, e a sorpresa si inginocchiò baciando loro i piedi e implorandoli di deporre le armi. 

Due compagni di viaggio speciali

Francesco non viaggia solo. Nei prossimi giorni, come già allora a Roma, con lui ci sono l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e il moderatore della Chiesa scozzese, Iain Greenshields. I tre leader cristiani vogliono dare testimonianza di unità ecumenica in un Paese dove i cristiani, confessione maggioritaria, si fanno la guerra. Un messaggio che, nelle intenzioni del Papa, dovrebbe propagarsi ben oltre i confini sudsudanesi. Se il nord del continente è a maggioranza musulmano, nell’Africa subsahariana il cristianesimo è passato dal 9% della popolazione nel 1900 al 57% odierno. Convivendo spesso in modi fantasiosi con le religioni tradizionali. Le Chiese protestanti, e le sette evangeliche, si diffondono, ma anche il cattolicesimo aumenta ogni anno, in Africa come in Asia, mentre si prosciuga in Europa e rimane stabile nelle Americhe. Il World Christian Database stima che nel 2050 i cattolici africani saranno il 32% della Chiesa cattolica. Sono il futuro, e Papa Francesco a loro non può rinunciare.